E la Francia va in piazza contro il progetto Macron per lavorare fino a 64 anni
dal nostro corrispondente Anais Ginori , dal nostro corrispondente Anais GinoriParigi - Nel braccio di ferro sulla riforma delle pensioni lanciata da Emmanuel Macron è il giorno della piazza. I sindacati hanno indetto una giornata di sciopero generale e sperano di portare fino a un milione di manifestanti nelle strade. L’adesione dei lavoratori nel settore dell’istruzione e dei mezzi pubblici potrebbe superare il 70 per cento secondo le due principali confederazioni, la radicale Cgt e la moderata Cfdt per una volta unite nella protesta. L’incubo che aleggia è la paralisi che ci fu nel 1995 quando l’allora premier Alain Juppé tentò di cambiare il sistema previdenziale. Il portavoce del governo Olivier Véran chiede ai francesi di «non trasformare la mobilitazione in un blocco del Paese». La vigilia è stata accompagnata dagli allarmi dei servizi di sicurezza che temono scontri e infiltrazioni nei cortei di gruppi violenti chiamati “ultragialli”, l’ala estremista dei gile…
Parigi - Nel braccio di ferro sulla riforma delle pensioni lanciata da Emmanuel Macron è il giorno della piazza. I sindacati hanno indetto una giornata di sciopero generale e sperano di portare fino a un milione di manifestanti nelle strade. L’adesione dei lavoratori nel settore dell’istruzione e dei mezzi pubblici potrebbe superare il 70 per cento secondo le due principali confederazioni, la radicale Cgt e la moderata Cfdt per una volta unite nella protesta. L’incubo che aleggia è la paralisi che ci fu nel 1995 quando l’allora premier Alain Juppé tentò di cambiare il sistema previdenziale. Il portavoce del governo Olivier Véran chiede ai francesi di «non trasformare la mobilitazione in un blocco del Paese». La vigilia è stata accompagnata dagli allarmi dei servizi di sicurezza che temono scontri e infiltrazioni nei cortei di gruppi violenti chiamati “ultragialli”, l’ala estremista dei gilets jaunes. Il ministro dell’Interno manderà più di 10mila agenti nelle strade, di cui 1.500 solo nella capitale, ma per paradosso anche i sindacati della polizia sfileranno per difendere il loro “regime speciale” di pensioni.
Macron ha definito «vitale» la riforma, già inserita nel programma per farsi eleggere nel 2017 ma poi accantonata tra movimento dei gilet gialli e pandemia. Il caposaldo è l’allungamento dell’età pensionabile fino a 64 anni nel 2030, con un aumento progressivo da subito di 3 mesi ogni anno. La Francia è uno dei pochi paesi in cui l’età pensionabile è ancora a 62 anni e durante l’ultima campagna presidenziale tanti leader proponevano addirittura di anticiparla a 60 anni. Altra stretta prevista dalla riforma, i 43 anni di contributi previsti dalla legge Touraine del 2014, necessari a partire dal 2035 per andare in pensione, saranno anticipati al 2027. Resta invece a 67 anni l’età alla quale si potrà andare in pensione senza decurtazioni per i contributi mancanti e a 62 quella per i lavoratori in situazione di invalidità o incapacità.
Per rendere più accettabile la cancellazione dei principali regimi speciali in settori strategici (come le utility pubbliche, l’ordine dei notai e gli impiegati della Banque de France) il governo ha optato per la cosiddetta “clausola del nonno”: la normativa si applicherà solo chi verrà assunto dal 1 settembre 2023.
«Garantire il futuro delle nostre pensioni» è l’obiettivo spiegato dalla prima ministra Elisabeth Borne. Secondo il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, la riforma porterà 17,7 miliardi nelle casse della previdenza entro il 2030. «Con uno Stato che ha 3mila miliardi di euro di debito pubblico - ha detto Le Maire - non si può avere solidarietà a credito». La riforma sbarcherà in parlamento il 6 febbraio e il governo punta a farla approvare con l’appoggio della destra moderata dei Républicains. In cambio la destra ha ottenuto uno “sconto” sui 65 anni di età pensionabile prevista da Macron, e un aumento della pensione minima fino a 1.200 euro.
Le opposizioni - dalla sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon all’estrema destra di Marine Le Pen - gareggiano nel proporsi come leader della protesta. Una maggioranza dei francesi osteggia il cambiamento: il 66 per cento è contrario alla proposta del governo secondo un sondaggio diffuso ieri da Elabe/Bfmtv, in aumento di sette punti rispetto a una settimana fa. L’opposizione riguarda quasi tutte le categorie socio-demografiche e professionali. Solo i pensionati e gli over 65 sono in maggioranza favorevoli. Una petizione contro la riforma è stata firmata da più di 500mila persone tra cui anche la scrittrice premio Nobel Annie Ernaux, il filosofo Alain Badiou, il regista Robert Guédiguian e l’economista Julia Cagé.
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