Meno idrogeno e asili nido rinviati. Così il governo cambia il Pnrr
di Rosaria Amato , Giuseppe Colombo , di Rosaria Amato, Giuseppe ColomboROMA - "È questo il momento giusto per passare all’idrogeno", scriveva il governo Draghi nel Pnrr. Non c’è momento più sbagliato di questo, invece, scriverà Matteo Salvini nella relazione in cui chiederà di cancellare il progetto per costruire nove stazioni di rifornimento per i treni a idrogeno. Il ministro delle Infrastrutture ha ben in mente dove travasare i 300 milioni dell’investimento: nella rete idrica che perde quasi la metà della sua portata d’acqua. Dalle infrastrutture pioneristiche al cerotto da applicare su quelle classiche; per questo dalla lista dei progetti scompariranno anche le 40 colonnine, sempre a idrogeno, che avrebbero dovuto rifornire i mezzi pesanti lungo la rete stradale.
ROMA - "È questo il momento giusto per passare all’idrogeno", scriveva il governo Draghi nel Pnrr. Non c’è momento più sbagliato di questo, invece, scriverà Matteo Salvini nella relazione in cui chiederà di cancellare il progetto per costruire nove stazioni di rifornimento per i treni a idrogeno. Il ministro delle Infrastrutture ha ben in mente dove travasare i 300 milioni dell’investimento: nella rete idrica che perde quasi la metà della sua portata d’acqua. Dalle infrastrutture pioneristiche al cerotto da applicare su quelle classiche; per questo dalla lista dei progetti scompariranno anche le 40 colonnine, sempre a idrogeno, che avrebbero dovuto rifornire i mezzi pesanti lungo la rete stradale.
Mentre il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha ancora risorse non utilizzate da destinare al bando Transizione 4.0, e non perché la misura non abbia suscitato interesse, perché anzi i progetti sono arrivati da 120 mila imprese, ben oltre le 117 mila previste dall’obiettivo. Solo che, trattandosi di Pmi, sono progetti di levatura economica inferiore rispetto agli standard del bando, che ora il governo conta di rivedere, adattandoli alle “misure” italiane. Inoltre al Mimit arriveranno, da Palazzo Chigi, i progetti legati allo spazio.
La rimodulazione di altri progetti, invece, guarda al taglio numerico degli obiettivi. Al ministero dell’Università e della Ricerca si ragiona sulla riduzione delle 22.500 borse di dottorato (7.500 all’anno per tre anni): la domanda è bassa, le università probabilmente non riusciranno ad assorbire un numero così elevato di dottorandi. Così come potrebbero essere ridotti i 60 mila posti letto per gli universitari legati al progetto dell’housing residenziale: qui il tema sono le risorse e i meccanismi di incentivo, non è scontata insomma la risposta del mercato.
E ci sono revisioni legate alle finalità e alle modalità di attuazione dei progetti: è il caso del subinvestimento sulla “capacity building”, della Funzione Pubblica: si sta cercando di puntarlo verso un maggiore rafforzamento della capacità amministrativa degli enti locali. Punta a un maggiore coinvolgimento dei territori e in particolare delle Regioni anche la rimodulazione dei parametri del Pnrr chiesta dal sottosegretario con delega all’Innovazione Tecnologica Alessio Butti.
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