Tfr, effetto inflazione: la rivalutazione sale al 9,97%. Liquidazioni più ricche per i lavoratori dipendenti
a cura della redazione EconomiaMILANO - Si irrobustisce ancora il Tfr dei lavoratori dipendenti. L'Istat ha comunicato ieri il coefficiente di rivalutazione a dicembre per le somme accantonate come trattamento di fine rapporto, la cosiddetta liquidazione. In conseguenza della forte accelerazione dell'inflazione, cui il dato è collegato, il coefficiente si è attestato a dicembre a quota 9,97%. Nel concreto significa che le somme trattenute dai datori di lavoro fino al 31 dicembre 2021, visto che il coefficiente si riferisce all'anno precedente, saranno rivalutate con questo valore, rafforzando di molto il valore dell'importo già versato.
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Chi paga il conto della rivalutazione
La maxi rivalutazione peserà soprattutto per le imprese con meno di 50 dipendenti, che non sono tenute a versare le somme accantonate al Fondo di tesoreria dell'Inps e che quindi dovranno pagare di tasca propria gli oneri rrelativi. Diverso il caso delle imprese c…
MILANO - Si irrobustisce ancora il Tfr dei lavoratori dipendenti. L'Istat ha comunicato ieri il coefficiente di rivalutazione a dicembre per le somme accantonate come trattamento di fine rapporto, la cosiddetta liquidazione. In conseguenza della forte accelerazione dell'inflazione, cui il dato è collegato, il coefficiente si è attestato a dicembre a quota 9,97%. Nel concreto significa che le somme trattenute dai datori di lavoro fino al 31 dicembre 2021, visto che il coefficiente si riferisce all'anno precedente, saranno rivalutate con questo valore, rafforzando di molto il valore dell'importo già versato.
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Chi paga il conto della rivalutazione
La maxi rivalutazione peserà soprattutto per le imprese con meno di 50 dipendenti, che non sono tenute a versare le somme accantonate al Fondo di tesoreria dell'Inps e che quindi dovranno pagare di tasca propria gli oneri rrelativi. Diverso il caso delle imprese con più di 50 dipendenti, che versano le somme all'istituto di previdenza, che si fa carico quindi anche degli oneri di rivalutazione, lasciando in capo all'azienda solo gli oneri amministrativi. Diverso ancora il caso in cui le somme siano state trasferita a fondi di previdenza complementare: in questo caso all'azienda non spetterebbe alcun onere economico o amministrativo.
L'onere per i dipendenti
L'altro lato della medaglia di quella che appare un'ottima notizia per i lavoratori, cioè la ricca rivalutazione di quanto messo da parte dal datore di lavoro come futura liquidazione, è rappresentato dall'onere fiscale. Ai dipendenti spetta il versamento di un'imposta sostitutiva al 17% sulle somme rivalutate (in acconto a dicembre e a saldo sulla busta paga di febbraio). Un prelievo destinato quindi ad assottigliare l'aumento scattato con la rivalutazione.