La Ue sfida Usa e Cina con un "fondo verde"
dalla nostra inviata Tonia Mastrobuoni , dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniDAVOS - La sfida industriale tra Europa e Stati Uniti tiene banco a Davos. Tra gli interventi previsti nella riunione tra i grandi della terra organizzata dal World Economic Forum tra le Alpi Svizzere, il più atteso ieri era quello della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.
Dopo aver confermato il sostegno dell’Europa a Kiev «finché servirà», l’ex ministra tedesca ha parlato della risposta all’Inflation Reduction Act, il protezionistico piano di Joe Biden da 369 miliardi di dollari che sta causando enorme irritazione nella Ue. Von der Leyen ha promesso un «Piano industriale “Green deal” per rendere l’Europa la patria della tecnologia pulita e dell’innovazione industriale sulla strada dell’azzeramento delle emissioni». Che potrà essere finanziato con un fondo sovrano europeo, e nell’immediato con un allentamento delle regole sugli aiuti di Stato, che però …
DAVOS - La sfida industriale tra Europa e Stati Uniti tiene banco a Davos. Tra gli interventi previsti nella riunione tra i grandi della terra organizzata dal World Economic Forum tra le Alpi Svizzere, il più atteso ieri era quello della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.
Dopo aver confermato il sostegno dell’Europa a Kiev «finché servirà», l’ex ministra tedesca ha parlato della risposta all’Inflation Reduction Act, il protezionistico piano di Joe Biden da 369 miliardi di dollari che sta causando enorme irritazione nella Ue. Von der Leyen ha promesso un «Piano industriale “Green deal” per rendere l’Europa la patria della tecnologia pulita e dell’innovazione industriale sulla strada dell’azzeramento delle emissioni». Che potrà essere finanziato con un fondo sovrano europeo, e nell’immediato con un allentamento delle regole sugli aiuti di Stato, che però ha già sollevato la prima levata di scudi.
La proposta della numero uno dell’esecutivo Ue ricalca molto da vicino quella rimbalzata nei giorni scorsi da Berlino. Anche il cancelliere Olaf Scholz ha chiesto una revisione degli aiuti di Stato. E Von der Leyen l’accoglie: «Bisogna temporaneamente adattare le nostre regole per accelerare e semplificare». Bruxelles punta anche ad «aiuti mirati» in alcuni settori «puliti» per «controbilanciare i rischi di delocalizzazione che giungono da sussidi stranieri». Il riferimento agli sgravi fiscali americani, qui, è esplicito. Ma la strategia guarda anche alla Cina: bisogna usare «tutti i mezzi a disposizione per limitare le sue pratiche sleali».
La stessa presidente della Commissione Ue ha ammesso che «solo pochi Paesi membri» potranno permettersi di derogare agli aiuti di Stato per investire miliardi sull’industria green. E dunque Bruxelles propone per tutti gli altri un fondo sovrano ritagliato dal Bilancio europeo. Ma da Bruxelles, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha mandato un avvertimento: «Attenzione a non fare autogol». Quanto agli Stati Uniti, ieri mattina il Segretario al Lavoro Marty Walsh ha preferito glissare sulle tensioni Usa-Europa. Oggi arriva qualcuno che può rispondere più direttamente: la segretaria al Commercio Katherine Tai.
Ieri si è fatto sentire anche il grande convitato di pietra di Davos: la Russia. «È una vergogna che il Forum stia discutendo della consegna di carri armati in Ucraina», ha tuonato il vicepresidente Dmitry Medvedev da Mosca. In risposta, il presidente polacco Andrzej Duda ha ricordato che la pressione resta alta sul cancelliere Olaf Scholz – atteso oggi al Forum – perché ceda sui blindati Leopard per Kiev. La guerra russa e il sostegno a Zelensky sono stati tra i temi dominanti ieri a Davos, anche grazie all’arrivo della ‘first lady’ Olena Zelenska. Che ha fatto appello all’unità internazionale: «Non possiamo permettere un’altra Chernobyl, un’altra tragedia nucleare. Non tutti voi state utilizzando il vostro potere di influenza, o lo utilizzate in un modo che divide ancora di più».