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Pensioni, parte il cantiere per la riforma. Spesa per assistenza raddoppiata in 15 anni

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Oggi il primo incontro della ministra del Lavoro con imprese e sindacati. Cgil, Cisl e Uil: "Separare assistenza e previdenza". Brambilla (Itinerari Previdenziali): "Senza assistenza, spesa italiana per le pensioni in media Ue"
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ROMA - Si riapre il cantiere delle pensioni. Questa mattina la ministra del Lavoro Marina Calderone incontra i sindacati e le imprese per fissare temi e calendario. "Il tavolo andrà avanti spedito e la prima bozza di riforma potrebbe vedere la luce entro 5-6 mesi", promette la ministra. Una riforma, nelle intenzioni del governo Meloni, flessibile e sostenibile per i conti che chiuda con la stagione di quote e deroghe annuali. E che sia in vigore dal primo gennaio 2024, per archiviare la legge Fornero.

Le richieste dei sindacati

Lo scetticismo è però alto tra i sindacati, scottati dal pacchetto previdenziale inserito in manovra. "Il governo deve farci capire se intende muoversi in discontinuità con quelle scelte sbagliate: da Opzione Donna di fatto cancellata al taglio da 17 miliardi in tre anni della rivalutazione degli assegni", dice Christian Ferrari, segretario confederale Cgil.

Cgil, Cisl e Uil ripartono dalla piattaforma comune d…

ROMA - Si riapre il cantiere delle pensioni. Questa mattina la ministra del Lavoro Marina Calderone incontra i sindacati e le imprese per fissare temi e calendario. "Il tavolo andrà avanti spedito e la prima bozza di riforma potrebbe vedere la luce entro 5-6 mesi", promette la ministra. Una riforma, nelle intenzioni del governo Meloni, flessibile e sostenibile per i conti che chiuda con la stagione di quote e deroghe annuali. E che sia in vigore dal primo gennaio 2024, per archiviare la legge Fornero.

Le richieste dei sindacati

Lo scetticismo è però alto tra i sindacati, scottati dal pacchetto previdenziale inserito in manovra. "Il governo deve farci capire se intende muoversi in discontinuità con quelle scelte sbagliate: da Opzione Donna di fatto cancellata al taglio da 17 miliardi in tre anni della rivalutazione degli assegni", dice Christian Ferrari, segretario confederale Cgil.

Cgil, Cisl e Uil ripartono dalla piattaforma comune di proposte: uscita a 62 anni senza penalità o 41 di contributi, pensione di garanzia per i giovani, tutela per donne e mansioni gravose. E soprattutto dalla richiesta di separazione contabile tra previdenza e assistenza, tra spesa per le pensioni maturate a fronte di contributi versati e spesa di pura assistenza sociale. La ministra Calderone non è contraria: "È importante fare chiarezza e capire i pesi delle due gestioni. Sarebbe utile anche pensare alla ricostituzione del Nucleo di verifica della spesa previdenziale", lo storico gruppo ministeriale.

Separare assistenza e previdenza

I numeri presentati ieri del Decimo Rapporto di Itinerari Previdenziali possono aiutare. La spesa per pensioni che l'Italia comunica all'Europa è pari a 311 miliardi, il 17,5% del Pil (dato 2021, ultimo disponibile). Siamo tra i primi posti in Ue e non certo per virtuosità. "Ma se scorporiamo la spesa assistenziale, non coperta dai contributi versati, arriviamo a 238 miliardi, il 13,4% del Pil", spiega Alberto Brambilla, presidente di Itinerari. "Se poi togliamo anche un altro pezzo di spesa coperta dallo Stato, parzialmente come per le pensioni integrate al minimo e totalmente come per gli assegni sociali, ecco che scendiamo di altri 23 miliardi al 12,11% in piena media Ue".

Se il quadro è questo - ragionano i sindacati - "in Francia si scende in piazza contro una riforma che alza l'età d'uscita da 62 a 64 anni, quando noi andiamo verso i 70 anni e con i conti migliori di quanto ci viene attribuito eppure l'Europa ci bacchetta". Lo diranno alla ministra oggi.

Troppi pensionati assistiti

D'altro canto però il rapporto di Brambilla dimostra pure che qualcosa non va nella spesa per l'assistenza che ricomprende, oltre alle pensioni assistenziali, una miriade di altri sostegni (come Reddito e pensione di cittadinanza). Questa spesa vale 144 miliardi, raddoppiata dal 2008: corre tre volte quella delle pensioni. Mentre in parallelo raddoppiano anche le famiglie in povertà assoluta (da un milione a due).

"Possibile mai che quasi la metà dei pensionati - 7 su 16 milioni, dice Brambilla - siano in tutto o in parte assistiti dallo Stato e non siano riusciti a versare, in 67 anni di vita, neanche 15-17 anni di contributi? Questi dati non rispecchiano le reali condizioni del Paese". Nero, sommerso, aiuti a chi non ne ha bisogno. Anche questo c'è sul tavolo.