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All’ombra di Usa e Cina, l’Europa già litiga sul nuovo fondo “verde”

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha proposto un fondo sovrano Ue per sostenere l'industria verde 
La Germania e gli altri Paesi rigoristi, contrari a creare nuovo debito comune, vorrebbero rispondere ai sussidi americani con un allentamento delle norme sugli aiuti di Stato. Ma l'Italia si oppone. Così l'Unione rischia di restare schiacciata nella grande sfida industriale e hi-tech tra le superpotenze
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DAVOS - «Questa settimana, ascoltando i politici, sono rimasta un po’ sorpresa. Ho l’impressione che nessuno abbia idea di dove stiamo andando o di quali possano essere le soluzioni». Il bilancio più disarmante dopo cinque giorni di Forum economico mondiale è quello di Tanja Fajon, premier slovena. Ma a riemergere frastornati dalla cacofonia dell’edizione 2023 di Davos sono in tanti. La matassa delle “policrisi” che assillano il mondo, come le ha chiamate il fondatore, Klaus Schwab, sembra indistricabile.

L’Europa, ad esempio, è già spaccata su una delle principali novità emerse dalla kermesse sulle Alpi, sul fondo sovrano europeo per le tecnologie verdi e sull’allentamento delle regole sugli aiuti di Stato proposti dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Ascoltando ieri il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire, che ha elogiato l’idea - nata anche per ris…

DAVOS - «Questa settimana, ascoltando i politici, sono rimasta un po’ sorpresa. Ho l’impressione che nessuno abbia idea di dove stiamo andando o di quali possano essere le soluzioni». Il bilancio più disarmante dopo cinque giorni di Forum economico mondiale è quello di Tanja Fajon, premier slovena. Ma a riemergere frastornati dalla cacofonia dell’edizione 2023 di Davos sono in tanti. La matassa delle “policrisi” che assillano il mondo, come le ha chiamate il fondatore, Klaus Schwab, sembra indistricabile.

L’Europa, ad esempio, è già spaccata su una delle principali novità emerse dalla kermesse sulle Alpi, sul fondo sovrano europeo per le tecnologie verdi e sull’allentamento delle regole sugli aiuti di Stato proposti dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Ascoltando ieri il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire, che ha elogiato l’idea - nata anche per rispondere all’americano e controverso “Inflation reduction act” - l’impressione era che da Parigi stesse arrivando un sostegno a una sorta di “Recovery 2”, un piano finanziato a debito. Un’ipotesi che piace all’Italia. E invece La Maire appoggia piuttosto la filosofia tedesca, incarnata nella proposta Von der Leyen, secondo un’indiscrezione raccolta dall’Ansa.

La ricetta tedesca

Olaf Scholz pensa infatti a un fondo che prima riassorba tutte le risorse non spese del vecchio Recovery o del Repower Eu, e solo in ultimissima istanza ricorra a nuovo debito europeo. Nel frattempo - altro tema che spacca la Ue - la Germania e Von der Leyen spingono invece per allentare le regole sugli aiuti di Stato. È sufficiente ricordare i numeri del 2022 per capire chi approfitterebbe di questa novità: quasi il 50% degli aiuti pubblici autorizzati da Bruxelles sono stati tedeschi, circa un quarto francesi, il 7% italiani. Ma sempre a Davos, Berlino ha trovato un secondo grande fan della versione “rigorista” del piano: il premier olandese Mark Rutte ha appoggiato le modifiche alle regole sugli aiuti di Stato e ha detto che «ogni Paese deve trovare nel proprio bilancio i margini» per aiutare la propria economia. Non facile, se hai un debito che supera il 145% del Pil come l’Italia.

Rispondere agli Stati Uniti

Un altro tema che ha dominato i conciliaboli dei politici e investitori di Davos è stato quello dell’”Inflation reduction act”, il maxi piano di sussidi verdi americani che suscita grandi preoccupazioni perché potrebbe attirare oltreoceano molte aziende europee. A Davos la delegazione americana è stata sguinzagliata tra i politici europei per rassicurarli sul fatto che il piano voluto da Joe Biden non avesse tenuto conto delle implicazioni devastanti per l’Europa. Un peccato d’ingenuità, insomma. Ma a spazzare via questa favoletta è stato un durissimo vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis. «Apprezziamo gli obiettivi - ha detto - ma l’Ira è fatto in modo discriminatorio. Non penso in alcun modo che ci sia stata un’omissione. Biden, del resto, ha detto ’Buy American’».

Crescita e rialzo dei tassi

Un altro interrogativo che tradizionalmente impegna le discussioni al Forum è quello delle previsioni economiche. Sarà un anno difficile per lo spettro della stagflazione, ma ieri la direttrice del Fmi, Kristalina Georgieva ha infuso un po’ di ottimismo: «Sarà meglio di quanto si temesse». Parole che echeggiano quelle di Christine Lagarde, presidente della Bce, che nei giorni scorsi ha allontanato l’ipotesi recessione. Ma ha anche spaventato i mercati, assumendo una postura da falco e promettendo robusti rialzi dei tassi nei prossimi mesi.

Un altro grande punto interrogativo riguarda la Cina. Una delegazione di Pechino capitanata dal vicepremier Liu He è planata sulle Alpi per ricominciare ad attirare gli investitori occidentali dopo due anni di “Grande freddo”. Ma la fine della politica “zero Covid”, come ha sottolineato il numero uno di Siemens Joe Kaesar, è ancora un’incognita, in termini di possibili contagi. Intanto, l’incontro tra Liu e la segretaria al Tesoro americano Yellen ha segnato una timida svolta positiva nei rapporti tra Washington e Pechino.