News pagate agli editori, Big Tech si divide: Google vuole trattare, Meta pronta a resistere
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - È interlocutoria, la risposta delle grandi piattaforme digitali americane all'annuncio dell'AgCom sull'equo compenso a favore degli editori e giornalisti, ma non di chiusura. Google ricorda che "dal 2021 abbiamo già firmato accordi di licenza con oltre 1.000 pubblicazioni in undici paesi europei, compresi Germania, Francia e Spagna", e quindi in teoria non esclude di fare altrettanto in Italia. Meta, già Facebook, afferma invece il sostegno alla direttiva europea sul copyright, ma aspetta di vedere il testo definitivo del nuovo regolamento prima di decidere e comunicare la sua linea, che perciò potrebbe ancora andare dalla piena collaborazione al ricorso legale.
La reazione di Google
La compagnia di Mountain View sottolinea di aver già indicato la sua posizione generale sul tema dell'equo compenso: "Collaboriamo con i governi e gli editori di notizie di tutta l'Unione Europea, via via che i diversi paes…
NEW YORK - È interlocutoria, la risposta delle grandi piattaforme digitali americane all'annuncio dell'AgCom sull'equo compenso a favore degli editori e giornalisti, ma non di chiusura. Google ricorda che "dal 2021 abbiamo già firmato accordi di licenza con oltre 1.000 pubblicazioni in undici paesi europei, compresi Germania, Francia e Spagna", e quindi in teoria non esclude di fare altrettanto in Italia. Meta, già Facebook, afferma invece il sostegno alla direttiva europea sul copyright, ma aspetta di vedere il testo definitivo del nuovo regolamento prima di decidere e comunicare la sua linea, che perciò potrebbe ancora andare dalla piena collaborazione al ricorso legale.
La reazione di Google
La compagnia di Mountain View sottolinea di aver già indicato la sua posizione generale sul tema dell'equo compenso: "Collaboriamo con i governi e gli editori di notizie di tutta l'Unione Europea, via via che i diversi paesi recepiscono la Direttiva nella loro legislazione nazionale". Quindi, scendendo più nel concreto, aggiunge: "Abbiamo avviato conversazioni con gli editori per stipulare accordi sull'utilizzo dei contenuti protetti e dal 2021 abbiamo già firmato accordi di licenza con oltre 1.000 pubblicazioni in undici paesi europei, compresi Germania, Francia e Spagna. Abbiamo lavorato attivamente con AgCom, i titolari dei diritti e altri soggetti chiave del settore, per chiarire come funziona la Ricerca Google e proporre un sistema retributivo equo. Abbiamo inoltre presentato ad AgCom i vantaggi e i risultati del programma Extended News Preview, e come questa soluzione si sia rivelata una risposta di successo alla Direttiva europea sul diritto d'autore in diversi paesi in Europa". Google quindi spiega: "Il nostro approccio alla Direttiva Europea sul diritto d'autore è coerente con il nostro impegno di lunga data nei confronti dell'industria dell'informazione, come uno dei maggiori sostenitori finanziari del giornalismo a livello mondiale. Speriamo quindi di poter portare avanti il programma Extended News Preview anche in Italia, confidando in una normativa equa ed equilibrata, come fatto in molti altri Paesi d'Europa".
La reazione di Meta
Non si tratta ancora di una reazione specifica all'annuncio fatto ieri dall'AgCom, che va ancora studiato nei dettagli operativi e legali, prima di determinare una linea precisa di comportamento. Però non è neanche una chiusura, o il preannuncio di possibili ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Di certo la mossa di AgCom promette di avere un impatto a livello europeo, e quindi è in questo quadro continentale che la compagnia di Mountain View intende agire, citando come esempio proprio quello che ha già fatto in altri paesi.
La reazione di Meta, ex Facebook, è più stringata: "Esamineremo il regolamento - dice un portavoce - e confermiamo il nostro sostegno agli obiettivi della direttiva europea sul copyright". Questa prudenza è legata al fatto che il comunicato pubblicato ieri da AgCom non è ancora il testo operativo e definitivo da applicare, e quindi Menlo Park aspetta di vederlo prima di dare la sua risposta finale. Ciò non esclude la possibilità di ricorsi legali, ma neanche chiude a quella di trovare intese per applicare le nuove norme sull'equo compenso, seguendo le linea del regolamento quando diventerà ufficiale.