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Meloni cerca il rilancio all'estero, prima tappa con il gas algerino

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni 

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La premier in arrivo nel Paese nordafricano, dove parlerà di gas e idrogeno. Ma nei prossimi venti giorni andrà anche in Svezia e vedrà il cancelliere Scholz a Berlino, cercando appoggio sui migranti. Un tentativo di ridare impulso ai dossier chiave del governo, che appare già in affanno
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Almeno quattro missioni in venti giorni. Algeri, poi Stoccolma, Berlino e Bruxelles. In attesa di volare per Tripoli e Kiev, dove la situazione sul terreno è delicata e l’intelligence ha consigliato di comunicare la missione soltanto a ridosso della partenza. Da quando è premier, Giorgia Meloni non è ancora stata ospite di una Cancelleria di prima fascia. Nell’ultimo mese e mezzo non si è praticamente mossa da Roma. Ora, però, la premier prova a invertire la tendenza. Iniziando domani pomeriggio in Algeria un mini tour internazionale. Sarà in Svezia il 3 febbraio, probabilmente associando la visita in terra scandinava a una tappa in Germania, per un bilaterale con Olaf Scholz. Quindi parteciperà al Consiglio straordinario di Bruxelles il 9 e 10 febbraio. Passa anche da questo sforzo oltreconfine il tentativo di rilancio di un governo già in affanno su alcuni dossier chiave. A partire dai migranti.

Gas e idrogeno

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Almeno quattro missioni in venti giorni. Algeri, poi Stoccolma, Berlino e Bruxelles. In attesa di volare per Tripoli e Kiev, dove la situazione sul terreno è delicata e l’intelligence ha consigliato di comunicare la missione soltanto a ridosso della partenza. Da quando è premier, Giorgia Meloni non è ancora stata ospite di una Cancelleria di prima fascia. Nell’ultimo mese e mezzo non si è praticamente mossa da Roma. Ora, però, la premier prova a invertire la tendenza. Iniziando domani pomeriggio in Algeria un mini tour internazionale. Sarà in Svezia il 3 febbraio, probabilmente associando la visita in terra scandinava a una tappa in Germania, per un bilaterale con Olaf Scholz. Quindi parteciperà al Consiglio straordinario di Bruxelles il 9 e 10 febbraio. Passa anche da questo sforzo oltreconfine il tentativo di rilancio di un governo già in affanno su alcuni dossier chiave. A partire dai migranti.

Gas e idrogeno

Ad Algeri Meloni completerà un percorso avviato dal suo predecessore: in pochi mesi Mario Draghi visitò due volte il Paese nordafricano. La ragione è semplice, oltreché obbligata: per liberarsi dal ricatto del gas russo, l’Italia ha differenziato le fonti di approvvigionamento. Dal primo semestre del 2022 gli algerini sono i primi fornitori di gas naturale per Roma. Le importazioni italiane ammontano a 5,57 miliardi di dollari, costituite quasi essenzialmente dal metano. Una nuova e significativa “dipendenza”, anche se meno impegnativa di quella che la legava in passato a Mosca. Sarà dunque quello del gas il capitolo più pesante affrontato assieme al Presidente della Repubblica Tebboune e al primo ministro algerino Aimen Benabderrahmane. La base di partenza è il memorandum d’intesa siglato da Sonatrach ed Eni per l’aumento delle esportazioni di gas verso l’Italia. Eni, che nella due giorni algerina sarà rappresentata dall’amministratore delegato Claudio Descalzi, punta in futuro ai diritti per un giacimento a ridosso del confine tunisino. Nell’immediato lavora per raddoppiare fino a 30 miliardi di metri cubi ogni anno la portata della pipeline che porta il metano a Mazara del Vallo. Senza escludere un raddoppio del condotto, con un approdo in Sardegna.

Ma il dossier economico è parte di un disegno politico complessivo, quello che Meloni ha battezzato “Piano Mattei” per l’Africa. Per rendere più chiaro il messaggio, visiterà ad Algeri il Giardino intitolato al fondatore dell’Eni. L’ambizione è sfruttare il posizionamento geografico della penisola per proporsi come ponte energetico tra l’Africa e l’Europa. Un hub per il gas, ma anche per l’idrogeno verde. Le ricadute sono tutte politiche. Far dipendere alcune forniture dei Paesi dell’Unione dal transito di energia sul territorio italiano, infatti, serve nei piani del governo anche a reclamare nuove regole comuni sui migranti, che soltanto Bruxelles può concedere. È un orizzonte a cui lavora anche Antonio Tajani, da ieri sera al Cairo.

Stoccolma e Berlino

Tra dieci giorni la premier raggiungerà Stoccolma. Un omaggio alla Presidenza di turno svedese dell’Unione, ma soprattutto la ricerca di un compromesso – a cui lavora da tempo il ministro Raffaele Fitto - in vista del Consiglio europeo di febbraio. In quella sede Roma spera di ottenere maggiori risorse europee da destinare al Nord Africa per frenare le partenze dei migranti, sul modello del confine orientale gestito dai turchi. E di strappare un meccanismo (sia pure volontario) per distribuire tra i Paesi membri i richiedenti asilo.

Sono risultati che servirebbero parecchio ad evitare il rischio di una palude. E che però difficilmente saranno strappati nell’agone di Bruxelles, anche a causa delle ripetute tensioni con Emmanuel Macron. Per riequilibrare la partita, Meloni ha sentito di recente al telefono il Presidente francese e volerà a Berlino – probabilmente tra il 2 e il 4 febbraio – per trattare con Olaf Scholz. Con l’Eliseo di traverso, infatti, serve la Germania anche solo per avviare un ragionamento concreto.

Questione di immagine

E poi, visitare la capitale tedesca serve anche in termini di immagine. Nei primi cento giorni di governo la premier ha partecipato alla Cop27 e al G20 di Bali, ma arranca proprio nelle relazioni continentali. Nessuna missione a Parigi, Berlino, Londra, Madrid e soltanto un paio di vertici con format specifici (il summit sui Balcani occidentali a Tirana, l’Euromed poi disertato ad Alicante). Nel frattempo, ha anche diradato molto gli incontri strutturati con la stampa. Dal 23 novembre ad oggi – dunque negli ultimi sessanta giorni – ha concesso soltanto una conferenza stampa: quella, inevitabile, di fine anno.