Ella Loprete, dalla consulenza al mondo del vino: "Il cambiamento arriva dalle piccole e medie imprese"
di Patrizia Capua , di Patrizia CapuaLa politica è stata una passione, la vigna è il luogo in cui concentra energie e idee nel segno della modernità. Archiviati gli studi di Giurisprudenza alla Sorbona di Parigi, scelti per indecisione, virando sulla laurea in Scienze della comunicazione politica alla Sapienza di Roma, Ella Loprete è approdata al mondo del vino. Dal 2019 è direttore marketing e accoglienza di Tenute Capaldo e membro del comitato esecutivo del gruppo vitivinicolo campano che comprende le cantine Feudi di San Gregorio in Irpinia, Campo alle Comete a Bolgheri, Basilisco sul Vulture, per valorizzare le uve in purezza. Segue anche le diverse attività del ristorante gourmet Marennà di Sorbo Serpico, in località Cerza Grossa, sede storica dell’azienda nella valle del Sabato, a dieci chilometri da Avellino.
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Responsabile dei progetti speciali del gruppo, da maggio 2021 l’imprenditrice ha promosso la trasfo…
La politica è stata una passione, la vigna è il luogo in cui concentra energie e idee nel segno della modernità. Archiviati gli studi di Giurisprudenza alla Sorbona di Parigi, scelti per indecisione, virando sulla laurea in Scienze della comunicazione politica alla Sapienza di Roma, Ella Loprete è approdata al mondo del vino. Dal 2019 è direttore marketing e accoglienza di Tenute Capaldo e membro del comitato esecutivo del gruppo vitivinicolo campano che comprende le cantine Feudi di San Gregorio in Irpinia, Campo alle Comete a Bolgheri, Basilisco sul Vulture, per valorizzare le uve in purezza. Segue anche le diverse attività del ristorante gourmet Marennà di Sorbo Serpico, in località Cerza Grossa, sede storica dell’azienda nella valle del Sabato, a dieci chilometri da Avellino.
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Responsabile dei progetti speciali del gruppo, da maggio 2021 l’imprenditrice ha promosso la trasformazione di Feudi di San Gregorio in società benefit, per confermare l’impegno verso l’Irpinia e verso un modello di business sostenibile, poi è seguita la certificazione B Corp. Da Roma dov’è nata nel 1979, dopo il liceo all’esclusivo istituto francese Chateaubriand, a Parigi passando per Londra, fino ai monti irpini. Fatale per Ella Loprete è stato l’incontro all’ombra della Tour Eiffel con Antonio Capaldo, un’unione che ormai data vent’anni, il matrimonio, la nascita di due bambini, Gregorio di 8 anni e Guglielmo di 6. Lui si è laureato in Economia a Roma e ha perfezionato la sua formazione con un Phd alla London school economic per un paio d’anni. Viene da una famiglia patriarcale di solida tradizione e interessi culturali, fondatrice nel 1986 con suo padre Pellegrino Capaldo dell’azienda vitivinicola in cui dal 2009 sono stati realizzati investimenti per oltre 70 milioni di euro. Oggi ha un fatturato di 30 milioni di euro e impiega 250 persone.
Ella Loprete, di madre francese, Danielle, “viaggiatrice, parla sette lingue”, e papà napoletano, Adolfo, consulente finanziario, “scomparso più di venti anni fa, persona curiosa che mi ha passato l’amore per il viaggio e per la voglia di conoscere che porto sempre con me”, era andata in Francia a studiare Legge. “I miei mi spronavano a vedere il mondo di fuori, a stare da sola, a vedere come gestire la mia vita. Hanno avuto ragione”.
Dal lavoro precedente ha portato con sé l’esperienza e il sapere del confronto. “Sono una ragazza di città. Dopo la laurea ho iniziato in un’agenzia di relazioni istituzionali ‘Fb associati’, di Fabio Bistoncini, un uomo brillante che si occupa di advocacy e lobbying. Ha scritto il libro ‘Vent’anni da sporco lobbista’. È stato importante perché eravamo quasi solo donne in un settore maschile, quello della consulenza in politica. Lui aveva uno spirito innovativo, ha sempre visto nelle donne la giusta dose di diplomazia che nella vita serve per gestire al meglio l’istituzione”. Deve la sua formazione anche a Pier Luigi Dal Pino, direttore dei rapporti istituzionali di Microsoft. “Era un cliente dell’agenzia, per me è stato fonte di crescita professionale. Facendo consulenza nel mondo della politica mi sono resa conto che è dalle piccole e medie imprese che viene il cambiamento, perché lavorano con il territorio e sul territorio”.
Intanto cresceva l’impresa di famiglia e suo marito Antonio, qualche anno fa le ha chiesto di fare il salto dalla consulenza all’azienda. “Il cambiamento è stato grande, con non poche difficoltà iniziali. A cominciare dal fatto che i tempi del vino sono lunghi, dilatati e io venivo da imprese per le quali oggi è già tardi”.
La ‘ragazza di città’ tuttavia ha saputo mettere radici in un territorio di 300 ettari vitati, 800 particelle, tutte piccole vigne da 550 a 900 metri di altezza. Ha imparato ad apprezzare la storicità di certe uve antiche e a difenderne l’unicità. Quattro milioni di bottiglie l’anno, l’etichetta a doppio quadrato, riconoscibile da lontano, realizzata da Massimo e Lella Vignelli, designer milanesi ultrapremiati, la cantina ristrutturata da un architetto giapponese, con oltre 50 tipologie di vini che sono presenti in almeno 50 paesi del mondo. Come prodotto di punta c’è il rosé Visione, “il mio progetto preferito”. L’Italia copre il 75 per cento delle vendite, il resto va negli Stati Uniti, con il sito wine.com, in Giappone, Germania, Inghilterra. “Qui l’obiettivo è ampliare, vorremmo fare di più sulla multicanalità. Abbiamo i contenuti giusti per l’on line. Per un consumo responsabile del vino, poi, siamo membri di ‘Wine and moderation’, piattaforma mondiale”.
I vigneti dei Feudi hanno piccole estensioni e vanno scovati tra i boschi, gli ulivi secolari e le erbe aromatiche. Filari che hanno in testa cespugli di rose: sono le piante che prima di altre segnalano la presenza di parassiti e si può intervenire in tempo. Si trovano nella provincia di Avellino per il Fiano; nell’area di Tufo, vicino alle miniere di zolfo, il Greco; a Taurasi l’Aglianico; nel Sannio Falanghina e Piedirosso, in una molteplicità di modi e tradizioni di coltivare la vite. Il vino passa in botti in legno francesi e slovene. “Da sempre su tutti i canali supermercato horeca e piattaforme on line, siamo una delle cantine che ci ha creduto molto e stiamo sviluppando un nostro e-commerce. La mia difficoltà è con la parte commerciale che non riesce a modernizzarsi e ha forse un po’ paura del nuovo”.
Direttore marketing e ospitalità. L’imprenditrice ha fatto sua l’espressione riportata nell’insegna al neon che accoglie i visitatori all’ingresso della sede irpina di Sorbo Serpico: Coraggio, visione e determinazione. “Nel nostro piano il marketing è centrale per conoscere il cliente finale. Prima era il commerciale che definiva vendite e comunicazione. Io sono entrata nel 2019, abbiamo vissuto tutto il Covid e le sue complicazioni, ma dal punto di vista strategico è stata una grande opportunità. Ci ha spinto a fermarci e focalizzare i valori dell’azienda, senza il turbinio delle scelte che si è obbligati a compiere giorno per giorno”.
In atto c’è un progetto triennale che dalla fine dell’emergenza Covid ha permesso di presentare l’azienda in altro modo e di vedere più chiari gli obiettivi. “Per noi la sostenibilità è una nuova rivoluzione industriale. Avere una cantina d’autore, aprirla e mostrarla al pubblico è un aspetto di questa strategia. Antonio, presidente di Feudi, ed io abbiamo scelto di portare qui artisti contemporanei e creare un rapporto tra essi e l’azienda a sostegno della Fondazione San Gennaro, nata nel 2014, e di padre Antonio Loffredo, a lungo parroco del Rione Sanità di Napoli. L’opera di Pietro Russo, ‘Il canto della terra’, nasce da una passeggiata in cantina. Mimmo Jodice ha fatto le foto nella vigna antica che ha più di 150 anni, Vedova Mazzei ha preso i pantoni delle nostre bottiglie e ha dato vita a ‘Colature’, un’installazione permanente tra migliaia di bottiglie; Marinella Senatore ha realizzato degli acquarelli in bianco e nero, omaggio all’architettura originale della cantina, sulla base di alcune vecchie fotografie”.
Associare bellezza e cultura al mondo del vino, con l’idea di ridare alla comunità, è stata una carta vincente per Feudi che nasce poco più di 35 anni fa ed è quindi giovanissima. “Sorbo Serpico, questo paesino di 600 abitanti che ha vissuto molte difficoltà dopo il terremoto del 1980, è il posto perfetto per l’uva e storicamente da duemila anni tutela e protegge le sue varietà di vitigni. Sono una potenza le sue escursioni termiche, i duecento giorni di pioggia all’anno, la montuosità e le perpendicolarità che permettono alla vigna di avere il sole giusto attraverso le stagioni. Nel nostro dna c’è la valorizzazione di questo territorio meraviglioso”.
L’inserimento nel ciclo produttivo di esperti e figure professionali molto qualificate ha segnato un nuovo cambio di passo in casa Feudi. “Proprio perché non vengo dal mondo del vino, i contributi di chi arriva da fuori sono affascinanti e incoraggiano a fare di più. La cantina diventa un hub culturale per tutti. Il vento del cambiamento non è portato soltanto da me ma dalle persone che abbiamo ingaggiato. L’agronomo Pier Paolo Sirch, friulano. L’uomo di vigna. Ha una sua azienda, si è innamorato delle varietà dell’Irpinia ed è rimasto qui. Ha creato la scuola dei potatori d’uva per riportare i giovani a potare le vigne. Ha imparato in Francia. Ad aprile abbiamo la potatura verde. Per lui le vigne dovrebbero essere ultrasecolari, continuare a produrre, magari meno, ma di qualità”.
Freschezza di idee, un pizzico di follia, la capacità di guardare oltre gli schemi, mentre anche l’enoturismo è un fenomeno che attraversa il tessuto sociale e cresce ad alta velocità. “Il mondo del vino deve diventare una forza, in Francia fanno sistema, in Italia stentiamo ma ci riusciamo anche da soli, andando all’estero e girando per fiere”. Così sono nate due case foresteria per 13 stanze, il ristorante Marennà, la sala convegni di 80 persone, il Teatro del vino. Una delle due strutture è la ‘casa dell’artista’, le mura dipinte a colori arcobaleno. Il negozio e l’orto sono gestiti con tecniche ancestrali e rispetto del suolo, dal cuoco romano Marco Gallotta, che stanno portando buoni risultati. Maurizio Basile è l’hospitality manager, di origine irpina, tornato a casa dopo felici esperienze in hotel superlusso in Giamaica e Croazia.
“Abbiamo invitato Anselme Selosse, guru dello champagne. Ci ha spiegato come si realizza, si è innamorato del Greco e dell’Aglianico per la loro mineralità e acidità che nel mondo dello champagne servono per avere un prodotto di qualità. In Irpinia produciamo spumante brut Dubl, bianco e rosé con le varietà docg del territorio”. A Roma, nella loro sede di Palazzo Taverna, si tiene due volte all’anno la ‘Cena dei visionari’, un incontro tra 40 persone che non si conoscono per raccontare un’Italia bella e costruire insieme progetti di creatività.
Intanto Ella Loprete colleziona libri di storia sul Medioevo “per quando andrò in pensione”, e pratica assieme al marito ginnastica pre pugilistica. “Fa sfogare tanto. L’insegnante picchia duro ma è gentile”.