Pir, prospettive con il segno più per i fondi che scommettono sull'Italia
di Vittoria Puledda , di Vittoria PuleddaMILANO - I dati continuano a essere deludenti ma le aspettative sono per una ripresa dei Pir, i fondi comuni con sgravi e vantaggi fiscali per chi li conserva in portafoglio almeno per cinque anni (e con vincoli agli investimenti, a favore delle società di medio-piccole dimensioni e con base prevalente in Italia). Partiamo dal 2022: nel terzo trimestre dell'anno (i dati sono sempre un po' in ritardo) Assogestioni fotografa deflussi netti per 330,3 milioni; secondo i calcoli preliminari, anche ottobre e novembre sono andati male, tanto che il saldo da gennaio in poi è in rosso per 559 milioni.
Al risultato negativo concorrono vari aspetti: il 2022 era il primo anno in cui era possibile vendere senza perdere i benefici fiscali (il periodo minimo di detenzione del fondo per i primi prodotti è trascorso); l'anno appena passato ha registrato forti oscillazioni e un andamento generalmente negativo, cosa che non invoglia i risparmiatori a sottoscrivere nuovi…
MILANO - I dati continuano a essere deludenti ma le aspettative sono per una ripresa dei Pir, i fondi comuni con sgravi e vantaggi fiscali per chi li conserva in portafoglio almeno per cinque anni (e con vincoli agli investimenti, a favore delle società di medio-piccole dimensioni e con base prevalente in Italia). Partiamo dal 2022: nel terzo trimestre dell'anno (i dati sono sempre un po' in ritardo) Assogestioni fotografa deflussi netti per 330,3 milioni; secondo i calcoli preliminari, anche ottobre e novembre sono andati male, tanto che il saldo da gennaio in poi è in rosso per 559 milioni.
Al risultato negativo concorrono vari aspetti: il 2022 era il primo anno in cui era possibile vendere senza perdere i benefici fiscali (il periodo minimo di detenzione del fondo per i primi prodotti è trascorso); l'anno appena passato ha registrato forti oscillazioni e un andamento generalmente negativo, cosa che non invoglia i risparmiatori a sottoscrivere nuovi prodotti e, infine, il fatto che in un arco temporale di cinque anni l'indice di riferimento per i Pir - il Ftse Mib Italia small cap - sia andato bene e nonostante l'ultimo periodo segni un rialzo del 29%, quindi chi ha voluto vendere lo ha fatto sapendo di portare a casa un guadagno.
Però le cose dovrebbero migliorare, sul fronte della raccolta. "Per il periodo 2023-2025 stimiamo una raccolta netta per i Pir ordinari pari a circa 1,5 miliardi, di cui 500 milioni nell'anno in corso" ritiene Equita, che sui Pir ha un Osservatorio che periodicamente fa il punto sulla situazione. Ancor più ottimismo c'è sui Pir Alternativi: questi strumenti, nati da poco e con un profilo di rischio decisamente più alto (anche per l'illiquidità che caratterizza parte degli investimenti) stanno decollando come raccolta, anche se i numeri sono ancora molto piccoli. Nel terzo trimestre del 2022 hanno registato afflussi netti per 14,5 milioni, e per 250,7 milioni di inizio anno.
I Pir alternativi stanno crescendo
"In cinque anni ci aspettiamo che i Pir alternativi possano raggiungere 10-15 miliardi di patrimonio", stima ancora Equita, rispetto ai 2,4 miliardi di fine terzo trimestre dello scorso anno. Questi prodotti stanno cominciando da poco ad essere distribuiti presso la clientela retail, dopo un periodo di rodaggio, e necessitano comunque di essere ben spiegati (per il grado di rischio) e sottoscritti solo a fronte di una liquidità disponibile di una certa rilevanza.
Entrambi gli strumenti, i Pir tradizionali e quelli alternativi, potrebbero essere oggetto di qualche intervento di "manutenzione" nel corso dei prossimi mesi. E' allo studio infatti una modifica legislativa che renda possibile avere anche più di un Pir (di fatto riducendo la "dipendenza" del risparmiatore da un solo gestore, perché non può sottoscrivere un nuovo prodotto prima di aver chiuso l'altro che ha in essere).
L'altro intervento riguarda invece i Pir alternativi: fino al 2022 avevano la possibilità di detrarre la minusvalenza in sede di denuncia dei redditi (opportunità preziosa per il 2022, visto come sono andati i mercati, anche se nel momento della sua introduzione qualcuno ha considerato eccessivo l'incentivo). E' possibile che nei prossimi mesi venga prorogata la norma fiscale.
La legge di bilancio 2023 ha già esteso invece gli incentivi per la quotazione delle piccole e medie imprese, una misura considerata molto opportuna per spingere verso il listino le Pmi attraverso il credito di importa del 50% delle spese di consulenza sostenute per la quoazione.