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Benzinai decisi allo sciopero: “Questo governo ci ha tradito”

(ansa)
La protesta scatta oggi alle 19: “Nessun cartello, non siamo speculatori”. Gestori in audizione in Parlamento. Possibile una riduzione delle sanzioni
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ROMA - «Non potevamo tornare indietro rispetto a un provvedimento che secondo me è giusto»: l’intervento da Algeri della premier Giorgia Meloni è la pietra tombale della trattativa tra governo e benzinai per evitare lo sciopero di 48 ore che scatterà stasera alle 19, salvo novità dell’ultima ora. «È la ciliegina sulla torta», commenta amareggiato Giuseppe Sperduto, presidente di Faib Confesercenti. «Non riusciamo a capire questa fermezza. - prosegue - proprio da parte della destra sociale, che più di tutti dovrebbe capire una categoria come quella dei benzinai. I cittadini hanno già capito invece che noi tutto siamo, tranne che speculatori».

ROMA - «Non potevamo tornare indietro rispetto a un provvedimento che secondo me è giusto»: l’intervento da Algeri della premier Giorgia Meloni è la pietra tombale della trattativa tra governo e benzinai per evitare lo sciopero di 48 ore che scatterà stasera alle 19, salvo novità dell’ultima ora. «È la ciliegina sulla torta», commenta amareggiato Giuseppe Sperduto, presidente di Faib Confesercenti. «Non riusciamo a capire questa fermezza. - prosegue - proprio da parte della destra sociale, che più di tutti dovrebbe capire una categoria come quella dei benzinai. I cittadini hanno già capito invece che noi tutto siamo, tranne che speculatori».

È proprio questo il punto. I benzinai, ci tengono a precisare tutti i rappresentanti di categoria, Faib, Fegica e Figisc Confcommercio, non scioperano «solo per un cartello», che è quello con il prezzo medio regionale, imposto dal decreto Trasparenza. E neanche solo per le sanzioni legate alla mancata esposizione, che il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha promesso di abbassare drasticamente.

Ma scioperano perché si sentono traditi da un governo che, costretto a riscuotere nuovamente le accise, li ha additati ai cittadini come i responsabili dei rialzi dei prezzi alla pompa, e ha imposto un obbligo “inutile” per ribadirlo. E che adesso non può tornare indietro: «Non possono eliminare il cartello, sono prigioneri dei loro errori - rileva Alessandro Zavalloni, segretario nazionale Fegica - vedremo alla Camera. In audizione chiederemo serietà: i prezzi si abbassano solo eliminando la cause strutturali degli aumenti».

Il ministro Urso ha aperto un tavolo proprio per affrontare i problemi strutturali, tavolo che rimane aperto. I benzinai però gli rimproverano di essere tornato indietro sulle aperture di martedì scorso: «Aveva mostrato disponibilità verso la nostra proposta di sostituire il cartello con il prezzo medio con un Qr code o una app, - ricorda Sperduto - Ma poi tutto è caduto come un castello di carta». Una risposta indiretta a Giorgia Meloni che, ricordando i due incontri dei giorni scorsi, ha ribatito: «Sicuramente abbiamo tentato il più possibile di andare loro incontro».

I benzinai però non la vedono così. Vedono le sanzioni come un’ingiustizia, a prescindere dall’entità. E adesso guardano solo al Parlamento: «Speriamo nel percorso in commissione, che almeno lì vengano prese in considerazione le nostre proposte, e non si penalizzi tutta la categoria se ci sono 1.500 benzinai su oltre 22 mila che non comunicano i prezzi al ministero», dice Bruno Bearzi, presidente di Figisc.

Da parte della Commissione Attività Produttive c’è tutta la disponibilità ad ascoltare e a prendere in carico le istanze delle categorie interessate, assicura il presidente Alberto Gusmeroli (Lega). E Luca Squeri, ex presidente Figisc e capogruppo FI in commissione, si mostra ancora più disponibile: «È un settore che conosco bene, credo che ci siano ancora spazi di manovra da parte del governo. Le sanzioni non possono essere così pesanti per chi ritarda la comunicazione dei prezzi. E credo che l’obbligo di cartello con il prezzo medio regionale sia contrario al principio della libera concorrenza, e anche controproducente, perché porterà a un aumento generalizzato». Una posizione che però da più parti nella maggioranza è stata considerata più vicina a quella dei benzinai che a quella del governo. «Forza Italia non intende mettere in difficoltà il governo», replica Squeri.

Anche la vicepresidente della Commissione, Paola De Micheli (Pd) si augura ancora che ci sia un’iniziativa del governo per fermare lo sciopero, anche se ormai non sembra più possibile: «Tutta la gestione di questa crisi è stata dilettantesca - osserva - a nessun altro premier avrebbero perdonato un comportamento contradditorio e da dilettante come quello di Giorgia Meloni sulle accise».