Antitrust contro il decreto benzina: “Esporre i prezzi medi non serve”
di Rosaria Amato , di Rosaria AmatoROMA - Arriva a sorpresa dall’Antitrust la vera spallata al cartello del “prezzo medio” della benzina, misura del Dl Trasparenza difesa a oltranza da Giorgia Meloni. L’Autorità, spiega il presidente Roberto Rustichelli, in audizione alla Commissione Attività Produttive della Camera, ritiene che «non vi sia necessità di introdurre un meccanismo di calcolo e di diffusione di valori di riferimento medi», visto che «appaiono incerti i benefici per i consumatori a fronte invece di un possibile rischio di riduzione degli stimoli competitivi».
In altre parole, il cartello che indica il prezzo medio regionale in città e quello naz…
ROMA - Arriva a sorpresa dall’Antitrust la vera spallata al cartello del “prezzo medio” della benzina, misura del Dl Trasparenza difesa a oltranza da Giorgia Meloni. L’Autorità, spiega il presidente Roberto Rustichelli, in audizione alla Commissione Attività Produttive della Camera, ritiene che «non vi sia necessità di introdurre un meccanismo di calcolo e di diffusione di valori di riferimento medi», visto che «appaiono incerti i benefici per i consumatori a fronte invece di un possibile rischio di riduzione degli stimoli competitivi».
In altre parole, il cartello che indica il prezzo medio regionale in città e quello nazionale in autostrada, contro il quale i sindacati dei benzinai hanno indetto due giorni di sciopero, ridotti poi a uno, non è uno strumento per calmierare i prezzi che, spiega Rustichelli, dipendono da ben altre variabili, che in parte sfuggono alla «giurisdizione nazionale». Inoltre l’indicazione del prezzo è utile al consumatore solo rispetto agli «impianti situati a pochi chilometri di distanza (o, alternativamente, raggiungibili in un tempo di percorrenza limitato)».
Non solo. Il cartello potrebbe persino risultare dannoso: può generare confusione nell’utente. E soprattutto «rischia di ridurre la variabilità di prezzo in quanto potrebbe essere utilizzato dalle imprese per convergere automaticamente su un “prezzo focale”», fornire cioè «un parametro chiaro da seguire per evitare una “guerra di sconti” che andrebbe a beneficio ai consumatori».
A sostenere che l’obbligo di esposizione del prezzo finirebbe per spingere i gestori a uniformare le tariffe verso l’alto è anche l’Unione Nazionale Consumatori, che lo ha ripetuto ieri in audizione, e diversi parlamentari non solo dell’opposizione come Vinicio Peluffo (capogruppo Pd in commissione Attività Produttive), ma anche della maggioranza, come Luca Squeri (FI).
Critici nei confronti del cartello anche i rappresentanti di Unem, l’associazione delle imprese del settore petrolifero, («questa norma è non solo superflua, ma potenzialmente pericolosa per la concorrenza, perché potrebbe portare a un fisiologico rialzo»), e Assopetroli, che rappresenta le imprese della distribuzione («la norma sui cartelloni è un unicum in tutta l’Unione europea»).
Le organizzazioni dei gestori tornano quindi a chiedere con più forza di eliminare una volta per tutte il cartello sul prezzo medio, e in effetti a questo punto un emendamento del Parlamento che vada in questa direzione sembra inevitabile.
Del Dl Trasparenza, voluto a inizio di gennaio dal governo per combattere la presunta “speculazione” dei benzinai, rimane così in piedi al momento solo un aumento delle sanzioni massime, che però il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha già promesso ai gestori che verranno drasticamente ridimensionate grazie all’emendamento del governo, passando dall’attuale livello minimo e massimo di 500-6000 euro a un range compreso tra i 200 e gli 800 euro, con un considerevole vantaggio anche rispetto alla vecchia normativa del 2009. E le “accise mobili”, un meccanismo messo a punto 15 anni fa da Romano Prodi e Pier Luigi Bersani per permettere tagli automatici delle tasse a fronte di aumenti delle materie prime.