“Esodate” da Opzione donna: in 20 mila senza pensione
di Valentina ConteROMA - Le esodate da Opzione donna sono tante, almeno 20 mila. Donne esodate dal diritto di anticipare la pensione a 58 o 59 anni con 35 di contributi, perché il governo Meloni ha stravolto la storica norma in legge di bilancio, rendendo quasi impossibile accedervi. Ecco perché queste lavoratrici hanno deciso di scendere in piazza. Un primo presidio c'è già stato, il 19 gennaio davanti al ministero del Lavoro. Un altro ci sarà il prossimo 8 febbraio.
Chiedono di tornare alla versione originaria di Opzione donna, senza i paletti introdotti in manovra. Non solo avere uno o due figli per uscire con uno sconto rispettivamente a 59 o 58 anni, anziché a 60 anni, la nuova età. Ma contemporaneamente essere disabile al 74% oppure caregiver, con un famigliare da accudire in casa da almeno sei mesi. Oppure ancora licenziata o dipendente di un'azienda in crisi con tavolo aperto al ministero delle Imprese (solo in quest'ultimo caso si può uscire a 58 anni senza vincolo di figli).
Paletti inc…
ROMA - Le esodate da Opzione donna sono tante, almeno 20 mila. Donne esodate dal diritto di anticipare la pensione a 58 o 59 anni con 35 di contributi, perché il governo Meloni ha stravolto la storica norma in legge di bilancio, rendendo quasi impossibile accedervi. Ecco perché queste lavoratrici hanno deciso di scendere in piazza. Un primo presidio c'è già stato, il 19 gennaio davanti al ministero del Lavoro. Un altro ci sarà il prossimo 8 febbraio.
Chiedono di tornare alla versione originaria di Opzione donna, senza i paletti introdotti in manovra. Non solo avere uno o due figli per uscire con uno sconto rispettivamente a 59 o 58 anni, anziché a 60 anni, la nuova età. Ma contemporaneamente essere disabile al 74% oppure caregiver, con un famigliare da accudire in casa da almeno sei mesi. Oppure ancora licenziata o dipendente di un'azienda in crisi con tavolo aperto al ministero delle Imprese (solo in quest'ultimo caso si può uscire a 58 anni senza vincolo di figli).
Paletti incrociati e talmente stringenti che lo stesso governo, nella relazione tecnica alla manovra, ammette una platea di potenziali interessate di sole 2.900 lavoratrici quest'anno. Calcolo che la Cgil ritiene persino eccessivo, prevedendo appena 870 uscite. Niente a confronto con le 23.812 pensioni liquidate con Opzione Donna nel 2022, comunicate ieri dall'Inps. O delle 20.681 del 2021. Ma l'anno scorso furono stanziati 111 milioni dal governo Draghi contro gli appena 21 milioni del governo Meloni.
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"Hanno fatto cassa con Opzione donna, senza spiegarci perché, pur sapendo che si tratta di un anticipo che le donne si pagano da sole, rinunciando fino a un terzo dell'assegno con il ricalcolo contributivo", dice Orietta Armiliato, fondatrice del Comitato "Opzione Donna Social". "La ministra del Lavoro Calderone ha promesso che ne avrebbe parlato in Consiglio dei ministri, dopo la nostra protesta. Le chiediamo che ci riceva quanto prima perché il nostro sistema previdenziale non ha misure a favore delle donne. E l'unica che c'era, seppur penalizzante, è come se fosse stata abolita".
Le lavoratrici iscritte al Comitato sono 11 mila. Da settimane scrivono al sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon che ha la delega alle pensioni. E anche al presidente della commissione Lavoro della Camera Walter Rizzetto di FdI che avrebbe promesso un Ordine del giorno al decreto Milleproroghe in discussione alla Camera. Mentre Pd e M5S hanno depositato emendamenti per ripristinare la norma com'era. Ma con scarse possibilità di riuscita, per il solito problema di copertura.
I dati Inps diffusi ieri confermano poi, se ce ne fosse bisogno, che il gap di genere si trasmette dai salari alle pensioni, con assegni del 30% più bassi alle donne. Per la pensione di vecchiaia siamo a 754 euro medi contro 1.440 euro degli uomini. Ancora peggio le pensioni di Opzione donna, ricalcolate col contributivo e dunque tagliate. Oltre metà degli assegni del 2022 - pari a 12.298 - vale meno di 500 euro al mese. E l'89% - pari a 21.132 assegni - meno di 1.000 euro. Cifre basse e penalizzate, eppure la misura è stata di fatto cancellata dallo stesso governo (lo diceva la Meloni candidata) che voleva introdurre Opzione Uomo.
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“Avrei preso il 20% in meno, ma così potevo accudire mio nipote e mia mamma”
"Ho pensato: smetto di lavorare, faccio la nonna e la figlia di mia mamma che ha 89 anni. Sapevo del taglio alla pensione: il 20% in meno. Ma tra la babysitter per mio nipote e la badante per la mamma avremmo speso di più. Non vedevo alternative". E invece Margaret Baggi - vent'anni di lavoro alla Coop di Piacenza e prima in un negozio che la licenzia non appena si scopre incinta - continuerà a lavorare. La doccia fredda con l'approvazione della manovra: "Opzione donna non è più un'opzione per me. Il governo Meloni l'ha blindata al punto tale che anche con una figlia non posso fare domanda. Ho 58 anni e 36 di contributi, ma non sono disabile, né disoccupata, né careviger convivente, né licenziata di aziende in crisi. Non ho più alternative".
Margaret per la prima volta in vita sua il 19 gennaio era in piazza: "Se non mi avessero tolto tre anni di lavoro quando ho avuto mia figlia a quest'ora sarei stata vicina ai requisiti Fornero. Ma all'epoca le madri erano poco tutelate. Lavoro da quando ho 15 anni. E penso che questa sia l'ennesima ingiustizia sulle donne".
“Sono stanca, ho l’artrite e malati in famiglia. Meloni non lo capisce?”
"Quando ho letto dei paletti che avevano messo a Opzione donna sono scoppiata a piangere dalla rabbia. Pensavo: la prima premier donna, chi meglio di una donna può pensare alle donne?". E invece no. Francesca Salamone, di Venaria Reale in provincia di Torino, non riesce a crederci: "Ad aprile faccio 60 anni, ne ho quasi 39 di contributi. Ma non ho figli perché non ne ho potuti avere. E anche se l'avessi scelto, non capisco perché una donna debba giustificarsi".
Una vita di duro lavoro: 19 anni in lavanderia, poi in albergo e ora in strutture di igiene mentale. "Mio marito è un operaio: l'arresto cardiaco di un anno fa lo ha reso ansioso", racconta. "I miei genitori sono molto anziani - 82 e 85 anni - e io la loro unica figlia femmina. Mio papà era il pilastro della casa, ma da quando si è rotto il femore e dopo l'operazione al cuore ha bisogno di aiuto. Mia mamma si muove poco. Per questo puntavo su Opzione donna, anche se avrei preso 700 euro anziché 1.000 di pensione. Sono stanca, ho dolori alla schiena, l'artrite alle mani. Cos'è che non capisce questo governo?".