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L'imprenditrice disabile e la startup per difendere le donne dalle violenze: "Un miliardo di persone da salvare entro il 2025"

Stephenie Rodriguez ha perso l'utilizzo dei piedi dopo avere contratto una malaria celebrale in Nigeria nel 2019. Da una negativa esperienza personale è nata l'idea di sviluppare un dispositivo anti violenza attraverso la società WanderSafe: "Voglio democratizzare la sicurezza personale"
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DAVOS - Stephenie Rodriguez è l’incarnazione davosiana di quel che Jean Genet scriveva guardando le sculture di Giacometti il secolo scorso, per cui “solo da una ferita può nascere la bellezza”. È un’imprenditrice di Sydney, un’attivista dei diritti di donne e disabili, una paratleta della scherma. Ed è molto altro, grazie a una forza che hanno a volte le donne, e spesso alcuni sopravvissuti, rinati da un trauma che nel suo caso è per il 97,7% delle volte mortale. A lei quel trauma, una malaria cerebrale contratta a Lagos alla fine dell’estate 2019, ha rubato i due piedi fin sopra le caviglie, avvelenandole il sangue tanto che ha necessitato di 39 operazioni per tornare a vivere.

Con i nuovi arti bionici ora ha camminato al suo primo Forum mondiale, per mischiare il suo sangue “tossico”, ma così vitalizzato, a quello più etereo dei potenti del globo. “Ormai faccio parte della pi&ugr…

DAVOS - Stephenie Rodriguez è l’incarnazione davosiana di quel che Jean Genet scriveva guardando le sculture di Giacometti il secolo scorso, per cui “solo da una ferita può nascere la bellezza”. È un’imprenditrice di Sydney, un’attivista dei diritti di donne e disabili, una paratleta della scherma. Ed è molto altro, grazie a una forza che hanno a volte le donne, e spesso alcuni sopravvissuti, rinati da un trauma che nel suo caso è per il 97,7% delle volte mortale. A lei quel trauma, una malaria cerebrale contratta a Lagos alla fine dell’estate 2019, ha rubato i due piedi fin sopra le caviglie, avvelenandole il sangue tanto che ha necessitato di 39 operazioni per tornare a vivere.

Con i nuovi arti bionici ora ha camminato al suo primo Forum mondiale, per mischiare il suo sangue “tossico”, ma così vitalizzato, a quello più etereo dei potenti del globo. “Ormai faccio parte della più numerosa community al mondo: i disabili, che sono un 20% della popolazione del pianeta. Siamo molti di più di qualunque altra minoranza, Lgbtqi+ compresi!”, racconta, con un’euforia dura da capire sapendo cosa ha passato negli ultimi tre anni, dalle punture di zanzara a Lagos ai successivi 440 giorni rinchiusa negli ospedali di Usa e Australia, fino al dilemma del marzo 2021, quando dovette scegliere fra il tenersi i piedi o il riprendere a camminare con le protesi.



Come membro della 100 Women of Davos initiative ha legato nel suo intervento la sua storia, i valori di cui è testimonial e le ambizioni della sua start-up WanderSafe, nata per contrastare la violenza sulle donne e la cui promozione, scattando una foto di gruppo nel tramonto nigeriano, l’ha segnata. “Quel che è successo ha rafforzato la mia consapevolezza e determinazione nel realizzare gli obiettivi di WanderSafe, che ormai sono al 100% i miei”. L’azienda nasce da un’idea che Rodriguez ebbe a fine 2016, sviluppando, con un ex dirigente della Cia, un dispositivo antiaggressione che emette una luce pulsante e un allarme a 140 decibel, collegato a una App gratuita che offre informazioni sull’ambiente attorno, e fa scattare il piano d’emergenza prestabilito dall’utente (con chiamate di soccorso e altro). Una brutta esperienza fatta nell’aprile 2019 con uno sconosciuto, in un ascensore a Ginevra, l’ha aiutata ad affinare il pacchetto: “Non sapevo di avere prenotato un albergo nel quartiere a luci rosse, mi chiese in un inglese rozzo, quanto vuoi?”, ricorda.

Rodriguez pensa in grande, e sogna un impatto entro il 2025 su un miliardo di persone in pericolo, per realizzare gli obiettivi dell’agenda Onu 2030 e “democratizzare la sicurezza personale, così le donne e tutte le persone vulnerabili potranno migliorare il loro accesso a lavoro, educazione, sport, e colmare il divario tra i generi”. A parte il fatto che il dispositivo, utilizzato tra gli altri dal personale di Booking.com, Deloitte, Revlon Haircare, è usato per quasi il 50% da uomini, è un tipo di divario che si respira anche a Davos. “Spesso nei circoli politici e d’affari ristretti le donne sono ampiamente sottorappresentate, e più ancora chi ha disabilità – dice Rodriguez -. Sono venuta a Davos per indurre i decisori globali a considerare maggiormente la popolazione disabile del mondo, che io rappresento fisicamente: anche se i miei arti bionici sono al contempo un simbolo di innovazione, tecnologia e resilienza”.


Poi c’è il tema della violenza sulle donne: secondo l’organizzazione UN Women una su quattro la subisce nella vita, in varie forme. E ciò ha impatti economici multimiliardari. È impossibile realizzare l’Agenda 2030 senza rimuovere gli ostacoli di accesso alle donne, più vulnerabili – dice Rodriguez -. E la nostra App è un modo per farlo”. Il dispositivo ha un prezzo iniziale di 39 dollari. Rodriguez è a Davos anche per raccogliere fondi per l’azienda: i primi milioni sono già arrivati, ma serve altro per le sue ambizioni. “Sono i fatti che cambiano il mondo: e dopo tante belle parole, è il momento di scrivere gli zeri sugli assegni”. Anche a questo scopo Davos è il posto giusto.