Atlantia via dalla Borsa e il nuovo consiglio diventa tutto maschile
di Vittoria Puledda , di Vittoria PuleddaMilano - Lontano da Piazza Affari, il nuovo cda di Atlantia diventa tutto maschile. La società, controllata dalla famiglia Benetton insieme al fondo Blackstone e alla Fondazione Crt, ha lasciato il listino il 9 dicembre scorso ed ha eletto di conseguenza un nuovo consiglio il 16 gennaio. Tutti uomini, con buona pace della “gender diversity”. Certo, manca ancora l’amministratore delegato (che entrerà in cda al posto di un consigliere già presente) ma c’è da scommettere che non sarà una donna (anche visto il settore, le infrastrutture, in cui le presenze femminili non abbondano). E in ogni caso sarebbe sola.
Proprio l’abbandono della Borsa ha reso possibile il “ribaltone”: per le società quotate e a controllo pubblico, infatti, valgono le regole della legge Golfo-Mosca sul genere meno rappresentato (leggi, quote rosa) prorogate e rese ancora più forti (il livello minimo passa dal 30% al 40% dei co…
Milano - Lontano da Piazza Affari, il nuovo cda di Atlantia diventa tutto maschile. La società, controllata dalla famiglia Benetton insieme al fondo Blackstone e alla Fondazione Crt, ha lasciato il listino il 9 dicembre scorso ed ha eletto di conseguenza un nuovo consiglio il 16 gennaio. Tutti uomini, con buona pace della “gender diversity”. Certo, manca ancora l’amministratore delegato (che entrerà in cda al posto di un consigliere già presente) ma c’è da scommettere che non sarà una donna (anche visto il settore, le infrastrutture, in cui le presenze femminili non abbondano). E in ogni caso sarebbe sola.
Proprio l’abbandono della Borsa ha reso possibile il “ribaltone”: per le società quotate e a controllo pubblico, infatti, valgono le regole della legge Golfo-Mosca sul genere meno rappresentato (leggi, quote rosa) prorogate e rese ancora più forti (il livello minimo passa dal 30% al 40% dei consiglieri) con la legge di bilancio 2020. Da non quotata, Atlantia ha potuto ignorarle. Non proprio un bel biglietto da visita, come ha sottolineato l’Associazione Torino città per le Donne, presieduta da Antonella Parigi.
La quale ha preso carta e penna e ha inviato una sorta di lettera aperta (firmata da molte altre associazioni e movimenti) indirizzata ad Atlantia e per conoscenza alle istituzioni. Il testo si domanda «quali possono essere le politiche del nuovo consiglio in termini di gender balance e di social responsability», chiedendo un incontro per illustrare e capire meglio le rispettive ragioni e spiegando il danno, anche d’immagine, di non avere donne in cda. «Trovo soprattutto inattuale che senza obbligo di legge non si siano cercate professioniste per questi ruoli – spiega Parigi -. L’equità di genere è uno degli obiettivi che si è data l’Europa: possibile che non ci fossero donne competenti? Credo si tratti di pigrizia mentale, di non voler uscire dai propri schemi».
Fonti vicine ad Atlantia la spiegano così: il nuovo consiglio è tutto composto dai dirigenti che si occupano di infrastrutture all’interno delle società dei soci che controllano Atlantia, non si è fatto ricorso ad amministratori indipendenti (tra cui si sarebbero potute cercare donne). Tant’è che nel collegio sindacale, dove invece siedono esperti indipendenti, su tre membri una è donna.
Atlantia a fine dicembre – prima della nomina del nuovo cda - è stata confermata (migliorando il ranking) nel Gender and equality index di Bloomberg, con il 30% dei dirigenti donne. Ma la decisione potrebbe essere rivista a fine 2023. E anche Consob afferma che la presenza di entrambi i generi nel cda determina un miglioramento dei principali indicatori di redditività, a patto che la presenza femminile superi il 17-20%.
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