✕

Codice degli appalti, i costruttori contro il governo: "Così saranno deroghe continue"

Intervista alla presidente dell'Ance Federica Brancaccio. "Criticità notevoli, sulla procedura negoziata c'è un'eccessiva liberalizzazione". Messaggio a Palazzo Chigi: "Manca un vero tavolo di confronto"
2 minuti di lettura

ROMA - Nel nuovo Codice degli appalti "ci sono delle criticità notevoli" e il rischio, se il testo non si corregge, è di "ritrovarsi ad agire sempre in deroga, con decreti di urgenza e commissari straordinari". È la presidente dell'Ance Federica Brancaccio a spiegare perché i costruttori edili sono contrari alla riforma del governo, attesa sul tavolo del Consiglio dei ministri a febbraio per il via libera definitivo.

Presidente, cosa non va nel nuovo Codice?

"Condividiamo la parte iniziale, relativa ai principi, ma siamo molto preoccupati per l'attuazione di questi stessi principi. Si parla di risultato, di fiducia e di qualificazione, ma quando si passa dall'enunciazione all'attuazione emergono numerose contraddizioni".

In che senso?

"L'esempio più evidente è il principio della fiducia. Come si fa a dire che vale questo principio quando poi nello stesso testo del Codice è …

ROMA - Nel nuovo Codice degli appalti "ci sono delle criticità notevoli" e il rischio, se il testo non si corregge, è di "ritrovarsi ad agire sempre in deroga, con decreti di urgenza e commissari straordinari". È la presidente dell'Ance Federica Brancaccio a spiegare perché i costruttori edili sono contrari alla riforma del governo, attesa sul tavolo del Consiglio dei ministri a febbraio per il via libera definitivo.

Presidente, cosa non va nel nuovo Codice?

"Condividiamo la parte iniziale, relativa ai principi, ma siamo molto preoccupati per l'attuazione di questi stessi principi. Si parla di risultato, di fiducia e di qualificazione, ma quando si passa dall'enunciazione all'attuazione emergono numerose contraddizioni".

In che senso?

"L'esempio più evidente è il principio della fiducia. Come si fa a dire che vale questo principio quando poi nello stesso testo del Codice è previsto un illecito professionale a maglie larghe, che di fatto cancella il diritto alla presunzione d'innocenza sancito dalla Costituzione?".

Il confine tra la semplificazione delle procedure e la deregulation è sottile. Condividete l'impostazione che ha scelto il governo?

"Semplificare è sempre utile, anzi necessario, ma c'è un'eccessiva liberalizzazione della procedura negoziata, addirittura fino alla soglia comunitaria. Per noi è troppo, stiamo parlando di circa l'80% dei bandi. In più si va contro i principi della concorrenza e della trasparenza nella parte relativa alle concessioni, in particolare nei settori speciali: ad accedere alle gare sarà solo una piccolissima parte del mercato, le imprese rischiano di perdere il 60% degli importi che vengono messi in appalto". 

Chiedete altre modifiche?

"Non va bene tutto quello che riguarda la qualità e il risultato. Nel vecchio Codice, nell'ambito dell'offerta economica più vantaggiosa, avevamo un tetto massimo che poteva essere dato come punteggio al prezzo al ribasso. Ora questo tetto sparisce e così rischiamo di tornare al massimo ribasso, quindi a una qualità e a un risultato fortemente penalizzati". 

L'aumento dell'inflazione ha messo in evidenza la necessità di intervenire sulla revisione dei prezzi. Le norme inserite nel Codice intercettano questa urgenza?

"Prevedere che la revisione dei prezzi sia obbligatoria è certamente una novità importante, ma come è declinata non funziona, è farraginosa. Nella relazione del Consiglio di Stato c'è scritto che è alla francese, ma nell'applicazione assomiglia a una compensazione ex post, cioè si interviene solo dopo che i prezzi sono saliti, anzi direi molto dopo. È passato un anno e mezzo e molte imprese non hanno ancora ricevuto niente. Per noi serve un meccanismo che sia realmente automatico". 

È un problema di contenuti o anche di metodo?

"Anche di metodo. Il Consiglio di Stato, che ha avuto la delega per scrivere la riforma del Codice, si è trovato a dover lavorare in pochissimo tempo. C'è stato poco tempo anche per il confronto, è mancato un vero tavolo tecnico". 

Intanto la riforma è in Parlamento per i pareri delle commissioni e poi tornerà in Cdm per il passaggio finale. C'è spazio per cambiare il Codice?

"Noi chiediamo di intervenire prima del via libera definitivo, ma ancora adesso manca un vero tavolo di confronto con il governo. La palla è nel campo della politica, che ha poco tempo, ma noi siamo disponibili notte e giorno". 

Il governo vuole chiudere la partita in fretta, tra l'altro il nuovo Codice deve diventare operativo entro la fine di marzo per rispettare la scadenza fissata dal Pnrr. Qual è il rischio se l'esecutivo dovesse decidere di non introdurre modifiche?

"Rischiamo di avere un Codice che sarà continuamente bypassato, agendo in deroga. Noi vorremmo che si consentisse a questo Paese di poter lavorare seguendo il Codice, senza la necessità di interventi e commissari straordinari".