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Salvare le "esodate". Marcia indietro su Opzione Donna

Le lavoratrici del Comitato Opzione Donna Social 

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Il governo cerca risorse per riscrivere la norma senza i paletti inseriti in manovra. Il sottosegretario Durigon: "Ci stiamo lavorando"
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ROMA - Il governo cerca una soluzione per le esodate da Opzione donna, lavoratrici intrappolate dai nuovi requisiti più restrittivi. "Il capitolo non è chiuso, ci stiamo lavorando con la ministra del Lavoro Marina Calderone", dice il sottosegretario leghista Claudio Durigon. "La volontà c'è ed è quella di ripristinare la norma com'era. Ma stiamo cercando le risorse. E speriamo di trovare una soluzione entro l'8 febbraio. Non nel Milleproroghe, piuttosto nel decreto Lavoro che stiamo preparando".

Ripristinare la vecchia norma a metà anno

Un'idea che viene presa in considerazione in queste ore è quella di far ripartire la vecchia Opzione donna più in là, a metà anno. Ma il nodo delle coperture non consente ancora al governo di definirla con certezza, anche perché si vagliano alternative. La ministra si è impegnata con sindacati e imprese, durante il primo incontro su…

ROMA - Il governo cerca una soluzione per le esodate da Opzione donna, lavoratrici intrappolate dai nuovi requisiti più restrittivi. "Il capitolo non è chiuso, ci stiamo lavorando con la ministra del Lavoro Marina Calderone", dice il sottosegretario leghista Claudio Durigon. "La volontà c'è ed è quella di ripristinare la norma com'era. Ma stiamo cercando le risorse. E speriamo di trovare una soluzione entro l'8 febbraio. Non nel Milleproroghe, piuttosto nel decreto Lavoro che stiamo preparando".

Ripristinare la vecchia norma a metà anno

Un'idea che viene presa in considerazione in queste ore è quella di far ripartire la vecchia Opzione donna più in là, a metà anno. Ma il nodo delle coperture non consente ancora al governo di definirla con certezza, anche perché si vagliano alternative. La ministra si è impegnata con sindacati e imprese, durante il primo incontro sulle pensioni, a riportare il tema in Consiglio dei ministri e ottenere le risorse necessarie. Il governo Draghi aveva stanziato 111 milioni il primo anno e 317 il secondo. Il governo Meloni ha messo 21 milioni il primo anno e 58 il secondo.

Il secondo tavolo sulle pensioni: giovani e donne

L'8 febbraio è previsto il secondo tavolo di confronto sulla riforma previdenziale con le parti sociali. Tema: giovani e donne. In piazza torneranno le lavoratrici del Comitato "Opzione Donna Social" (11 mila iscritte), dopo il primo presidio del 19 gennaio, per chiedere il ripristino della vecchia norma che consentiva di andare in pensione a 58 o 59 anni (a seconda se dipendenti o autonome) con 35 anni di contributi e ricalcolo dell'assegno con il metodo contributivo e una perdita fino al 30%.

Perché esodate?

Il governo Meloni ha inasprito i requisiti in legge di bilancio. Trasformando almeno 20 mila lavoratrici in esodate dal diritto di anticipare l'uscita. Perché hanno età e contributi secondo le vecchie regole di Opzione donna, ma contestualmente non sono invalide al 74%, oppure licenziate, oppure caregiver cioè assistenti di malati cronici conviventi da almeno sei mesi, oppure dipendenti di aziende in crisi industriale (con tavolo aperto al ministero). L'età di Opzione donna viene alzata a 60 anni che scendono a 59 con un figlio e a 58 con almeno due figli. "Una misura discriminatoria", dicono le lavoratrici.

Nel 2021 Opzione donna è stata scelta da 20.681 donne. Nel 2022 da 23.812 donne, con l'89% degli assegni sotto i 1.000 euro lordi al mese e oltre la metà sotto i 500 euro. Quest'anno il governo Meloni prevede 2.900 uscite, ma secondo la Cgil ce ne saranno appena 870.

Cosa chiede il sindacato

"La manovra ha stravolto la misura, un segnale pessimo per le donne, le più penalizzate in questi anni", dice Christian Ferrari, segretario confederale della Cgil con delega alle pensioni. "Noi insistiamo per un intervento immediato, ci aspettiamo una risposta dalla ministra l'8 febbraio. E poi chiediamo che il metodo dei tavoli sulla riforma delle pensioni sia non solo di ascolto, ma anche di trattativa vera su tempi, spazi, contenuti e risorse in vista del Def di aprile. Altrimenti anche nel 2024 avremo l'ennesima Quota e niente più".