✕

Landini (Cgil): "Autonomia e gabbie salariali. Questo governo sta spaccando il Paese"

(ansa)

Ascolta l'audio

Il segretario generale della Cgil: "Ci convocano su tanti temi, tavoli finti dove tutti parlano e nessuno risponde. Ma poi decidono in solitudine. L'Italia delle piccole patrie è pericolosa"
3 minuti di lettura

ROMA - "Questo governo spacca il Paese, pensa di poter cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza e sta di fatto delegittimando i corpi intermedi convocando tavoli di confronto finti", dice Maurizio Landini, leader della Cgil, preoccupato dalle parole del ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara sugli stipendi degli insegnanti differenziati tra Nord e Sud per il disegno che prefigurano.

Segretario, cosa ne pensa dell'idea di Valditara?
"Sono parole pericolose, non solo perché così si torna alle gabbie salariali. E perché siamo in piena emergenza salariale per tutti i lavoratori italiani. Ma perché il governo non ha stanziato nemmeno un euro per rinnovare i contratti pubblici nel triennio 2022-2024. Né sta agendo per una vera riforma che colpisca l'evasione fiscale e la rendita finanziaria e consenta di ridurre il carico delle tasse su buste paga e pensioni. Anzi discute di autonomia differenziata e presidenzialismo…

ROMA - "Questo governo spacca il Paese, pensa di poter cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza e sta di fatto delegittimando i corpi intermedi convocando tavoli di confronto finti", dice Maurizio Landini, leader della Cgil, preoccupato dalle parole del ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara sugli stipendi degli insegnanti differenziati tra Nord e Sud per il disegno che prefigurano.

Segretario, cosa ne pensa dell'idea di Valditara?
"Sono parole pericolose, non solo perché così si torna alle gabbie salariali. E perché siamo in piena emergenza salariale per tutti i lavoratori italiani. Ma perché il governo non ha stanziato nemmeno un euro per rinnovare i contratti pubblici nel triennio 2022-2024. Né sta agendo per una vera riforma che colpisca l'evasione fiscale e la rendita finanziaria e consenta di ridurre il carico delle tasse su buste paga e pensioni. Anzi discute di autonomia differenziata e presidenzialismo".

La preoccupa?
"L'autonomia è una scelta sciagurata perché divide il nostro Paese e non supera né il divario territoriale né le disuguaglianze. E quindi è pericolosa. Pensare che in un contesto come quello attuale, di guerra e ridefinizione degli equilibri globali, si stia meglio nelle piccole patrie regionali è follia e bugia pura. In questo senso, le parole del ministro Valditara non sono un episodio".

Pensa che ci sia un disegno?
"L'idea di differenziare le retribuzioni degli insegnanti su base regionale, in un Paese con gli abbandoni scolastici più alti e il numero più basso di laureati d'Europa, sta dentro un progetto più ampio che punta a mettere in discussione la scuola pubblica, i diritti e l'unità del Paese. Quando invece bisognerebbe discutere di applicare la nostra Costituzione, garantendo tutti i diritti a tutti i cittadini, dalla sanità alla scuola e al lavoro stabile. Ma di questo il governo non parla. Si limita ad ascoltare e a convocare tavoli finti".

Il governo dei tavoli le sembra un bluff?
"Ci convocano a vari livelli e su diversi temi. Ma sono incontri finti, tavoli megagalattici dove tutti parlano e nessuno risponde. Non abbiamo risposte alle proposte unitarie di Cgil, Cisl e Uil sulle pensioni, sul lavoro precario, sulle crisi industriali, sul fisco, sulla lotta all'evasione, sulla salute e sicurezza dei lavoratori. L'unità del Paese si incrina anche delegittimando i corpi intermedi in una logica corporativa di soluzione dei problemi. Non a caso su fisco e salari non esistono tavoli".

La premier Meloni rivendica la politica dell'ascolto.
"L'ascolto non basta, se poi il governo decide in solitudine. Questo è l'esatto contrario della democrazia, perché riduce gli spazi di mediazione, aumenta la frammentazione sociale. Se la politica di destra cerca di uccidere la rappresentanza sindacale, fa un grave errore. E noi non faremo da spettatori".

Cento giorni di governo Meloni. Che giudizio ne dà?
"La prima legge di bilancio è sbagliata perché reintroduce i voucher e amplia flat tax e condoni. Ora proveranno a liberalizzare i contratti a tempo. E non c'è alcun confronto sulla riforma del fisco. Si punta a fare dell'Italia l'hub del gas, una fonte fossile che va superata entro il 2050, quando dovremmo essere l'hub delle energie rinnovabili perché siamo al centro del Mediterraneo e abbiamo acqua, sole, vento non privatizzabili. È il momento di una nuova politica industriale. E invece si prefigura un folle aumento delle spese militari. Bisogna fermare la guerra e lavorare per costruire la pace e la giustizia sociale, come ci ha detto la piazza di Roma del 5 novembre".

Non si parla neanche della questione salariale, la grande rimossa in Italia. Perché?
"L'87% dei lavoratori sta al di sotto dei 35 mila euro all'anno. Abbiamo fatto due scioperi, con la Uil, per cambiare la manovra del governo Draghi e poi quella del governo Meloni. Ma su fisco ed evasione questo esecutivo ha deciso di marciare in solitudine, di non tassare gli extraprofitti. Di non procedere con una legge sulla rappresentanza che arrivi ad estendere la validità dei contratti nazionali a tutti i lavoratori. E per questa via garantire anche diritti e stabilire salari minimi".

Da dove nasce la sua idea della settimana lavorativa di quattro giorni a parità di salario?
"Ne discuteremo al congresso della Cgil di marzo a Rimini. L'innovazione e le tecnologie digitali hanno cambiato il lavoro, aumentando la produttività e i profitti. È il momento quindi di recuperare due obiettivi: la redistribuzione e la piena occupazione. Oggi le persone cercano un lavoro di qualità, non solo stabile e ben retribuito, ma con meno ore di cui alcune dedicate alla formazione e più tempo di vita".

Le grandi dimissioni all'italiana, un milione e mezzo nel 2022, sono legate a queste nuove esigenze?
"Ci sono tante tendenze dentro questo fenomeno, frutto anche di alti livelli di precarietà e bassi salari per cui, laddove possibile, i lavoratori hanno cercato un posto migliore. Bisogna rispondere a una domanda di senso e qualità del lavoro che ci arriva dalle nuove generazioni: vogliono fare un mestiere che li realizza".

Anche il Pd ora ripudia il suo Jobs Act. Sull'articolo 18 aveva ragione la Cgil? La frattura tra sinistra e lavoro è iniziata lì?
"È iniziata prima, con gli interventi sulla precarietà sia dei governi di destra che di sinistra. Ricordo che quasi la metà dei cittadini italiani non vota e sono quelli che stanno peggio. La politica deve capire che o si riparte dal lavoro o non si riparte. Non ha senso aumentare la precarietà e contrapporre lavoratori dipendenti e autonomi, come fa questo governo. Non ha senso cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza. Sull'articolo 18 avevamo ragione noi, sì. Per questo serve un nuovo Statuto dei lavoratori".