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Scocchia: “Illy non delocalizza, investiamo 120 milioni per produrre di più a Trieste”

(ansa)
Intervista all’amministratore delegato della società del caffè che ha chiuso il 2022 con ricavi in aumento del 14% a 568 milioni. Nonostante un aumento dei costi di 45 milioni aumenta a due cifre anche i margini grazie al lavoro di squadra
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MILANO  Cristina Scocchia, da un anno alla guida di illycaffè, ha fatto suo il motto di D’Artagnan, “uno per tutti e tutti per uno”, e come un moschettiere insieme ai manager, all’omonima famiglia triestina e al private equity Usa Rhone Capital, chiude un anno record e si appresta a investire 120 milioni sulla fabbrica di Trieste, motore della crescita che punta sull’eccellenza del Made in Italy.
 

Nonostante l’aumento dei costi, illycaffè decide di investire nella produzione e di farlo in Italia, come mai?
«Nel dicembre 2022 l’azienda ha approvato un piano quinquennale, stanziando 270 milioni di investimenti entro il 2026 nell’omnicanalità, nella produzione, nella distribuzione e così via. Dopo un 2022 migliore delle attese, abbiamo deciso di investire 120 milioni sull’ampliamento della nostra fabbrica di caffè. Abbiamo valutato l’opportunità di diversificare la tost…

MILANO  Cristina Scocchia, da un anno alla guida di illycaffè, ha fatto suo il motto di D’Artagnan, “uno per tutti e tutti per uno”, e come un moschettiere insieme ai manager, all’omonima famiglia triestina e al private equity Usa Rhone Capital, chiude un anno record e si appresta a investire 120 milioni sulla fabbrica di Trieste, motore della crescita che punta sull’eccellenza del Made in Italy.
 

Nonostante l’aumento dei costi, illycaffè decide di investire nella produzione e di farlo in Italia, come mai?
«Nel dicembre 2022 l’azienda ha approvato un piano quinquennale, stanziando 270 milioni di investimenti entro il 2026 nell’omnicanalità, nella produzione, nella distribuzione e così via. Dopo un 2022 migliore delle attese, abbiamo deciso di investire 120 milioni sull’ampliamento della nostra fabbrica di caffè. Abbiamo valutato l’opportunità di diversificare la tostatura e la produzione altrove, ma abbiamo deciso che siamo orgogliosamente italiani e, vogliamo continuare a investire su Trieste e sulle sue persone, che sono quelle che hanno fatto grande illycaffè nel mondo».
 

Con i nuovi investimenti ci saranno anche nuove assunzioni?
«Senza dubbio la crescita dell’azienda sarà qualitativa e quindi accompagnata da nuove assunzioni, ma non ho un numero definito, anche perché anche quest’anno dovremo fare conto con un nuovo aumento dei costi».
 

Come avete chiuso il bilancio e cosa vi aspettate dal 2023?
«Abbiamo registrato un aumento dei ricavi del 14% a 568 milioni, crescendo in tutte le geografie e in tutti i canali dove operiamo, dai nostri monomarca, ai bar e i ristoranti dove distribuiamo i nostri prodotti e perfino alla grande distribuzione. Negli Usa, che è un mercato strategico e il secondo per importanza dopo l’Italia, abbiamo registrato un aumento dei ricavi del 27%, in Cina del 15%, in Europa tra il 18 e il 20% a seconda dei Paesi, infine a livello domestico abbiamo consolidato la nostra quota di mercato crescendo dell’8%».
 

Sta dicendo che è l’Italia che vi ha in parte frenato?
«Non direi, anzi, l’Italia è il nostro cuore, le nostre radici e rappresenta comunque un terzo del fatturato. Il caffè è un’espressione del gusto e del made in Italy nel mondo, dove realizziamo i restanti due terzi del nostro giro d’affari. E proprio perché la tradizione del nostro caffè parte da qui e da Trieste abbiamo deciso di fare un grosso investimento per supportare la nostra crescita futura, come previsto dal piano industriale 2022- 2026, che quest’anno andiamo a implementare».
 

Ma guerra e materie prime non vi hanno ostacolato?
«Diciamo che le sfide non sono mancate, e ci siamo trovati a fare i conti con 45 milioni di costi in più rispetto al 2021».
 

Come siete riusciti a rispettare il piano nonostante un simile aumento de i costi?
«Il merito è del lavoro di squadra e dello spirito di collaborazione che si respira in azienda, dove, come moschettieri, si lavora tutti per uno e uno per tutti. Con un ritocco dei prezzi di solo il 3%, siamo riusciti a creare insieme nuove efficienze aumentando al contempo la redditività a due cifre. Ma per mantenere una crescita sana e sostenibile, sia a livello di ricavi che di profitti, saremo costretti a ritoccare di nuovo i prezzi».

Uno degli obiettivi del piano era la quotazione in Borsa. A che punto siete?
«Confermo che l’azienda e gli azionisti sono determinati a quotarci entro il 2026, sui tempi e i modi non è ancora stata presa una decisione. Ma dato che tutti i target del piano sono stati raggiunti e superati, sono fiduciosa su un possibile sbarco in Borsa».