Il falco Lagarde rischia di rovinare la luna di miele dei mercati
di Giovanni Pons , di Giovanni PonsMILANO - Si apre una settimana determinante per l'andamento dei mercati finanziari, con la Fed e la Bce che devono decidere come muovere i tassi di interesse. Più o meno tutti gli analisti e i macroeconomisti sono concordi nel prevedere che la Fed frenerà la corsa al rialzo aumentando il tasso di sconto di soli 25 punti base mentre Christine Lagarde continuerà nella politica restrittiva con un rialzo da 0,5%. La differenza di intensità della stretta sulle due sponde dell'Oceano Atlantico è dovuta al fatto che negli Stati Uniti i dati sul rallentamento dell'inflazione sono più evidenti che in Europa (mercoledì si conoscerà il nuovo indice dei prezzi dell'eurozona) ma anche al fatto che la Bce ha iniziato dopo la Fed a far crescere il costo del denaro.
Sia i mercati azionari sia quelli obbligazionari hanno conosciuto un imprevisto rally nel primo mese del 2023. Lo Stoxx 600 è cresciuto del 7,13% mentre il re…
MILANO - Si apre una settimana determinante per l'andamento dei mercati finanziari, con la Fed e la Bce che devono decidere come muovere i tassi di interesse. Più o meno tutti gli analisti e i macroeconomisti sono concordi nel prevedere che la Fed frenerà la corsa al rialzo aumentando il tasso di sconto di soli 25 punti base mentre Christine Lagarde continuerà nella politica restrittiva con un rialzo da 0,5%. La differenza di intensità della stretta sulle due sponde dell'Oceano Atlantico è dovuta al fatto che negli Stati Uniti i dati sul rallentamento dell'inflazione sono più evidenti che in Europa (mercoledì si conoscerà il nuovo indice dei prezzi dell'eurozona) ma anche al fatto che la Bce ha iniziato dopo la Fed a far crescere il costo del denaro.
Sia i mercati azionari sia quelli obbligazionari hanno conosciuto un imprevisto rally nel primo mese del 2023. Lo Stoxx 600 è cresciuto del 7,13% mentre il rendimento del Bund tedesco è sceso dello 0,2% con uno speculare aumento dei prezzi delle obbligazioni. Inoltre per i bond si è riaperta la finestra delle emissioni governative e societarie, che nel 2022 si era chiusa per almeno nove mesi. Una sorta di luna di miele per i mercati a gennaio: la congiuntura ha visto gli operatori convinti che l'inflazione calante porterà a uno stop del rialzo dei tassi dalla seconda metà del 2023 e anzi a una possibilità di taglio degli stessi verso la fine dell'anno. Lo spettro della recessione è stato così allontanato e lo scenario del soft landing è diventato sempre più realistico grazie anche alla riapertura della Cina post Covid in grado di trainare la crescita mondiale.
I dubbi sulle strette Bce: faranno finire i rialzi di bond e azioni?
Ora la domanda che si pongono gli analisti è se le mosse da falco della signora Lagarde possano compromettere in qualche modo questa congiuntura idilliaca che ci ha accompagnato per tutto il mese di gennaio. La Bce vuole sradicare le aspettative di inflazione dalla testa degli investitori e per farlo non ha altro modo che alzare i tassi di interesse anche se essi non incidono direttamente sui costi dell'energia che per tutto il 2022 sono stati la componente principale della crescita dell'indice dei prezzi. I mercati stanno dunque prezzando due ulteriori rialzi di 0,5 punti fino ad arrivare al 2,5% e poi uno stop, qualsiasi deviazione da questo sentiero comporterà un peggioramento delle quotazioni.
Se la guerra russo ucraina dovesse inasprirsi ulteriormente o se le forniture di gas verso l'Europa dovessero interrompersi completamente, allora i prezzi dell'energia potrebbero far mordere l'inflazione più a lungo del previsto. L'inverno più mite delle aspettative e gli stoccaggi di gas hanno finora evitato lo scenario peggiore, ma non si può escludere che la situazione nei prossimi mesi possa essere più difficile di quanto non appaia oggi.
Il rischio di far deragliare l'economia
La severità della Lagarde in materia di tassi di interesse, inoltre, potrebbe avere degli effetti sulla crescita economica che oggi non si vedono ancora. Se i prossimi due rialzi da un punto percentuale raffredderanno non solo l'inflazione ma anche tutta l'economia europea, allora la recessione potrebbe effettivamente materializzarsi e i mercati azionari ne risentirebbero. Insomma il rischio è che quello 0,6% di crescita di Pil previsto per il 2023 possa ridimensionarsi nei prossimi mesi a causa della nuova stretta monetaria della Bce.
L'Italia è stato il mercato che ha guadagnato di più da inizio anno ma questa migliore performance deve essere confermata dalla realizzazione effettiva del Pnrr, considerata la variabile cruciale in grado di dare una spinta a un'economia che negli ultimi anni ha sempre languito nelle ultime posizioni. La premier Meloni si è vantata che da quando il suo governo è in carica lo spread tra Btp e Bund è sceso di circa 40 basis point grazie alle politiche economiche promosse dalla nuova maggioranza.
Ma non è esattamente così: lo spread si è ristretto perché i mercati hanno cominciato a prezzare che l'alta inflazione italiana, che ha raggiunto un picco del 10%, possa erodere una fetta dell'enorme debito pubblico che il paese ha sulle spalle. La crescita del Pil nominale a causa dell'inflazione fa infatti diminuire il rapporto debito/pil mentre all'opposto più alti interessi sul debito lo appesantiscono. Ma fino a questo momento, essendo le emissioni di nuovo debito a tassi più alti marginali rispetto al debito esistente, prevale la tassa da inflazione che l'Osservatorio sui conti pubblici di Giampaolo Galli nel giugno 2022 aveva stimato in 35 miliardi (ora sono molti di più essendo l'inflazione salita molto nella seconda parte dell'anno).