Meloni chiede "un nuovo fondo Ue”, ma avrà flessibilità solo sul Pnrr
Tommaso Ciriaco , Tommaso CiriacoROMA - Il faccia a faccia con Charles Michel chiarisce a Giorgia Meloni due punti fondamentali della trattativa con Bruxelles. La prima: in vista del Consiglio europeo del 9-10 febbraio esiste un largo fronte continentale – di cui fa parte anche il Presidente del Consiglio europeo – che preme per attivare da subito un fondo sovrano Ue che assicuri anche agli Stati con alto debito pubblico la possibilità di sostenere le proprie aziende e garantirne la competitività. La seconda: questa prospettiva piace anche a Parigi, ma è osteggiata da Berlino - concentrata solo sugli aiuti di Stato nazionali - e non vedrà la luce prima di diversi mesi.
ROMA - Il faccia a faccia con Charles Michel chiarisce a Giorgia Meloni due punti fondamentali della trattativa con Bruxelles. La prima: in vista del Consiglio europeo del 9-10 febbraio esiste un largo fronte continentale – di cui fa parte anche il Presidente del Consiglio europeo – che preme per attivare da subito un fondo sovrano Ue che assicuri anche agli Stati con alto debito pubblico la possibilità di sostenere le proprie aziende e garantirne la competitività. La seconda: questa prospettiva piace anche a Parigi, ma è osteggiata da Berlino - concentrata solo sugli aiuti di Stato nazionali - e non vedrà la luce prima di diversi mesi.
Tempi che preoccupano Palazzo Chigi. Neanche l’idea di allargare il fondo Sure sembra decollare. E dunque, cosa può ragionevolmente ottenere Roma? Una maggiore flessibilità per i fondi di coesione e del Pnrr, in modo da liberare risorse in tempi relativamente brevi. Un obiettivo a cui ha lavorato a lungo Raffaele Fitto. Di fatto, l’unico passo in avanti in una cornice non favorevole all’Italia.
La presidente del Consiglio e Michel dialogano bene, nel chiuso di Palazzo Chigi. Il belga conferma le distanze con Ursula von der Leyen e sposa la posizione francese, a sua volta neanche troppo distante da quella italiana. Un elemento che rende possibile (ma ancora da confermare) una visita di Meloni all’Eliseo prima del summit di Bruxelles. Al termine dell’incontro, Michel ribadisce: «Le scelte che prenderemo al Consiglio saranno decisive per i prossimi dieci anni. Siamo consapevoli di come anche l’Europa debba proteggere le proprie imprese con coraggio e assicurando parità di condizioni per tutti gli Stati membri».
È quanto reclama a gran voce Roma. Ma è l’opzione che il cancelliere tedesco Olaf Scholz preferisce rimandare all’estate, come conferma la bozza della Commissione in vista del summit. E questo nonostante Meloni - e diversi tra i Ventisette - prema per non limitarsi a un allentamento degli aiuti di Stato, che favorirebbe solo Berlino e i Paesi con basso debito: «Serve cautela sul rilassamento delle regole sugli aiuti di Stato, l’obiettivo è sostenere le imprese senza rischiare di indebolire il mercato unico. Serve un fondo sovrano europeo».
Ma come detto, dovrà accontentarsi per adesso di una maggiore «flessibilità sui fondi esistenti», in particolare quelli di coesione. A meno di uno scatto nei prossimi dieci giorni, insomma, il bilancio del Consiglio sarà magro. E non lo renderà certo migliore, per Meloni, qualche passo avanti sui migranti, grazie ad alcuni interventi sul nodo dei confini esterni. Quanto al fondo europeo, vedrà la luce soltanto se i prossimi mesi convinceranno Berlino che un mercato unico poco competitivo danneggia anche i tedeschi.