Gli Stati Uniti mettono Huawei sotto embargo: "Stop all'export di tecnologia americana"
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - L'amministrazione Biden ha smesso di fornire alle aziende statunitensi licenze per l'esportazione a Huawei. Il Dipartimento del Commercio Usa ha notificato ad alcune aziende che non avrebbe più concesso licenze a nessun gruppo che esporta tecnologia americana al gigante cinese delle telecomunicazioni. Lo scrive il Financial Times, citando fonti a conoscenza della questione. Nuovo capitolo della guerra tech tra Washington e Pechino.
Sulla lista nera
Huawei è da anni nel mirino degli Stati Uniti, sospettata di legami con il governo di Pechino e l'esercito cinese. Nel maggio 2019, presidenza Donald Trump, Washington inserisce il colosso fondato da Ren Zhengfei nella "entity list" del Dipartimento del Commercio: una mossa per colpire le aziende cinesi che, secondo Washington, rappresentavano un rischio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Chi ci finisce dentro deve avere l'ok del governo americano per acquistare componenti Made …
PECHINO - L'amministrazione Biden ha smesso di fornire alle aziende statunitensi licenze per l'esportazione a Huawei. Il Dipartimento del Commercio Usa ha notificato ad alcune aziende che non avrebbe più concesso licenze a nessun gruppo che esporta tecnologia americana al gigante cinese delle telecomunicazioni. Lo scrive il Financial Times, citando fonti a conoscenza della questione. Nuovo capitolo della guerra tech tra Washington e Pechino.
Sulla lista nera
Huawei è da anni nel mirino degli Stati Uniti, sospettata di legami con il governo di Pechino e l'esercito cinese. Nel maggio 2019, presidenza Donald Trump, Washington inserisce il colosso fondato da Ren Zhengfei nella "entity list" del Dipartimento del Commercio: una mossa per colpire le aziende cinesi che, secondo Washington, rappresentavano un rischio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Chi ci finisce dentro deve avere l'ok del governo americano per acquistare componenti Made in Usa. Ma il Dipartimento del Commercio ha continuato a concedere licenze di esportazione ad alcune aziende in questi anni, tra cui Qualcomm e Intel, per fornire a Huawei tecnologia non legata alle reti di telecomunicazione 5G.
La stretta di Biden
Negli ultimi due anni, il presidente Joe Biden ha assunto però una posizione ancora più dura nei confronti della Cina, in particolare nel settore della tecnologia d'avanguardia. In ottobre, ha imposto restrizioni sulla fornitura di semiconduttori avanzati e attrezzature per la produzione di chip a gruppi cinesi. La scorsa settimana, ha convinto i Paesi Bassi e il Giappone a unirsi agli Stati Uniti per limitare le esportazioni di macchinari avanzati per la produzione di semiconduttori in Cina.
Pechino: "Seriamente preoccupati"
Dopo la notizia è arrivata una prima dichiarazione delle autorità cinesi. Il Ministero degli Esteri di Pechino si dice “seriamente preoccupato” per la vicenda e informa che “monitorerà da vicino gli sviluppi della questione”.
"Le azioni del dipartimento del commercio sono in parte motivate dal fatto che Huawei, come azienda, è un animale molto diverso da quello che era quattro anni fa, quando si concentrava sul 5G", dice al quotidiano britannico Martijn Rasser, ex funzionario della Cia, riferendosi alla sua espansione in settori come i cavi sottomarini e il cloud computing. La mossa di Washington arriva mentre le operazioni di Huawei si sono stabilizzate, dopo un precipitoso calo nel 2021. Eric Xu, presidente a rotazione dell'azienda, ha dichiarato a dicembre che il 2023 sarebbe stato il primo anno in cui Huawei sarebbe tornata al "business as usual". Secondo l'azienda, i ricavi del 2022 sono rimasti fermi a 636,9 miliardi di yuan (94 miliardi di dollari).
Impatto incerto
Gli addetti ai lavori sostengono che è troppo presto per valutare l'impatto delle ultime misure su Huawei. "Un blocco totale a tempo indeterminato sarebbe ovviamente catastrofico, ma il risultato di una misura di questo tipo potrebbe essere molto diverso", ha dichiarato al Ft un esperto legale coinvolto nelle richieste di licenza di esportazione. L'impatto a lungo termine è incerto. Huawei continua a ricavare enormi entrate dai gestori locali come la China Mobile e dalle imprese statali che si affidano alla compagnia di Shenzhen per la costruzione di reti locali e aziendali. Secondo i funzionari del settore, la Cina gestisce più di 2 milioni di stazioni base 5G, ovvero oltre il 60% del totale mondiale. Una mossa che danneggia però, pure le aziende americane e che avrà un impatto sulle entrate dei fornitori statunitensi, soprattutto per quanto riguarda i semiconduttori di base.
Per capire da dove nasce la guerra tra Washington e Huawei bisogna fare un passo indietro, al 2018. Quell'estate l'allora presidente americano Donald Trump fa pressing sugli alleati affinché sbarrino le loro porte al colosso cinese, accusato di spionaggio per conto di Pechino. L'affaire si scalda a dicembre. Mentre Trump e Xi Jinping sono a cena in Argentina, durante il G20, per cercare una tregua sulla guerra dei dazi tra Usa e Cina, il 1° dicembre all'aeroporto di Vancouver, su richiesta americana, la figlia di Ren, Meng Wanzhou, direttrice finanziaria della società, viene arrestata con l'accusa di aver violato l'embargo verso l'Iran. Per Pechino è una "dichiarazione di guerra". Meng, la principessa ereditaria dell'impero tecnologico cinese, è stata rispedita in patria soltanto a settembre del 2021.