Istat, Pil in calo dello 0,1% nel quarto trimestre, ma va meglio delle attese. Si allontana lo spettro recessione
MILANO - Dopo sette trimestre di crescita consecutiva il Pil italiano torna a scendere. Secondo il dato diffuso oggi dall'Istat, nel quarto trimestre dell'anno il Prodotto interno Lordo ha registrato un calo dello 0,1%, in inversione di tendenza rispetto allo al +0,5% del terzo trimestre e meglio del -0,3% atteso dagli analisti. Migliora così la stima, pur preliminare, relativa all'intero 2022, che viene vista ora dall'istituto di statistica al +3,9%, meglio di quanto indicato dal governo nella nota di aggiornamento al Def. La variazione congiunturale del trimestre, sottolinea l'Istat, è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto sia nel comparto dell'agricoltura, silvicoltura e pesca, sia in quello dell'industria, mentre i servizi registrano una crescita. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e uno positivo della componente estera netta
Al di là della frenata finale l'economia italiana porta in dote nel 2023 una crescita acquisita dello 0,4%, allontanando così lo spettro della recessione, come confermato anche dalle previsioni diffuse stanotte dal Fondo Monetario Internazionale.
Arrivano anche segnali positivi dal mercato del lavoro: gli occupati in Italia a dicembre sono cresciuti di 37mila unità su novembre e di 334mila unità su dicembre 2021. Si mantiene stabile il tasso di disoccupazione, cioè il numero di persone che cercano un lavoro sul totale della popolazione attiva, attestandosi al 7,8%, sugli stessi livelli di novembre e in calo di un punto percentuale su dicembre 2021.
Il tasso di disoccupazione giovanile cala al 22,1% (-0,5 punti sul mese, -4,1 punti sull'anno). In netta discesa il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni: -54mila su novembre, -225mila su base annuale, mentre il tasso di inattività si fissa al 34,3%. Sale ancora, al 60,5%, il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni, il livello più alto dal 2004, data di inizio delle serie storiche. Gli occupati complessivi nel mese erano 23.215.000, al livello più alto dopo giugno 2019.
Si amplia la forbice tra crescita dei salari e aumento dell'inflazione
Sempre l'Istat mette però in evidenzia un ampliamento della forbice tra crescita dell'inflazione e andamento dei salari, che nel 2022 ha toccato il 7,6%, il valore dal 2001, primo anno di diffusione dell'indicatore dei prezzi armonizzato a livello europeo (in passato il valore massimo era stato raggiunto nel 2012 ed era pari a 1,8 punti percentuali). Nel 2022, l'intensa stagione contrattuale ha portato al recepimento di 33 contratti collettivi e la crescita delle retribuzioni contrattuali è stata, nella media dell'anno, pari a +1,1%.