Gli aiuti al ribasso della Ue, per l’industria niente nuovi fondi nel piano della Commissione
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - Un’occasione persa. Un passo indietro che rischia di compromettere quelli compiuti in avanti dopo l’approvazione del Recovery Fund. La proposta presentata dalla Commissione europea per affrontare la crisi economica attraverso un Piano industriale che rafforzi la transizione verde del Green Deal, rischia di scontentare davvero tutti.
Non è stata solo l’Italia a prendere le distanze. Ma anche i due principali partiti europei, il Ppe e il Pse, hanno già bocciato le indicazioni formulate da Ursula Von der Leyen. Addirittura i popolari definiscono questo atto «l’inizio della fine» della Commissione Von der Leyen.
Non un euro in più stanziato. Zero solidarietà. Bocciata l’ipotesi di estendere lo strumento dello Sure che aiutava a mantenere i livelli occupazionali. Un Fondo sovrano comunitario dalla tempistica incerta e infine un allentamento delle regole sugli aiuti di Stato.
La partita con gli Stati Uniti
…BRUXELLES - Un’occasione persa. Un passo indietro che rischia di compromettere quelli compiuti in avanti dopo l’approvazione del Recovery Fund. La proposta presentata dalla Commissione europea per affrontare la crisi economica attraverso un Piano industriale che rafforzi la transizione verde del Green Deal, rischia di scontentare davvero tutti.
Non è stata solo l’Italia a prendere le distanze. Ma anche i due principali partiti europei, il Ppe e il Pse, hanno già bocciato le indicazioni formulate da Ursula Von der Leyen. Addirittura i popolari definiscono questo atto «l’inizio della fine» della Commissione Von der Leyen.
Non un euro in più stanziato. Zero solidarietà. Bocciata l’ipotesi di estendere lo strumento dello Sure che aiutava a mantenere i livelli occupazionali. Un Fondo sovrano comunitario dalla tempistica incerta e infine un allentamento delle regole sugli aiuti di Stato.
La partita con gli Stati Uniti
Risultato: non ci sono le risorse per contrastare il pacchetto Ira varato dagli Stati Uniti di circa 350 miliardi di dollari e che quindi provoca una distorsione della competizione tra aziende a livello globale. Sicuramente tra quelle americane ed europee.
Per di più si materializza il concreto pericolo che anche il mercato unico europeo possa subire una pericolosa deformazione favorendo i Paesi che sono in grado di aiutare le proprie imprese, come (l’80 per cento degli aiuti di Stato autorizzati fino ad ora riguardano Berlino e Parigi), e danneggiando quelli con uno spazio fiscale inferiore o nullo come l’Italia.
La presidente della Commissione è stata esplicita circa la possibilità di mettere in campo altre risorse e soprattutto altri finanziamenti provenienti dal debito comuni: non se ne parla. Il diktat arrivato nei giorni scorsi dalla sponda tedesca e dagli Stati del Nord ha prodotto quindi i suoi effetti. Von der Leyen fa semmai riferimento ad un «strumento ponte»: mobilitare subito i fondi già previsti. Quali il RePowerEu e l’InvestEu.
In attesa dell’istituzione di un Fondo Sovrano europeo. Ma quando? La leader dell’esecutivo Ue dice esplicitamente che «non ha tempistiche chiare da indicare». Di certo non prima della revisione del Bilancio comunitario. Appunto, dunque, almeno al 2024.
La parte più concreta si concentra sugli aiuti di Stato.
«È importante evitare la frammentazione del mercato unico — ripete — e garantire la parità di condizioni». Il problema è come prevedere questa garanzia. Al momento non esiste. La strada indicata stabilisce che gli aiuti siano «mirati e temporanei». Con «mirati» si intendono sei aree di intervento: batterie, pannelli solari, turbine eoliche, pompe di calore, elettrolizzatori e cattura e stoccaggio del carbonio.
Il concetto di «temporaneità», poi, appare un po’ dilatato: i prossimi tre anni. Il problema è ben presente anche a Margrethe Vestager, la commissaria danese che si occupa di antitrust: «Dobbiamo evitare una corsa ai sussidi. Se competiamo individualmente come Stati membri perderemo nell’insieme». Ma anche l’ipotesi di eguagliare gli eventuali sussidi disposti da paesi extraeuropei in realtà favorisce la disparita dentro l’Ue. Ossia se gli Usa mettono in campo su un settore una cifra, i singoli Stati europei possono fare altrettanto. Chi può di più, farà di più. Chi può di meno, non farà.
Il progetto arriverà giovedì prossimo al Consiglio europeo. Lo scontro sarà inevitabile. L’Italia ha già presentato un documento (un cosiddetto “non paper”) per formulare tutte le sue critiche, in particolare sugli aiuti di Stato. Von der Leyen è stata persino bacchetta dal suo partito, il Ppe, guidato dal tedesco Weber con il quale non corre buon sangue: «Rammarico perché il pacchetto non è stato presentato prima e perché avrà un effetto limitato. Con il piano odierno la Commissione europea avvia l’inizio della propria fine. La Commissione scoprirà di essere stata negligente nell’attuazione del Green deal». Per i socialisti, è «insufficiente e non affronta le reali esigenze dell’Ue».