Effetto Brexit, così la Gran Bretagna è diventata la pecora nera della crescita. E prosegue l'ondata di scioperi
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Visto che le brutte notizie non arrivano mai da sole, dopo il declassamento del Regno Unito la cui crescita nei prossimi due anni sarà addirittura inferiore alla Russia secondo l’Fmi, oggi è il giorno in Inghilterra e Galles di “un altro lockdown”. Così i tabloid chiamano l’ennesima marea di scioperi oltremanica che in queste ore vedranno incrociare le braccia decine di migliaia di insegnanti, ma anche ferrovieri (anche dopodomani), impiegati pubblici, security, autisti di autobus e staff aeroportuale.
Stop per mezzo milione di lavoratori
Non è uno sciopero generale - quello è vietato per legge in UK - ma certo una agitazione di una tale magnitudine e varietà non si vedeva da oltre 11 anni. In 500mila persone di diverse categorie, infatti, sciopereranno oggi per chiedere un aumento dei salari adeguato all’altissima inflazione britannica (circa 10%). Il governo ancora non cede, nemmeno ag…
LONDRA - Visto che le brutte notizie non arrivano mai da sole, dopo il declassamento del Regno Unito la cui crescita nei prossimi due anni sarà addirittura inferiore alla Russia secondo l’Fmi, oggi è il giorno in Inghilterra e Galles di “un altro lockdown”. Così i tabloid chiamano l’ennesima marea di scioperi oltremanica che in queste ore vedranno incrociare le braccia decine di migliaia di insegnanti, ma anche ferrovieri (anche dopodomani), impiegati pubblici, security, autisti di autobus e staff aeroportuale.
Stop per mezzo milione di lavoratori
Non è uno sciopero generale - quello è vietato per legge in UK - ma certo una agitazione di una tale magnitudine e varietà non si vedeva da oltre 11 anni. In 500mila persone di diverse categorie, infatti, sciopereranno oggi per chiedere un aumento dei salari adeguato all’altissima inflazione britannica (circa 10%). Il governo ancora non cede, nemmeno agli infermieri lodati durante la pandemia che pure chiedono aumenti di quasi il 20% e che qualche settimana fa hanno scioperato per la prima volta in oltre un secolo di storia della (fu?) gloriosa sanità pubblica britannica “Nhs”.
Insomma, il Paese è di nuovo paralizzato proprio come ai tempi del lockdown anti Covid (85% delle scuole e quasi tutte le stazioni oggi rimarranno chiuse) ed è un altro duro colpo anche per il primo ministro Rishi Sunak che sembra avere la situazione sempre meno sotto controllo.
Il tutto in un contesto economico e finanziario già pessimo da queste parti e che queste continue agitazioni - che oramai vanno avanti da mesi nello shakesperianamente ribattezzato “inverno del malcontento” - di certo non allevieranno. Ma come mai il Regno Unito, secondo le ultime stime aggiornate del Fondo Monetario Internazionale, sarà il Paese che crescerà di meno del G20 nel 2023? E come mai avrà una performance peggiore, quest’anno e anche nel 2024, persino della sanzionatissima Russia, sempre stando alle proiezioni Fmi?
Perché Londra non cresce
I motivi sono diversi. Ma certo non sono confortanti per un Paese che pensava di “liberare tutto il suo potenziale” con la Brexit e che invece proprio nel giorno del terzo anniversario dell’uscita dall’Ue (31 gennaio 2020) si è ritrovato ultimo della classe e apparentemente destinato ad arrancare in un pantano economico e finanziario almeno per i prossimi due anni. Se nel 2023, gli Stati Uniti cresceranno dell’1,2% secondo l’Fmi, l’eurozona dello 0,7%, l’Italia dello 0,6 e il Giappone dell’1,8%, il Regno Unito sarà l’unico Paese con segno negativo: -0,6%.
Addirittura meglio la Russia, con +0,2%, seppur questo dato si spieghi con lo sprofondo del Pil di Mosca nel 2022 causa sanzioni. Tuttavia, anche nel 2024 le cose non dovrebbero andare benissimo per Londra secondo l'Fmi: +0,9% di prodotto interno lordo, come l’Italia, contro il +1% degli Usa, il +1,6% dell’eurozona, +2,4% per la Spagna e persino +2,1% per Mosca.
Perché il Regno Unito è la pecora nera dei paesi industralizzati, che nonostante la guerra in Ucraina, la crisi inflazionaria e quella energetica si stanno riprendendo meglio e più in fretta? Una delle principali cause è evidentemente la Brexit. In una sua analisi, Bloomberg ha scritto ieri che la Gran Bretagna sta perdendo la mostruosa cifra di 100 miliardi di sterline all’anno a causa dell’uscita dell’Ue come output e investimenti e che l’economia si è ristretta del 4%, come del resto aveva già predetto un’analisi indipendente del governo britannico l’anno scorso, la quale però parlava dello stesso flop spalmato di qui al 2026.
Gli efffetti dell'uscita dal mercato unico
L’uscita di Londra del potentissimo mercato unico europeo e dalla sua libera circolazione sta provocando danni anche in termini di posti di lavoro (oltre 1,2 milioni) che il Regno Unito non riesce più a colmare senza i cittadini Ue che coprivano (quasi) ogni buco. Mentre gli accordi di libero scambio con Giappone, Australia e Nuova Zelanda porteranno briciole di benefici e al massimo qualche misero decimale di Pil. Inoltre, c'è il catastrofico buco da 60 miliardi lasciato dall’ex prima ministra Liz Truss, con le sue azzardate e sconsiderate politiche ultraliberiste attuate in una pessima congiuntura economica. Inoltre, gli investimenti stanno calando, come riportano gli economisti Ana Andrade e Dan Hanson, che aggiungono: “Sinora sembra proprio che il Regno Unito abbia commesso un atto di masochismo scegliendo la Brexit”.
Nel terzo anniversario dell’addio all'Ue, ieri il primo ministro britannico Rishi Sunak ieri ha annunciato altri controversi porti liberi, come a Plymouth e nel Teesside, per attrarre investimenti (e illegalità, secondo i critici); poi una deregulation massiccia della City di Londra e del sistema assicurativo, ma sarà tutta da vedere perché la Bank of England ha già messo in guardia il governo per i rischi correlati; inoltre, Sunak ha rilanciato nuovi progetti di ricerca e sviluppo, eventualmente alternativi alla maxi galassia europea di Horizon, qualora Londra dovesse rimanere fuori (come pare probabile visto che manca accordo con Ue) anche da questa importantissima piattaforma scientifica europea. Impegni che non sembrano all’altezza per colmare i gap che separano al momento il Regno Unito dal resto delle nazioni più ricche.
Ed Conway, stimato commentatore di Sky News a Londra, ha definito la situazione economica e finanziaria britannica come “un cocktail tossico”. Ci sono alcune scusanti per questo pessimo outlook, il peggiore di tutti. Per esempio, il fatto che le stime precedenti del Fmi non avevano previsto l’harakiri di Truss. Inoltre, l’inflazione dovrebbe scendere meno rapidamente del previsto in Uk anche a causa della profonda dipendenza dal gas, soprattutto nel riscaldamento domestico, e ciò ha influenzato al ribasso le proiezioni dell’Fmi.
Ci sono altre ragioni però, molto meno promettenti. “Essere superati dalla Russia è doppiamente umiliante”, commenta Conway, che aggiunge: “Un altro grosso problema è che mentre le altre nazioni stanno investendo miliardi di dollari per esempio nelle rinnovabili, il governo Sunak ha ridotto aiuti e sussidi”. Insomma, l’ennesima, deprimente austerity vista in 12 anni di governi conservatori e dopo le macerie lasciate da Truss. Un fardello gravoso, con conseguenze a lungo termine, che probabilmente finirà sulle spalle anche del Labour, favoritissimo alle prossime elezioni del 2024.