Eni, il ministro del petrolio libico contro il maxi contratto Roma-Tripoli da 8 miliardi: "Illegale e non equilibrato"
di Andrea Greco , di Andrea GrecoMILANO – Il ministro del petrolio libico del governo di Tripoli ritiene “illegale e non equilibrato” il contratto da 8 miliardi di dollari che l’Eni e la Noc hanno firmato sabato per estrarre, dal 2026, fino a 8 miliardi di metri cubi annui di nuovo gas al largo delle coste tripolitane. Mohammed Aoun, che fa parte dello stesso governo il cui premier Abdul Hamid Dbeibah stringeva la mano sabato a Giorgia Meloni e all’ad della major italiana Claudio Descalzi, è intervenuto in un video su Libya Herald domenica.
Aoun, ministro del petrolio del Governo di unità nazionale, Mohammed Aoun, si è espresso contro i termini dell’accordo perché a suo dire aumenterebbe la quota dei futuri proventi incamerati dall’Eni al 37%, rispetto al 30% pattuito nel 2008 e per 25 anni futuri, a cui il suo ministero è tuttora vincolato. Aoun ha aggiunto che gli accordi del 2008 furono siglati anche da Farhat Bengdara, il dirigente che …
MILANO – Il ministro del petrolio libico del governo di Tripoli ritiene “illegale e non equilibrato” il contratto da 8 miliardi di dollari che l’Eni e la Noc hanno firmato sabato per estrarre, dal 2026, fino a 8 miliardi di metri cubi annui di nuovo gas al largo delle coste tripolitane. Mohammed Aoun, che fa parte dello stesso governo il cui premier Abdul Hamid Dbeibah stringeva la mano sabato a Giorgia Meloni e all’ad della major italiana Claudio Descalzi, è intervenuto in un video su Libya Herald domenica.
Aoun, ministro del petrolio del Governo di unità nazionale, Mohammed Aoun, si è espresso contro i termini dell’accordo perché a suo dire aumenterebbe la quota dei futuri proventi incamerati dall’Eni al 37%, rispetto al 30% pattuito nel 2008 e per 25 anni futuri, a cui il suo ministero è tuttora vincolato. Aoun ha aggiunto che gli accordi del 2008 furono siglati anche da Farhat Bengdara, il dirigente che nel luglio scorso è stato nominato alla presidenza della compagnia nazionale libica Noc, in seguito a un accordo bipartisan tra i due governi rivali.
Aoun siede nello stesso governo che ha accolto la delegazione italiana sabato: in rotta con il premier, che l’ha emarginato, aveva disertato la cerimonia di firma a Tripoli. Il politico libico avrebbe chiesto a Eni di sobbarcarsi una parte superiore degli investimenti nei due giacimenti “Struttura A” e “Struttura E”, che sono equamente divisi tra la Noc e l’Eni nella compartecipata Mellitah Oil & Gas.
Prima di Aoun la scorsa settimana si era espresso contro le nuove intese italo-libiche sul gas Fathi Bashagha, leader del “governo di stabilità nazionale” in conflitto con quello di Dbeibah, e che controlla l’Est della Libia.
La Guerra civile in Libia, in atto da un decennio perché il Paese non trova un assetto politico successive all’eliminazione del dittatore Muhammar Gheddafi, ha bloccato finora ogni nuovo investimento negli idrocarburi del Paese, e ridotto le estrazioni di petrolio e di gas del periodo. L’Eni, presente in Libia dal 1959, è l’unica multinazionale che non ha mai lasciato il Paese, e il maggior produttore straniero di energia in Libia con 165 mila barili di petrolio al giorno e una produzione 2022 di gas pari a 9,3 miliardi di metri cubi, di cui 2.5 miliardi sono arrivati in Italia tramite il metanodotto Green Stream.