La Fed si ammorbidisce, rialzo dei tassi dimezzato. Powell: “Ma ne serviranno degli altri”
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - «Il lavoro non è finito, dichiarare vittoria adesso sarebbe prematuro». La Federal Reserve dice di non voler cambiare la linea dura. Anche se ammette che l’inflazione cala, resta determinata a rischiare la recessione, pur di domarla in maniera definitiva.
Perché è vero che ieri ha deciso di alzare ancora i tassi solo dello 0,25% (portandoli ai massimi dal 2007), come tutti si aspettavano, ma poi nel linguaggio usato per spiegare la decisione non ha fatto alcuna concessione alle colombe. Non ha tolto dal comunicato la parola “ongoing”, che preannuncia la prosecuzione degli interventi a tempo indeterminato, e non ha dato l’impressione di pensare a quando taglierà i tassi.
Wall Street però non sembra crederci, e infatti è risalita dai minimi della giornata proprio mentre il presidente Powell parlava, chiudendo invariato il Dow Jones (+0,03%) e in deciso rialzo (+2%) il Nasdaq.
«L’infla…
NEW YORK - «Il lavoro non è finito, dichiarare vittoria adesso sarebbe prematuro». La Federal Reserve dice di non voler cambiare la linea dura. Anche se ammette che l’inflazione cala, resta determinata a rischiare la recessione, pur di domarla in maniera definitiva.
Perché è vero che ieri ha deciso di alzare ancora i tassi solo dello 0,25% (portandoli ai massimi dal 2007), come tutti si aspettavano, ma poi nel linguaggio usato per spiegare la decisione non ha fatto alcuna concessione alle colombe. Non ha tolto dal comunicato la parola “ongoing”, che preannuncia la prosecuzione degli interventi a tempo indeterminato, e non ha dato l’impressione di pensare a quando taglierà i tassi.
Wall Street però non sembra crederci, e infatti è risalita dai minimi della giornata proprio mentre il presidente Powell parlava, chiudendo invariato il Dow Jones (+0,03%) e in deciso rialzo (+2%) il Nasdaq.
«L’inflazione - si legge nel comunicato della Fed - si è alleggerita in qualche misura, ma resta elevata». Perciò «gli incrementi continui degli obiettivi sui tassi sono appropriati». Il documento riconosce che il panorama internazionale è migliorato, come aveva già affermato l’Fmi nell’aggiornamento dell’Outlook, e non cita più la guerra in Ucraina come un grave rischio. Allo stesso modo non sottolinea i pericoli sanitari, perché non considera più il Covid fattore determinante per l’andamento dell’economia.
Quando si è presentato davanti ai giornalisti, Powell ha cercato di rinforzare la linea da falco, ribadendo che «il lavoro non è finito». Ha detto che la Fed non pensa di «tagliare i tassi entro la fine dell’anno», ma intende restare vigile perché il mercato del lavoro rimane forte e la riduzione dei prezzi non ha toccato ancora tutti i settori dell’economia.
Nello stesso tempo, però, il capo della banca centrale Usa ha ammesso che «la riduzione dell’inflazione è cominciata e questa è una buona notizia». Quindi ha affermato di ritenere «possibile che l’aumento dei prezzi torni al livello auspicato del 2%, senza avere effetti negativi sull’occupazione e senza la recessione. Staremo attenti, e se l’inflazione calerà più velocemente del previsto ne terremo conto».
Ha detto anche di aspettarsi che il Congresso alzerà il tetto del debito, evitando il default degli Usa. Tutto questo ha convinto i mercati che forse la Fed alzerà ancora i tassi dello 0,25% nella riunione di marzo, ma poi si fermerà, e inizierà a tagliare entro la fine dell’anno.
Gennaio è stato uno dei mesi migliori per Wall Street da parecchio tempo, perché i mercati non credono che Powell faccia sul serio, quando si presenta come un falco. Pensano che usi queste parole per frenare un “rally” dei titoli, perché metterebbe soldi nelle tasche dei consumatori e quindi riaccenderebbe l’inflazione. E da questo gioco al gatto e il topo tra la banca centrale e la Borsa dipenderà il futuro dell’economia Usa, la possibile recessione, e i posti di lavoro di migliaia di persone che rischiano di farne le spese.
Nella realtà, però, l’inflazione sta davvero calando, e anche se finora i rialzi dei tassi non hanno spinto l’America verso la recessione e la disoccupazione, il rischio che lo facciano esiste, se la Fed esagera. Perciò Wall Street scommette sul fatto che la banca centrale, dopo aver commesso l’errore imperdonabile di sottovalutare l’inflazione due anni fa, non raddoppierà ora con lo sbaglio di spingere il paese verso una crisi non necessaria.