La recessione non c’è. Anche l'Fmi promuove l’Italia
di Giuseppe Colombo , di Giuseppe ColomboROMA - La traccia della recessione la cancella il Fondo monetario internazionale. Tre mesi fa le previsioni parlavano di un’economia italiana proiettata verso un 2023 fosco, con il Pil in territorio negativo. Le nuove stime spostano l’asticella del prodotto interno lordo da -0,2% a +0,6%: è un balzo di 0,8 punti percentuali, ma soprattutto è il ritorno del segno più. Certo l’Italia, come il resto del mondo, viaggia a un ritmo più lento rispetto all’anno scorso perché, ricorda l’Fmi, "il rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali e la guerra in Ucraina continuano a pesare". Ma la prospettiva è cambiata, l’orizzonte si è fatto meno cupo. E certo gli inciampi non mancano: nell’ultimo trimestre del 2022, spiega l’Istat, il Pil si è contratto dello 0,1% dopo sette trimestri consecutivi di crescita. Ma il saldo resta positivo, con un 3,9% annuo che &e…
ROMA - La traccia della recessione la cancella il Fondo monetario internazionale. Tre mesi fa le previsioni parlavano di un’economia italiana proiettata verso un 2023 fosco, con il Pil in territorio negativo. Le nuove stime spostano l’asticella del prodotto interno lordo da -0,2% a +0,6%: è un balzo di 0,8 punti percentuali, ma soprattutto è il ritorno del segno più. Certo l’Italia, come il resto del mondo, viaggia a un ritmo più lento rispetto all’anno scorso perché, ricorda l’Fmi, "il rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali e la guerra in Ucraina continuano a pesare". Ma la prospettiva è cambiata, l’orizzonte si è fatto meno cupo. E certo gli inciampi non mancano: nell’ultimo trimestre del 2022, spiega l’Istat, il Pil si è contratto dello 0,1% dopo sette trimestri consecutivi di crescita. Ma il saldo resta positivo, con un 3,9% annuo che è superiore alla stima (3,7%) indicata dal governo nella Nota di aggiornamento al Def di novembre.
Tuttavia i rischi restano sempre dietro l’angolo e per questo una definizione puntuale della politica economica ci sarà solo a fine marzo, quando si chiuderà il Documento di economia e finanza. È lo stesso ragionamento che il governo sta facendo sugli aiuti contro il caro bollette per le famiglie e le imprese: il prezzo del gas sui mercati si mantiene intorno ai 60 euro per megawattora, ma se le quotazioni dovessero risalire allora bisognerà abbandonare l’idea del passaggio ai sostegni selettivi.
Se il quadro macroeconomico è più roseo rispetto alle previsioni dello scorso autunno, lo stesso non si può dire per i lavoratori. Il divario tra i prezzi e i salari contrattuali è aumentato sensibilmente nel 2022: i primi sono cresciuti dell’8,7%, i secondi solo dell’1,1%. "In tutti i Paesi europei assistiamo a un divario record, tuttavia l’Italia è il Paese dell’area euro dove i salari contrattuali sono cresciuti meno, l’1,1% rispetto a una media del 2,8%, e dove la fetta di lavoratori in attesa di rinnovo è più alta, il 49,6%", spiega Andrea Garnero, economista dell’Ocse. Come andrà quest’anno? "Sulla base dei contratti in vigore - aggiunge Garnero - ci aspettiamo una leggerissima accelerazione delle retribuzioni contrattuali, con un incremento di poco meno del 2%, però sempre ben al di sotto dell’aumento dei prezzi". Alcuni rinnovi sono in dirittura d’arrivo nella Pubblica amministrazione, ma i servizi arrancano ancora.
©RIPRODUZIONE RISERVATA