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La recessione non c’è. Anche l'Fmi promuove l’Italia

Gli ultimi dati Istat segnalano una mini frenata nel quarto trimestre, ma la crescita acquisita per il 2023 è già dello 0,4%. Aumenta il divario prezzi-salari. Garnero (Ocse): "Quest'anno incremento delle retribuzioni di poco meno del 2%"
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ROMA - La traccia della recessione la cancella il Fondo monetario internazionale. Tre mesi fa le previsioni parlavano di un’economia italiana proiettata verso un 2023 fosco, con il Pil in territorio negativo. Le nuove stime spostano l’asticella del prodotto interno lordo da -0,2% a +0,6%: è un balzo di 0,8 punti percentuali, ma soprattutto è il ritorno del segno più. Certo l’Italia, come il resto del mondo, viaggia a un ritmo più lento rispetto all’anno scorso perché, ricorda l’Fmi, "il rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali e la guerra in Ucraina continuano a pesare". Ma la prospettiva è cambiata, l’orizzonte si è fatto meno cupo. E certo gli inciampi non mancano: nell’ultimo trimestre del 2022, spiega l’Istat, il Pil si è contratto dello 0,1% dopo sette trimestri consecutivi di crescita. Ma il saldo resta positivo, con un 3,9% annuo che &e…

ROMA - La traccia della recessione la cancella il Fondo monetario internazionale. Tre mesi fa le previsioni parlavano di un’economia italiana proiettata verso un 2023 fosco, con il Pil in territorio negativo. Le nuove stime spostano l’asticella del prodotto interno lordo da -0,2% a +0,6%: è un balzo di 0,8 punti percentuali, ma soprattutto è il ritorno del segno più. Certo l’Italia, come il resto del mondo, viaggia a un ritmo più lento rispetto all’anno scorso perché, ricorda l’Fmi, "il rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali e la guerra in Ucraina continuano a pesare". Ma la prospettiva è cambiata, l’orizzonte si è fatto meno cupo. E certo gli inciampi non mancano: nell’ultimo trimestre del 2022, spiega l’Istat, il Pil si è contratto dello 0,1% dopo sette trimestri consecutivi di crescita. Ma il saldo resta positivo, con un 3,9% annuo che è superiore alla stima (3,7%) indicata dal governo nella Nota di aggiornamento al Def di novembre. 

Per tutte queste ragioni, l’esecutivo può festeggiare. Il ministero dell’Economia cita i dati dell’Fmi e parla di "buon auspicio anche per il futuro", aggiungendo un passaggio in cui rivendica le previsioni "più volte contestate". Se Giorgia Meloni può fare affidamento su un contesto più favorevole rispetto a quando ha vinto le elezioni, la questione ora diventa la stabilità di questo trend. A cascata, la portata dello spazio di manovra. Il dato del Pil induce all’ottimismo: la spinta che arriva dal risultato dell’anno scorso porta la crescita acquisita del 2023 (quella che si registrerebbe anche con una variazione congiunturale nulla nel resto dell’anno) allo 0,4%, a un passo dalla stima del Pil programmatico, fissato a 0,6%.

Tuttavia i rischi restano sempre dietro l’angolo e per questo una definizione puntuale della politica economica ci sarà solo a fine marzo, quando si chiuderà il Documento di economia e finanza. È lo stesso ragionamento che il governo sta facendo sugli aiuti contro il caro bollette per le famiglie e le imprese: il prezzo del gas sui mercati si mantiene intorno ai 60 euro per megawattora, ma se le quotazioni dovessero risalire allora bisognerà abbandonare l’idea del passaggio ai sostegni selettivi. 

I segnali positivi arrivano anche dal mondo del lavoro: a dicembre, gli occupati sono cresciuti di 37 mila unità rispetto a novembre e di 334 mila su dicembre del 2021. Il tasso di occupazione è arrivato al 60,5%, il livello più alto dal 2004. Quella dell’occupazione è però una crescita che riguarda soprattutto gli uomini: su 334 mila occupati in più, solo 38 mila sono donne.

Se il quadro macroeconomico è più roseo rispetto alle previsioni dello scorso autunno, lo stesso non si può dire per i lavoratori. Il divario tra i prezzi e i salari contrattuali è aumentato sensibilmente nel 2022: i primi sono cresciuti dell’8,7%, i secondi solo dell’1,1%. "In tutti i Paesi europei assistiamo a un divario record, tuttavia l’Italia è il Paese dell’area euro dove i salari contrattuali sono cresciuti meno, l’1,1% rispetto a una media del 2,8%, e dove la fetta di lavoratori in attesa di rinnovo è più alta, il 49,6%", spiega Andrea Garnero, economista dell’Ocse. Come andrà quest’anno? "Sulla base dei contratti in vigore - aggiunge Garnero - ci aspettiamo una leggerissima accelerazione delle retribuzioni contrattuali, con un incremento di poco meno del 2%, però sempre ben al di sotto dell’aumento dei prezzi". Alcuni rinnovi sono in dirittura d’arrivo nella Pubblica amministrazione, ma i servizi arrancano ancora.


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