Bonus acqua potabile, a febbraio le domande per il credito d'imposta sui filtri ai rubinetti
a cura della redazione EconomiaUn mese di tempo, fino alla fine di febbraio, per passare a riscuotere il "bonus acqua potabile", cioè il credito d'imposta per le spese effettuate nel 2022 per comprare i sistemi che filtrano e migliorano la qualità dell'acqua del rubinetto di casa.
Dal 1° febbraio si è aperto il canale telematico dell'Agenzia delle Entrate per inviare le domande. L'obiettivo era incentivare un uso più razionale dell'acqua potabile che sgorga nelle fonti domestiche e di ridurre il consumo di bottiglie in plastica.
Il credito, ricorda l'Agenzia delle Entrate attraverso Fiscooggi, vale il 50% dei costi sostenuti fino a un massimale di mille euro per le persone fisiche e di 5mila euro per professionisti e imprese. Introdotto per la prima volta sul bilancio 2021 e 2022 con 5 milioni per ciascuno di quegli anni, è poi stato prorogato al 2023 prevedendo altri 1,5 milioni.
Il valore del credito d'imposta
Il credito d'imposta viene in realtà parametrato in base alla disponibilità delle risorse e alla miole delle richieste. Una volta registrate tutte le domande, le Entrate ripartiscono le risorse determinando quindi la percentuale del credito d'imposta effettivamente spettante. Nel 2021, ad esempio, a fronte di un alto numero di richieste il credito è stato tagliato a poco più del 30%.
Quali interventi e come fare la domande
Nel dettaglio, le spese agevolate sono quelle per "l’acquisto e l’installazione di sistemi di filtraggio, mineralizzazione, raffreddamento e addizione di anidride carbonica alimentare E290, finalizzati al miglioramento qualitativo delle acque per il consumo umano erogate da acquedotti".
Per comunicare la spesa si può trasmettere il modello dall'area riservata o tramite i canali web dell'Agenzia. Il bonus, una volta ricevuta la conferma della sua fruibilità, potrà poi esser compensato in bene tramite F24, oppure, per le persone fisiche non esercenti attività d’impresa o lavoro autonomo, anche nella dichiarazione dei redditi riferita all’anno della spesa e agli anni successivi fino al completo utilizzo dell’incentivo.
Le spese sostenute devono esser tracciabili: versamento bancario o postale o sistemi elettronici, non contanti, e presentazione di fattura elettronica o documento commerciale con il codice fiscale di chi chiede il credito. Le informazioni vanno girate anche all'Enea che monitora gli interventi e i loro impatti positivi.