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Pnrr, l'ultimatum del governo ai Comuni: due settimane per evitare il commissariamento

La bozza del decreto contro i ritardi: i poteri sostitutivi scatteranno dopo 15 giorni. E l’impatto ambientale potrà essere ignorato
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ROMA - Al massimo quindici giorni. Non uno di più. Perché i soldi del Pnrr stanno confluendo dai bandi ai cantieri, e però il meccanismo si è inceppato. La spesa non prende quota, con l’asticella che si è fermata sotto i 20 miliardi alla fine dell’anno scorso, meno della metà rispetto all’obiettivo che si era posto il governo Draghi nella programmazione iniziale. Da qui la stretta di Palazzo Chigi sui Comuni e sugli altri enti locali a cui è affidata l’attuazione del Piano: avranno due settimane, e non più un mese, per rientrare dai ritardi. 

Se non lo faranno, come già prevede una legge voluta dal governo precedente, scatteranno i poteri sostitut…

ROMA - Al massimo quindici giorni. Non uno di più. Perché i soldi del Pnrr stanno confluendo dai bandi ai cantieri, e però il meccanismo si è inceppato. La spesa non prende quota, con l’asticella che si è fermata sotto i 20 miliardi alla fine dell’anno scorso, meno della metà rispetto all’obiettivo che si era posto il governo Draghi nella programmazione iniziale. Da qui la stretta di Palazzo Chigi sui Comuni e sugli altri enti locali a cui è affidata l’attuazione del Piano: avranno due settimane, e non più un mese, per rientrare dai ritardi. 

Se non lo faranno, come già prevede una legge voluta dal governo precedente, scatteranno i poteri sostitutivi. Sarà il Consiglio dei ministri a individuare una nuova amministrazione a cui affidare il progetto su cui il sindaco o il presidente di Regione è risultato inadempiente. Ma tra i poteri c’è anche la nomina di uno o più commissari, chiamati ad adottare gli atti e i provvedimenti necessari per eliminare i blocchi. 

La centralizzazione a Palazzo Chigi, contenuta in un decreto che dovrebbe essere approvato la prossima settimana, ruota intorno a una considerazione: le amministrazioni territoriali hanno in mano una quota importante del Pnrr. Secondo le ultime stime dell’Anci, le Regioni, le province e i Comuni gestiranno circa 40 dei 191,5 miliardi del Piano. Ancora più corposa è la stima dell’Ufficio parlamentare di bilancio, tra 66 e 71 miliardi, circa il 35% delle risorse destinate all’Italia. A questi numeri si aggancia la necessità di "assicurare il rispetto del cronopogramma", come recita un articolo della bozza del decreto. Il perimetro dei poteri sostitutivi, però, non include solo gli enti locali. Lo stesso articolo, infatti, detta i tempi anche agli altri soggetti attuatori: in questo caso sarà il ministro competente a esercitare i poteri sostitutivi. 

La blindatura della tabella di marcia si accompagna alla necessità di far correre la macchina del Pnrr anche attraverso uno snellimento delle procedure. La parola d’ordine è semplificare. Fino al punto che la valutazione di impatto ambientale potrà anche saltare in casi eccezionali, quando cioè sarà necessario procedere con urgenza. Nella bozza del decreto spunta anche il Comitato centrale sulla sicurezza tecnica della transizione energetica: sarà istituito al ministero dell’Interno e si occuperà anche della gestione dei rischi connessi ai cambiamenti climatici. Molto si potrà semplificare, ma ci sono anche progetti che andranno rimodulati, alcuni da cancellare. Passa da qui la trattativa con Bruxelles, che punta a strappare margini di flessibilità nell’attuazione del Piano. Intanto Giorgia Meloni prova a offrire una garanzia interna. Più assunzioni per i Comuni, ma in cambio dovranno correre di più.

 

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