Pnrr, l'ultimatum del governo ai Comuni: due settimane per evitare il commissariamento
di Giuseppe Colombo , di Giuseppe ColomboROMA - Al massimo quindici giorni. Non uno di più. Perché i soldi del Pnrr stanno confluendo dai bandi ai cantieri, e però il meccanismo si è inceppato. La spesa non prende quota, con l’asticella che si è fermata sotto i 20 miliardi alla fine dell’anno scorso, meno della metà rispetto all’obiettivo che si era posto il governo Draghi nella programmazione iniziale. Da qui la stretta di Palazzo Chigi sui Comuni e sugli altri enti locali a cui è affidata l’attuazione del Piano: avranno due settimane, e non più un mese, per rientrare dai ritardi.
ROMA - Al massimo quindici giorni. Non uno di più. Perché i soldi del Pnrr stanno confluendo dai bandi ai cantieri, e però il meccanismo si è inceppato. La spesa non prende quota, con l’asticella che si è fermata sotto i 20 miliardi alla fine dell’anno scorso, meno della metà rispetto all’obiettivo che si era posto il governo Draghi nella programmazione iniziale. Da qui la stretta di Palazzo Chigi sui Comuni e sugli altri enti locali a cui è affidata l’attuazione del Piano: avranno due settimane, e non più un mese, per rientrare dai ritardi.
La centralizzazione a Palazzo Chigi, contenuta in un decreto che dovrebbe essere approvato la prossima settimana, ruota intorno a una considerazione: le amministrazioni territoriali hanno in mano una quota importante del Pnrr. Secondo le ultime stime dell’Anci, le Regioni, le province e i Comuni gestiranno circa 40 dei 191,5 miliardi del Piano. Ancora più corposa è la stima dell’Ufficio parlamentare di bilancio, tra 66 e 71 miliardi, circa il 35% delle risorse destinate all’Italia. A questi numeri si aggancia la necessità di "assicurare il rispetto del cronopogramma", come recita un articolo della bozza del decreto. Il perimetro dei poteri sostitutivi, però, non include solo gli enti locali. Lo stesso articolo, infatti, detta i tempi anche agli altri soggetti attuatori: in questo caso sarà il ministro competente a esercitare i poteri sostitutivi.
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