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La Bce alza i tassi dello 0,5%, ma Lagarde ha la fronda in casa

(reuters)

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Già annunciato un nuovo aumento di mezzo punto a marzo. Ma i mercati credono alla fine della stretta. Lagarde: "L’inflazione è viva e vegeta: la nostra determinazione è mantenere la rotta e raggiungere l’obiettivo del 2% nel medio periodo"
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BERLINO - La Banca centrale europea ha alzato i tassi di interesse dello 0,50% e ha "intenzione" di farlo di nuovo a marzo, sempre di un mezzo punto. Il costo del denaro aumenta così al 2,5%. Ma nel consiglio direttivo, dove la rotta rialzista è stata confermata "con un consenso molto, molto ampio", secondo la presidente Christine Lagarde, c'è chi continua a pensare che serva un approccio meno aggressivo, tanto più in una fase in cui l'inflazione sta rallentando. A gennaio, secondo l'Eurostat, i prezzi sono aumentati dell'8,5%, a dicembre correvano ancora al ritmo del 9,2%. Per Lagarde il problema resta l'inflazione "core", depurata dai beni energetici e alimentari, che è rimasta inchiodata al 5,2%.

I mercati sembrano però orientati a dare fiducia alla sparuta minoranza di "colombe" che crede a un raffreddamento dei prezzi e a una fine non troppo lontana della stretta. Incuranti del …

BERLINO - La Banca centrale europea ha alzato i tassi di interesse dello 0,50% e ha "intenzione" di farlo di nuovo a marzo, sempre di un mezzo punto. Il costo del denaro aumenta così al 2,5%. Ma nel consiglio direttivo, dove la rotta rialzista è stata confermata "con un consenso molto, molto ampio", secondo la presidente Christine Lagarde, c'è chi continua a pensare che serva un approccio meno aggressivo, tanto più in una fase in cui l'inflazione sta rallentando. A gennaio, secondo l'Eurostat, i prezzi sono aumentati dell'8,5%, a dicembre correvano ancora al ritmo del 9,2%. Per Lagarde il problema resta l'inflazione "core", depurata dai beni energetici e alimentari, che è rimasta inchiodata al 5,2%.

I mercati sembrano però orientati a dare fiducia alla sparuta minoranza di "colombe" che crede a un raffreddamento dei prezzi e a una fine non troppo lontana della stretta. Incuranti del fatto che la presidente abbia sottolineato che "c'è ancora molta strada da fare" - anche per agguantare l'americana Federal Reserve, che ha alzato i tassi al 4,5-4,75% - gli investitori sembrano prevedere invece un allentamento della fase aggressiva. Del resto è quello che ha segnalato il presidente della banca centrale americana Jerome Powell, rivendicando i primi risultati tangibili nella lotta all'inflazione e lasciando intendere che la svolta è vicina.

Insomma, nonostante le parole di Lagarde, la sua insistenza che "no", gli aumenti dei tassi non sono finiti, che "non siamo al picco" e che potrebbero esserci altri rialzi dopo marzo, i mercati stanno scommettendo sul contrario. Il più esplicito tra gli analisti, Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, ha osservato che i mercati, ieri, stavano "festeggiando come se le banche centrali avessero tagliato i tassi di interesse". Le borse hanno chiuso in positivo e lo spread tra i rendimenti del Btp italiano e del Bund tedesco si è ridotto a 182 punti.

Intanto i guardiani dell'euro sono chiaramente spaccati tra chi, come i banchieri centrali dei Paesi baltici, oppressi da un'inflazione che oscilla tra il 17 e il 20% - spingono per altri aumenti di tassi e si affiancano così ai "falchi" tradizionali come i tedeschi, olandesi, austriaci o finlandesi. E le "colombe" italiane, portoghesi e greche che invitano alla cautela. Qualcuno dei falchi si è spinto nelle scorse settimane persino a prevedere rialzi dei tassi fino a giugno. Ma quanto sia pericolosa questa pretesa lo ha messo in luce la scorsa settimana il membro del board Fabio Panetta che ha parlato della necessità di fornire ai mercati gli strumenti per comprendere le mosse di politica monetaria, di introdurre una "funzione di reazione" evitando di decidere riunione dopo riunione, aumentando la confusione sui mercati.

Lagarde ha dovuto ieri giustificare la scelta di annunciare già un rialzo a marzo nonostante la promessa di farsi guidare di volta in volta dai dati macroeconomici. "Ci muoviamo "data-driven" - ha sottolineato - ma se abbiamo dati a sufficienza e gli obiettivi sono lontani, è legittimo esprimere un impegno". In altre parole: visto che la fase post-Covid in Cina sta già creando dei rincari tra le materie prime o c'è da attendersi che alcuni rinnovi contrattuali portino ad aumenti salariali, la Bce può già prevedere nuove tensioni sui prezzi che richiederanno ulteriori rialzi dei tassi. Tanto più se l'obiettivo statutario dell'inflazione al 2% è ancora molto lontano. Peraltro la presidente dei guardiani dell'euro ha anche invitato i governi a "iniziare a revocare tempestivamente" le misure messe in campo per difendere cittadini e imprese dai rincari energetici dell'anno scorso, sempre per non rischiare di rinfocolare l'inflazione.

La Bce "mantiene la rotta" ha sottolineato Lagarde, ma i mercati vedono rosa.