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Giorgetti interviene nella partita Tim: “L'obiettivo resta il controllo strategico della rete”

Dopo Kkr anche Cdp, con Macquarie e Gpi, potrebbe fare un’offerta non vincolante che però dovrà fare i conti con l’Antitrust europeo
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MILANO -  Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti risponde all’offerta di Kkr sulla rete Tim, ribadendo che il governo desidera mantenere il controllo strategico della rete. Giovedì Kkr aveva presentato un’offerta non vincolante, per farsi promotore di una cordata capace di rilevare la maggioranza della Netco di Tim, in modo da staccare l’infrastruttura dai suoi servizi telefonici. «Il controllo strategico della rete - ha detto Giorgetti, che attraverso il Mef ha l’88% di Cdp - resta un obiettivo non solo dichiarato, ma che cercheremo di praticare». E siccome due offerte per la maggioranza della rete Tim non possono esserci, il 24 febbraio il cda Telecom sarà chiamato a discutere la proposta del fondo Usa (a cui deve rispondere entro il 28 febbraio), e verosimilmente anche a riceverne una concorrente da parte della Cassa (9,9% di Tim e 60% della rivale Open Fiber).

La rete unica di Cdp

Sono mesi che l’istituto …

MILANO -  Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti risponde all’offerta di Kkr sulla rete Tim, ribadendo che il governo desidera mantenere il controllo strategico della rete. Giovedì Kkr aveva presentato un’offerta non vincolante, per farsi promotore di una cordata capace di rilevare la maggioranza della Netco di Tim, in modo da staccare l’infrastruttura dai suoi servizi telefonici. «Il controllo strategico della rete - ha detto Giorgetti, che attraverso il Mef ha l’88% di Cdp - resta un obiettivo non solo dichiarato, ma che cercheremo di praticare». E siccome due offerte per la maggioranza della rete Tim non possono esserci, il 24 febbraio il cda Telecom sarà chiamato a discutere la proposta del fondo Usa (a cui deve rispondere entro il 28 febbraio), e verosimilmente anche a riceverne una concorrente da parte della Cassa (9,9% di Tim e 60% della rivale Open Fiber).

La rete unica di Cdp

Sono mesi che l’istituto guidato da Dario Scannapieco studia il dossier della Netco, ovvero l’insieme della rete primaria di Tim, di quella secondaria (di cui Kkr ha il 37,5%) e dei cavi sottomarini di Sparkle. La Cassa ha già in agenda un cda il 23 febbraio, il cui ordine del giorno potrebbe essere integrato con la votazione di un’offerta non vincolante sulla rete Tim, che dia maggiori garanzie sull’occupazione. Cdp - che deve passare dal vaglio dell’Antitrust Ue a meno di non cedere Open Fiber - starebbe continuando il lavoro insieme a Macquarie, e avrebbe sostituito Kkr con Gip, fondo infrastrutturale Usa che nelle scorse settimane aveva avuto contatti informali con l’ad di Tim Pietro Labriola. Macquarie è il socio di minoranza di Cdp sia in Open Fiber sia in Aspi e Gip in Italia è l’azionista di controllo di Italo

Serve il via libera del golden power per Kkr

Kkr - che deve essere autorizzata dal governo che esercita sulla rete i poteri del golden power - è però avvantaggiata perché non ha problemi Antitrust, e partendo per prima ha fissato un prezzo base (anche sulla sua quota in Fibercop) mettendo sul piatto 10 miliardi di capitale, pronta a finanziare la differenza a debito (si parla di altri 10 miliardi, soggetti a correttivi sia al rialzo che al ribasso).

La corsa all’ultima offerta non scalda gli animi del primo azionista di Tim, Vivendi (23,8% del capitale), che aveva fissato in 31 miliardi il valore minimo a cui sacrificare l’infrastruttura. Tanto più che il socio francese, non essendo presente nel cda Tim, avrà mani libere per difendere i suoi interessi in tutte le sedi legali.