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Salari a picco: l'inflazione si mangia 14 punti di potere d'acquisto in tre anni

Le nuove previsione dell'Ufficio parlamentare di bilancio parlano di "rilevante perdita" per le retribuzioni degli italiani. Pil del 2023 su dello 0,6%, ma flettono i consumi, erosi i risparmi, occupazione quasi ferma
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ROMA - L'occupazione torna allo zero virgola quest'anno, dopo un rimbalzo forte nell'ultimo biennio: prima solo precario, poi più stabile con molte trasformazioni di contratti a termine. Nel 2023 però il Pil frena (solo +0,6%), l'occupazione di più (+0,5%). E soprattutto i salari rimangono al palo, ben al di sotto di un'inflazione che resta comunque alta. L'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), nelle sue nuove previsioni macroeconomiche, parla di "rilevante perdita di potere d'acquisto" per i lavoratori. I prezzi saliranno ancora di 9 punti tra quest'anno e il prossimo, le retribuzioni recuperano solo 2 punti. Dopo averne persi almeno 7 l'anno scorso. In tre anni 14 punti in meno.

Il Pil si sgonfia dal record mondiale del 2022

L'Istat ci ha rivelato, pochi giorni fa, che l'anno scorso il Pil dell'Italia ha sfiorato il 4% di crescita, fer…

ROMA - L'occupazione torna allo zero virgola quest'anno, dopo un rimbalzo forte nell'ultimo biennio: prima solo precario, poi più stabile con molte trasformazioni di contratti a termine. Nel 2023 però il Pil frena (solo +0,6%), l'occupazione di più (+0,5%). E soprattutto i salari rimangono al palo, ben al di sotto di un'inflazione che resta comunque alta. L'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), nelle sue nuove previsioni macroeconomiche, parla di "rilevante perdita di potere d'acquisto" per i lavoratori. I prezzi saliranno ancora di 9 punti tra quest'anno e il prossimo, le retribuzioni recuperano solo 2 punti. Dopo averne persi almeno 7 l'anno scorso. In tre anni 14 punti in meno.

Il Pil si sgonfia dal record mondiale del 2022

L'Istat ci ha rivelato, pochi giorni fa, che l'anno scorso il Pil dell'Italia ha sfiorato il 4% di crescita, fermandosi a un +3,9% da record mondiale. Il nostro Paese non solo ha fatto meglio di Francia e Germania e della media europea. Ma anche meglio di Stati Uniti e Cina. Insomma un anno da incorniciare, non scontato specie per il rallentamento autunnale della manifattura, rimpiazzato da un settore dei servizi decisamente fuori dalla crisi pandemica ed estremamente reattivo.

Per il 2023 però, complice la crisi globale in atto tra guerra e rincari delle materie prime a partire da quelle energetiche, l'Upb prevede - in sintonia con le stime del governo - un Pil al +0,6%. Nulla di tragico, se come sembra, nel 2024 si torna a un +1,5%, anche grazie alla spinta degli investimenti trainati dal Pnrr. Complice però ancora la forte ondata inflattiva (+5,3% già acquisito, ci dice Istat), ci sarà una forte contrazione dei consumi delle famiglie (solo un punto percentuale in più nel 2023-24) che invece l'anno scorso (+4%) erano stati foraggiati dai risparmi accumulati in pandemia e ora già velocemente erosi.

L'impatto negativo sull'occupazione

L'anno scorso la quasi totalità dei contratti di lavoro attivati al netto delle cessazioni - e pari a 380 mila - ha riguardato posizioni permanenti, alimentate anche dalle maggiori trasformazioni di contratti a termine. Nel complesso del 2022 - osserva l'Upb - l'occupazione italiana è aumentata del 2,4% (dallo 0,8% del 2021): tutte le componenti hanno sopravanzato i livelli pre-pandemia, con la sola eccezione degli autonomi. Il tasso di occupazione è salito al 60,4%: "un valore storicamente elevato", dal 58,2% della media del 2021. Ma le retribuzioni contrattuali orarie sono cresciute solo dell'1,1% (da 0,6% del 2021): "una variazione moderata", per l'Upb. Specie se raffrontata con un'inflazione all'8,1% (nella media annua dell'indice Nic), il valore più elevato dal 1985.

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La situazione dell'occupazione e il livello dei salari non sono destinati a migliorare sia quest'anno che il prossimo, tutt'altro. Il numero degli occupati, secondo l'Upb, è atteso in aumento nel biennio 2023-24 ma di appena lo 0,7% in media all'anno (+0,5% quest'anno e +1% il prossimo): "meno del prodotto, soprattutto il prossimo anno", quando il Pil è previsto in salita dell'1,4%). Il nodo centrale restano le buste paga ancora zavorrate dal caro vita: aumenteranno solo del 2,3% nel 2023-24, "delineando quindi una rilevante perdita di potere d'acquisto". Specie se a fronte di un'inflazione che Bankitalia stima al 6,5% quest'anno e 2,6% il prossimo: nove punti a fronte di poco più di due nella crescita dei salari.