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Antonio Decaro (Anci): “Se offriamo solo lavoro a termine non troveremo i tecnici del Pnrr”

Il presidente Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro 
Il presidente dell'Associazione dei Comuni italiani e sindaco di Bari: "Contratti di 4 anni non danno prospettive ai giovani. Se non ci consentono di stabilizzarli la fuga dai concorsi continuerà"
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ROMA - "Se vogliamo trattenere giovani e professionisti, convincerli che vale la pena lavorare per un Comune in un progetto Pnrr, dobbiamo cambiare la norma e consentire ai sindaci di stabilizzarli dopo il 2026, alla fine del Piano". Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell'Anci, l'Associazione dei Comuni, è preoccupato però anche per i colli di bottiglia che stanno frenando il Pnrr. "Se non si sbloccano le autorizzazioni, salteranno tutte le scadenze".

Presidente, i concorsi pubblici stentano: meno candidati e molte rinunce. Perché?
"Perché non danno prospettiva, soprattutto quelli che propongono contratti a termine legati al Pnrr. Se dite a un ingegnere, architetto o progettista di venire a lavorare per un Comune solo fino al 2026, cercherà altro. Perché legarsi a un settore senza futuro? Più in generale, lavorare per lo Stato non è attraente: paghe più basse del privato e per f…

ROMA - "Se vogliamo trattenere giovani e professionisti, convincerli che vale la pena lavorare per un Comune in un progetto Pnrr, dobbiamo cambiare la norma e consentire ai sindaci di stabilizzarli dopo il 2026, alla fine del Piano". Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell'Anci, l'Associazione dei Comuni, è preoccupato però anche per i colli di bottiglia che stanno frenando il Pnrr. "Se non si sbloccano le autorizzazioni, salteranno tutte le scadenze".

Presidente, i concorsi pubblici stentano: meno candidati e molte rinunce. Perché?
"Perché non danno prospettiva, soprattutto quelli che propongono contratti a termine legati al Pnrr. Se dite a un ingegnere, architetto o progettista di venire a lavorare per un Comune solo fino al 2026, cercherà altro. Perché legarsi a un settore senza futuro? Più in generale, lavorare per lo Stato non è attraente: paghe più basse del privato e per fare carriera bisogna superare i concorsi".

I contratti a tempo sono un limite posto dalle regole Ue sul Pnrr. Pensa che sarà un problema per l'avanzamento del Piano?
"L'abbiamo detto sia al governo Draghi che all'esecutivo Meloni. Occorre una clausola, una norma per cui - anche con i soldi dei Comuni - se si liberano posti dopo il 2026, i sindaci siano nelle condizioni di stabilizzare questi professionisti e funzionari già selezionati e con esperienza maturata sul campo. Ma bisogna stabilirlo ora per fermare la fuga dai concorsi o le rinunce".

I Comuni avrebbero spazio per queste assunzioni?
"Ogni anno abbiamo personale che va in pensione. I Comuni hanno un turnover elevatissimo, lo diciamo a sfinimento a ogni cabina di regia con il governo. La risposta è: si può fare. Ma poi nessuno lo fa".

Non le sembra un controsenso, soprattutto al Sud, che si possa rifiutare un impiego pubblico, seppur a termine?
"I ragazzi ce lo dicono: non vengo a lavorare ora per te perché tra quattro anni sarò senza impiego. Si guardano attorno e cercano situazioni più stabili, anche pagate meno ma con una prospettiva".

La mancanza di personale mette a rischio il Pnrr?
"Può essere un problema. Ma mi preoccupa di più la burocrazia legata alle autorizzazioni. Le procedure sono molto lunghe e solo parzialmente semplificate. E pensare che i Comuni italiani sono riusciti a presentare progetti per 80 miliardi, il doppio dei finanziamenti Pnrr: in tempo e nonostante le critiche di non avere soldi e progettisti. Il rischio ora è di vanificare questo sforzo".

Il ministro Fitto sta preparando un decreto per semplificare.
"Ho letto una bozza. Ma l'unica cosa che manca è proprio quella che chiediamo: una procedura unica semplificata di 30 giorni, la stessa messa in campo durante il Covid per l'edilizia scolastica. Un sindaco che presenta un progetto deve avere entro un mese tutte le autorizzazioni necessarie: ambientali, paesaggistiche, delle sovrintendenze, sui vincoli storici".

C'è anche l'ipotesi di dimezzare a 15 giorni il ritardo massimo dei Comuni sulle opere prima di essere commissariati.
"Spero non sia vero, nella bozza che ho visto non c'è. Commissariare un Comune, con quello che subisce nella fase autorizzativa, è assurdo. Piuttosto bisogna commissariare i ministeri. E usare le stesse procedure semplificate del Pnrr per tutte le gare e il post gara. Il geometra del Comune che lavora a un progetto Pnrr è lo stesso che lavora su altri bandi: se c'è un ricorso nel secondo caso si blocca tutto, nel primo no".

Il decreto dovrebbe eliminare anche la Via, la Valutazione di impatto ambientale, per le opere strategiche. Può aiutare?
"Il tema non è eliminare la Via. Ma semplificare le procedure. Faccio un esempio: i Comuni erano pronti a partire e spendere le risorse Pnrr per l'edilizia scolastica. Ma il ministero non ci autorizzava perché mancava un documento da firmare, la convenzione. Quando è arrivato, dopo sei mesi, aveva 28 punti: una specie di gioco dell'oca! Come si possono pretendere gare entro giugno, se l'iter è questo? Se non semplifichiamo la burocrazia, il Pnrr rischia di fermarsi".