L’esercito dei freelance: la metà non raggiunge i 10 mila euro l’anno
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - Poche tutele, scarsi diritti, compensi bassi. E pure cattiva fama di evasori. I freelance, i liberi professionisti italiani - una vasta galassia di 2,5 o 3 milioni di lavoratori, malcontati: le statistiche traballano - discutono da giorni del video di Ornela che rimbalza di chat in chat. "I datori se ne approfittano, specie se sei giovane, donna, inesperta, inconsapevole dei tuoi diritti, non sindacalizzata", è il commento di molti. "Ti impongono la partita Iva e sfruttano le tue competenze. Le norme anti-abusi ci sono, ma non funzionano".
La galassia dei liberi professionisti
Ornela Casassa è un'ingegnera edile, quindi professionista iscritta a un Ordine: "Dovrebbe essere …
ROMA - Poche tutele, scarsi diritti, compensi bassi. E pure cattiva fama di evasori. I freelance, i liberi professionisti italiani - una vasta galassia di 2,5 o 3 milioni di lavoratori, malcontati: le statistiche traballano - discutono da giorni del video di Ornela che rimbalza di chat in chat. "I datori se ne approfittano, specie se sei giovane, donna, inesperta, inconsapevole dei tuoi diritti, non sindacalizzata", è il commento di molti. "Ti impongono la partita Iva e sfruttano le tue competenze. Le norme anti-abusi ci sono, ma non funzionano".
La galassia dei liberi professionisti
Ornela Casassa è un'ingegnera edile, quindi professionista iscritta a un Ordine: "Dovrebbe essere più tutelata rispetto a quanti un Ordine alle spalle non ce l'hanno e quindi neanche una Cassa che copra assistenza e previdenza", riflette Giulio Stumpo, neo presidente di Acta, l'Associazione nata vent'anni fa proprio per dare voce alle partite Iva "non ordinistiche".
Nel tempo Acta si è trovata a offrire rappresentanza a una famiglia che si allargava: "Ci sono le partite Iva iscritte alla gestione separata dell'Inps, come pure i cococo, i collaboratori. Poi c'è chi ha contratti di collaborazione occasionale e chi è retribuito con il diritto d'autore". In questi ultimi due casi, racconta Stumpo, "nessuno sa quanti sono, non esistono numeri e nemmeno tutele, perché pagano solo le tasse e non l'Inps e quindi niente maternità, ammortizzatori, malattia, previdenza".
Redditi bassi
Eppure tanti lavorano così: vignettisti, grafici, designer, autori per il cinema e la tv, ricercatori, consulenti, doppiatori, formatori, consulenti di ogni tipo, dal marketing alla comunicazione, solo per fare qualche esempio. A guardare i dati Inps sulle retribuzioni dei freelance iscritti alla gestione separata - l'unico fondo attivo dell'Istituto di previdenza - c'è da rabbrividire: 15.700 euro di reddito lordo annuo medio.
Il 50,3% di questi professionisti guadagna meno di 10 mila euro, un altro 30,3% ha un reddito tra 10 e 25 mila euro. L'81% quindi è sotto i 25 mila euro, la fascia premiata - però tra i lavoratori dipendenti - dal governo Meloni in manovra con un taglio di tre punti del cuneo fiscale. Se consideriamo poi i giovani fino a 30 anni, il 59% è sotto i 10 mila euro, un altro 31% tra 10 e 25 mila, quindi quasi il 90% sta sotto la soglia degli sconti.
Nessun vantaggio da flat tax e soglia del contante
"Sconti che noi non abbiamo visto", ricorda Stumpo. "Anche se è passata l'idea che gli autonomi sono tra gli agevolati dalla manovra Meloni, per via della flat tax e della soglia del contante alzata a 5 mila euro. Due informazioni false. La flat tax conviene dai 45 mila euro in su di reddito e non agevola la maggior parte delle partite Iva, che quindi sceglie l'Irpef. La soglia del contante forse strizza l'occhio a commercianti e artigiani, certo non a noi che lavoriamo con la Pubblica amministrazione e le imprese e dobbiamo fatturare tutto. Non giriamo certo con le mazzette di banconote".
Se i professionisti "ordinistici" - architetti, ingegneri, giornalisti, psicologi, medici, commercialisti, avvocati - dotati di partita Iva sono ben rappresentati nei tavoli istituzionali che contano, tutti gli altri sono invisibili, fantasmi. Quasi una zona franca. "Abbiamo chiesto di partecipare al tavolo convocato dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, ma non abbiamo avuto mai risposta", dice Stumpo.
Esclusi dai tavoli ministeriali
Eppure Acta viene ascoltata dalle commissioni parlamentari quando si parla dei problemi degli autonomi. Ad esempio sull'equo compenso: il disegno di legge è stato approvato all'unanimità, da tutti i partiti, alla Camera. Ma non tocca chi è fuori dagli Ordini. Acta chiede da tempo di far applicare alle aziende che ingaggiano partite Iva o collaboratori quantomeno il salario minimo indicato nei contratti nazionali a cui aderiscono.
Come pure di affrontare il nodo degli ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione, molto diffusa perché le carriere sono altalenanti, piene di buchi. Oggi ne esistono tre: Discoll (collaboratori), Alas (spettacolo), Iscro (gestione separata). Ma funzionano male, troppi paletti, assegni insufficienti. Il sistema è a compartimenti stagni: se si è in una gestione e poi si passa a un'altra, si rimane ancorati al vecchio sussidio. E così via. Poche tutele. E tanti casi Ornela.