✕

Dall’Etna Valley la sfida di Enel ai pannelli cinesi

A Catania sorgerà la più grande fabbrica d’Europa per il fotovoltaico. Dal 2024 moltiplicherà per 15 la sua capacità arrivando a 3 gigawatt
2 minuti di lettura

CATANIA - E se la tanto agognata sicurezza energetica non passasse per l’acquisto di gas in giro per il mondo, ma dalla produzione tutta made in Italy di pannelli fotovoltaici? E’ la scommessa del gruppo Enel, che ieri ha aperto le porte della sua 3Sun Gigafactory.

L’impianto sta prendendo forma a Catania, nell’area industriale definita Etna Valley, per la presenza di multinazionale hi-tech.

Il salto di qualità

E si candida ad essere il maggior produttore europeo di panelli solari: finora sfornava ogni anno dispositivi capaci di trasformare la luce solare in 200 megawatt di elettricità, dal 2024 moltiplicherà per 15 la sua capacità arrivando a 3 gigawatt.

«Non sarà sol…

CATANIA - E se la tanto agognata sicurezza energetica non passasse per l’acquisto di gas in giro per il mondo, ma dalla produzione tutta made in Italy di pannelli fotovoltaici? E’ la scommessa del gruppo Enel, che ieri ha aperto le porte della sua 3Sun Gigafactory.

L’impianto sta prendendo forma a Catania, nell’area industriale definita Etna Valley, per la presenza di multinazionale hi-tech.

Il salto di qualità

E si candida ad essere il maggior produttore europeo di panelli solari: finora sfornava ogni anno dispositivi capaci di trasformare la luce solare in 200 megawatt di elettricità, dal 2024 moltiplicherà per 15 la sua capacità arrivando a 3 gigawatt.

«Non sarà solo la più grande fabbrica di questo tipo in Europa», rivendica l’ad di Enel Francesco Starace, «ma supererà la somma di tutte quelle esistenti nel Vecchio Continente».

E sono davvero “giga” i numeri snocciolati durante la visita al cantiere da chi sta dirigendo i lavori: le strutture in cemento armato che ospiteranno i macchinari coprono una superficie di 5mila metri quadri (come otto campi di calcio), sono stati spostati 207mila metri cubi di terreno (il contenuto di 20mila camion), sono stati usati 20mila metri cubi di calcestruzzo (pari al peso di 35mila automobili).

Francesco Starace (Enel) 

Cinque linee di produzione

Il tutto per accogliere 5 linee di produzione, ciascuna da 600 megawatt all’anno. Tradotto in numero di pannelli fotovoltaici: a regime saranno 15mila al giorno, 5,5 milioni all’anno, con la creazione di mille posti di lavoro.

Un progetto da 600 milioni (di cui 188 dall’Innovation fund della Ue) che ha già attirato interessi finanziari: il fondo inglese specializzato NextEnergy Capital annuncerà nei prossimi giorni il suo coinvestimento.

Non a caso dal palco allestito per l’occasione nella sede di Enel Green Power a Catania, oltre a Starace e al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, è intervenuta anche la danese Ditte Juul Jørgensen, direttrice generale Energia della Commissione europea: «Di iniziative come questa ne abbiamo bisogno più che mai», ha spiegato. «Il solare è una delle strategie Ue per evitare future dipendenze energetiche. La 3Sun Gigafactory conferma la leadership di Enel nelle energie rinnovabili e candida la Sicilia, ricca di sole e di innovazione, ad assumere la leadership come area produttiva di queste tecnologie. L’Europa si è data l’obiettivo di produrre 30 gigawatt l’anno di pannelli fotovoltaici entro il 2025».

Ricerca e innovazione

I 3 gigawatt annui di Catania sono dunque solo un tassello. «E rappresentano appena l’8% del fotovoltaico installato in Europa», conferma l’ad Starace. Che rivendica la ricerca e l’innovazione di Enel Green Power: «La nostra tecnologia permetterà di costruire i panelli in assoluto più efficienti. L’obiettivo è esportare questo modello in tutto il mondo. Perché il successo e i finanziamenti (europei e dei mercati) si trovano se si fa innovazione di qualità».

«L’Italia non vince perché produce tanto e a buon mercato — gli ha fatto eco il ministro Pichetto Fratin — ma perché produce il meglio. La sfida del nostro Paese è invertire il rapporto tra rinnovabili e fossili entro il 2030: oggi solo un terzo dell’elettricità è prodotta con solare, eolico e idroelettrico. Alla fine del decennio saranno i fossili a dover rappresentare un terzo della produzione. E non tutti i fossili, ma il combustibile che genera meno emissioni: il gas. Lo stabilimento Enel va in questa direzione. Ma ci aiuta anche ad affrancarci dalla dipendenza dalla Cina per l’acquisto di pannelli».

L'import dall'Asia

«È vero che i pannelli usati in Europa sono quasi tutti importati dall’Asia. Ma la Cina non ha fatto nulla di male», precisa Starace. «Siamo noi ad aver siglato con Pechino un patto implicito: ci siamo riservati la libertà di comprare quello che volevamo a prezzi molto bassi, e loro si sono impegnati a produrre. Poi ci siamo accorti che avevamo spinto questo patto un po’ troppo in là».

Un errore di valutazione non dissimile da quello che negli anni scorsi ci ha fatto puntare senza tentennamenti sul gas di Putin. «Ora — ha concluso l’ad di Enel — ci tocca investire e produrre: e infatti nei nostri progetti futuri c’è anche l’allargamento dell’attività ai wafer e al silicio, componenti fondamentali dei pannelli». E allora, forse, la sicurezza energetica sarà ancora più vicina.