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Inflazione, tassa iniqua: disoccupati e anziani soli i più colpiti

Una ricerca di Moneyfarm e Smileconomy calcola l'effetto dei rincari sui diversi profili di famiglie. Un conto fino a 4mila euro all'anno che colpisce maggiormente i più deboli
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MILANO - Disoccupati, single, anziani soli. Ecco le categorie che hanno pagato un prezzo più caro all'inflazione, la protagonista dei ragionamenti degli economisti nel corso del 2022. E anche, purtroppo, dei discorsi a tavola, visto che le famiglie si sono trovate a fare i conti con nuovi equilibri tra entrate e uscite.

Sappiamo bene che l'inflazione è la più iniqua delle tasse, come dice il motto e ci ha più volte ricordato l'Istat in questi mesi. Le famiglie più povere sono di solito quelle che spendono di meno. E, dedicando la maggior parte del loro bilancio a voci essenziali quali bollette e spesa alimentare, hanno sofferto maggiormente la corsa dei prezzi che ha caratterizzato proprio questi beni e servizi.

Moneyfarm, la società indipendente di consulenza finanziaria, ha elaborato ulteriormente questo concetto pesando meglio "l'inflazione effettiva" che hanno subito diversi profili di italiani. Con il supporto …

MILANO - Disoccupati, single, anziani soli. Ecco le categorie che hanno pagato un prezzo più caro all'inflazione, la protagonista dei ragionamenti degli economisti nel corso del 2022. E anche, purtroppo, dei discorsi a tavola, visto che le famiglie si sono trovate a fare i conti con nuovi equilibri tra entrate e uscite.

Sappiamo bene che l'inflazione è la più iniqua delle tasse, come dice il motto e ci ha più volte ricordato l'Istat in questi mesi. Le famiglie più povere sono di solito quelle che spendono di meno. E, dedicando la maggior parte del loro bilancio a voci essenziali quali bollette e spesa alimentare, hanno sofferto maggiormente la corsa dei prezzi che ha caratterizzato proprio questi beni e servizi.

Moneyfarm, la società indipendente di consulenza finanziaria, ha elaborato ulteriormente questo concetto pesando meglio "l'inflazione effettiva" che hanno subito diversi profili di italiani. Con il supporto di Smileconomy, società indipendente che si occupa di educazione finanziaria, ha incrociato i dati Istat con la fotografia 2021 dei consumi di 52 diversi profili di famiglie e consumatori. Il risultato di questo esercizio, che in realtà cala i numeri assai nella realtà, è indicativo di quanto pesante sia stato il carico dei prezzi per alcuni. Se si considera il dato Istat di dicembre, ovvero di una crescita annua dell'11,6%, ne viene che in realtà la forbice dell'inflazione effettiva arriva per alcuni al 18,3%. In valori assoluti, significa rincari che partono da un minimo di 188 euro ma arrivano fino a 363 euro al mese, 4mila euro annualizzati.

Disoccupati più colpiti

Sulla base di queste 52 tipologie di consumatori analizzate, spalmando sui loro bilanci i rincari tracciati nel paniere Istat, emerge che sono i disoccupati ad avere l'inflazione effettiva più elevata, al 18,3%. Moneyfarm e Smileconomy calcolano che in un nucleo in cui il capofamiglia è senza lavoro l'inflazione agisce come una tassa occulta di 241 euro al mese su una spesa media mensile che alla fine del 2021 era di 1.319 euro al mese. "Una tassa che, in assenza di aiuti e di bonus, significa probabilmente dover tagliare ulteriormente i consumi per la famiglia". Va meglio se il principale percettore di reddito è un lavoratore dipendente: l'inflazione effettiva in questo caso è del 13,1% e la spesa mensile aggiuntiva ammonta a 308 euro. Il motivo è presto detto: come mostra il grafico, i disoccupati spendono oltre la metà del loro budget (il 54%) per voci di spesa che sono rincarate ben oltre la media: abitazione, acqua, elettricità e combustibili; e alimentari e bevande. Chi invece ha un flusso di reddito stabile, ha uscite più diversificate e vede scendere l'incidenza di quelle voci a un terzo (35%) del budget familiare.

Se si guarda ai nuclei familiari, sono i single ad avere la peggio, con un'inflazione effettiva del 16,8% e una spesa aggiuntiva mensile di 208 euro, ma per gli anziani soli la situazione è purtroppo ancora peggiore: 17,6% l'inflazione effettiva e 188€ la spesa aggiuntiva mensile. All'estremo opposto si collocano le coppie con due figli, con un'inflazione effettiva del 13%.

Nelle aree metropolitane prezzi in volata

Lo studio suddivide poi i consumatori anche in base alla dimensione territoriale. E scopre che l'inflazione effettiva è più alta nelle aree metropolitane, dove raggiunge il 16,2% e comporta una spesa aggiuntiva di 309 euro al mese. Mentre le famiglie che vivono in piccoli comuni (sotto i 50.000 abitanti), hanno un'inflazione effettiva al 13,9%. A livello regionale, la Liguria (13,9%) è in cima alla classifica delle regioni con inflazione effettiva più alta, con un incremento mensile di spesa di 277 euro. In fondo alla classifica troviamo invece la Provincia Autonoma di Trento, dove il dato è più basso di oltre due punti percentuali (11,5%).

Moneyarm e Smileconomy leggono i dati alla luce dell'importanza di una cultura finanziaria diffusa. Per poter continuare a mantenere il proprio stile di vita e neutralizzare gli effetti di un'inflazione eccezionalmente alta, calcolano, una famiglia italiana dovrebbe risparmiare tra il 10% e il 15% delle sue entrate ("tasso di risparmio antidoto"). Il doppio del tasso di risparmio medio attuale, intorno al 7% del reddito. Andrea Rocchetti, Head of Investment Advisory di Moneyfarm, spiega infatti: "Purtroppo ancora il 35% degli italiani fatica a comprendere gli effetti dell'inflazione, come emerge dall'ultimo rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane. Considerando che a livelli di inflazione come quelli attuali non si assisteva dagli anni Ottanta e che le implicazioni sulla gestione delle finanze personali delle famiglie sono notevoli, è fondamentale che gli operatori del risparmio si impegnino sul fronte dell'educazione finanziaria"