Parigi e Berlino da sole negli Usa. Le Maire: “L’Italia? La informeremo”
di Tonia Mastrobuoni , Paolo Mastrolilli , di Tonia Mastrobuoni, Paolo Mastrolilli«TRA qualche ora chiamerò il collega Giorgetti e gli spiegherò tutto». Così il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire risponde a Repubblica, quando gli chiediamo che tipo di coordinamento c’è stato con l’Unione Europea, prima e dopo la missione compiuta ieri a Washington col collega tedesco Robert Habeck.
Lo scopo era contenere le ripercussioni sull’Europa dell’Inflation Reduction Act, la legge con cui gli Usa hanno messo sul piatto circa 400 miliardi di sussidi per le aziende impegnate nella transizione verde.
Il timore del Vecchio continente è che le sue aziende spostino la produzione nel Nuovo, per approfittare delle agevolazioni. Perciò Le Maire e Habeck hanno incontrato il segretario al Tesoro Yellen, quello al Commercio Raimondo, e il gestore dell’Ira John Podesta.
Coordinati con Bruxelles
«Siamo le due economie più grandi d’Europa. Ci siamo coordinati con Bru…
«TRA qualche ora chiamerò il collega Giorgetti e gli spiegherò tutto». Così il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire risponde a Repubblica, quando gli chiediamo che tipo di coordinamento c’è stato con l’Unione Europea, prima e dopo la missione compiuta ieri a Washington col collega tedesco Robert Habeck.
Lo scopo era contenere le ripercussioni sull’Europa dell’Inflation Reduction Act, la legge con cui gli Usa hanno messo sul piatto circa 400 miliardi di sussidi per le aziende impegnate nella transizione verde.
Il timore del Vecchio continente è che le sue aziende spostino la produzione nel Nuovo, per approfittare delle agevolazioni. Perciò Le Maire e Habeck hanno incontrato il segretario al Tesoro Yellen, quello al Commercio Raimondo, e il gestore dell’Ira John Podesta.
Coordinati con Bruxelles
«Siamo le due economie più grandi d’Europa. Ci siamo coordinati con Bruxelles prima di partire - assicura il ministro francese - e adesso riferiremo i risultati. Tra qualche ora chiamerò il collega Giorgetti». Ma il governo italiano non è stato coinvolto in questa missione bilaterale, non organizzata o gestita dall’ambasciata della Ue a Washington.
Quanto ai risultati concreti, le parti si sono accordate per adottare la massima trasparenza, ossia gli Usa informeranno gli alleati dei sussidi e le agevolazioni fiscali che intendono concedere, affinché Bruxelles possa prendere iniziative analoghe nel suo piano industriale verde.
Ma non si è parlato di eccezioni per la Ue, come quelle garantite a Messico a Canada, che hanno un trattato di libero commercio con Washington. Quindi l’unico effetto positivo dovrebbe essere quello di definire regole condivise del gioco, andando poi ognuno per la sua strada.
Un'area verde
Alla vigilia il tedesco Habeck aveva detto che ambiva a creare tra Europa e Stati Uniti un’area commerciale comune “verde”, insomma una “Green Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP)”, limitata a certi prodotti e segmenti di mercato.
Particolarmente dolorose per la Germania sono le sovvenzioni per le auto elettriche americane, che minacciano di prosciugare la sua produzione. Poi puntava ad ottenere un “club delle materie prime”, anche in funzione anticinese. Habeck e Le Maire infine chiedevano una trasparenza totale sulle sovvenzioni di Washington, per consentire alla Commissione di predisporre “matching clauses”, delle misure simili, per le imprese europee.
Alla fine degli incontri con i colleghi americani i due ministri hanno detto che l’obiettivo era «evitare una corsa ai sussidi», ma i vertici di ieri hanno «avviato un processo», più che offrire soluzioni concrete. «Ci siamo accordati - ha spiegato Habeck - su tre punti.
La trasparenza
Primo, la piena trasparenza. Secondo, comunicazioni costanti per cercare nuove forme di cooperazione, che possono portare alla creazione di un mercato comune per i beni industriali verdi. Terzo, lavorare ad un club per i minerali critici, in modo da garantire indipendenza e diversità della nostra catena di approvvigionamento».
Le Maire ha aggiunto che «non siamo venuti a cambiare le leggi americane. L’implementazione dell’IRA dovrebbe includere quante più componenti europee possibile, dalle auto alle batterie, ma è necessario accelerare il piano europeo».
La palla quindi torna a Bruxelles per le risposte da dare alle iniziative di Washington. Al Consiglio Ue di domani e venerdì si parlerà del fondo sovrano europeo “green”, che secondo tedeschi e francesi, olandesi e “frugali” non dovrà essere finanziato a debito come vorrebbero gli italiani. Quindi si punterà soprattutto ad accelerare l’allentamento delle regole per gli aiuti di stato, vantaggioso soprattutto per la Germania.