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"Rinnovabili, sovranità energetica e hub del gas". Così il governo cambia il Pnrr

(ansa)
La premier richiama il “piano Mattei” e chiede aiuto a Eni, Enel, Terna e Snam. Nel pacchetto delle modifiche anche misure per le rinnovabili, rispunta l'idea del rigassificatore a Porto Empedocle. L'incognita delle risorse 
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ROMA - Il titolo prova a suggerirlo Giorgia Meloni: "Il piano Mattei entra nel Pnrr". Che proprio per questo dovrà cambiare, spiega durante la riunione della cabina di regia convocata a Palazzo Chigi, perché la "sovranità energetica" e il distacco dal gas russo sono obiettivi che vanno sostanziati. E l’unico modo per passare dal titolo ai fatti - secondo la premier - è proprio fare leva sul Piano di ripresa e resilienza. Ma è proprio così? In realtà, all’incontro si è parlato anche d’altro: servono progetti e soldi per dare forma all’hub energetico del Mediterraneo che guarda all’Africa, ma anche per spingere la transizione green in casa, che passa dallo sviluppo delle rinnovabili. 

ROMA - Il titolo prova a suggerirlo Giorgia Meloni: "Il piano Mattei entra nel Pnrr". Che proprio per questo dovrà cambiare, spiega durante la riunione della cabina di regia convocata a Palazzo Chigi, perché la "sovranità energetica" e il distacco dal gas russo sono obiettivi che vanno sostanziati. E l’unico modo per passare dal titolo ai fatti - secondo la premier - è proprio fare leva sul Piano di ripresa e resilienza. Ma è proprio così? In realtà, all’incontro si è parlato anche d’altro: servono progetti e soldi per dare forma all’hub energetico del Mediterraneo che guarda all’Africa, ma anche per spingere la transizione green in casa, che passa dallo sviluppo delle rinnovabili. 

"Pochi, necessari e fattibili", rimarca la premier quando chiede agli amministratori delegati di Eni, Enel, Snam e Terna di presentare i programmi che finiranno nel testo rivisto del Pnrr, a cui sarà aggiunto il capitolo RepowerEu, la traduzione della strategia energetica europea. Il cantiere è avviato, i progetti già abbozzati. Se Eni pensa allo sviluppo dei biocarburanti e alla cattura del carbonio, Terna studia tre progetti per potenziare le infrastrutture, a iniziare dal Tyrrhenian Link, il cavo sottomarino da quasi mille chilometri che collegherà la Sardegna alla costa tirrenica, passando dalle coste siciliane. Ma anche a un secondo corridoio tra l’Italia e il Montenegro. Snam guarda invece al raddoppio del gasdotto lungo la dorsale Adriatica per eliminare il collo di bottiglia in centro Italia, tra Sulmona e Minerbio, che frena la possibilità di importare più metano dal nord Africa. E sempre al gas è collegato uno dei progetti di Enel su cui punta il governo: il rigassificatore di Porto Empedocle, in Sicilia. Il via libera al progetto dovrebbe accompagnarsi a quello per un altro rigassificatore, a Gioia Tauro, in Calabria. 

Meloni si affida ai colossi dell’economia di Stato e intanto chiede impegno e velocità ai ministri che gestiscono le risorse del Pnrr legate all’energia. La regia è affidata a Raffaele Fitto, lo schema dice che entro il 30 marzo bisognerà mettere in fila tutti i progetti del Piano che andranno cestinati. Via quelli che vanno troppo a rilento. Inutile, è il ragionamento, insistere su quelli che appaiono come irrealizzabili entro il 2026. 

Arriveranno anche da qui le risorse che serviranno per finanziare i progetti di RepowerEu. Il travaso andrà deciso in fretta perché, come ha ricordato proprio ieri il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, la revisione del Pnrr va presentata alla Commissione europea entro il 30 aprile e, indicazione di metodo puntuale, attraverso un solo pacchetto di modifiche "piuttosto che adottare un approccio frammentario". 

Il bacino delle risorse, tuttavia, resta la grande incognita che pende sulla portata del disegno di Meloni. Il governo può contare su 2,7 miliardi a fondo perduto, a cui si aggiungerà il 7,5% dell’ultima programmazione dei fondi di coesione. Ma il capitolo che può risultare determinante è quello dei prestiti Pnrr. L’Italia ha già ottenuto la quota massima, ma sono rimasti dei soldi sui quali hanno la precedenza i Paesi che non hanno usufruito inizialmente di tutti i fondi. Sono prestiti a prezzi più convenienti rispetto ai tassi di mercato. Ma sempre prestiti restano. Hanno sempre un interesse da pagare. Economico, ma anche politico.


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