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La stretta della vigilanza Bce, per le banche italiane 5 miliardi di capitale in più

Le nuove regole sui “modelli interni”. Le richieste di maggiori accantonamenti andranno a ridurre il credito a imprese e famiglie
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MILANO - È una delle questioni più esoteriche della contabilità bancaria: ma ha effetti pratici molto importanti ed è decisiva per capire la quantità di credito che arriverà alle imprese e famiglie.

Il nodo sono i “modelli interni di assorbimento del capitale” delle banche a fronte dei rischi: un po’ semplificando, quanto devono mettere da parte gli istituti sui prestiti che erogano, in base appunto ai propri “modelli interni”. Da settimane sono al vaglio della Bce in molte banche vigilate, con l’obiettivo di «armonizzarli e aggiornarli» come prevedevano le linee guida 2017 dell’autorità Eba.

Linee da adottare al massimo entro fine 2023: e che ora offrono il destro alla Bce per una stretta sulle riserve bancarie, in un dialogo di vigilanza che riguarda tra le altre Intesa Sanpaolo, Mps, Banco Bpm, Bper, Popolare di Sondrio. Da sola Intesa, maggiore banca italiana, ha dovuto rafforz…

MILANO - È una delle questioni più esoteriche della contabilità bancaria: ma ha effetti pratici molto importanti ed è decisiva per capire la quantità di credito che arriverà alle imprese e famiglie.

Il nodo sono i “modelli interni di assorbimento del capitale” delle banche a fronte dei rischi: un po’ semplificando, quanto devono mettere da parte gli istituti sui prestiti che erogano, in base appunto ai propri “modelli interni”. Da settimane sono al vaglio della Bce in molte banche vigilate, con l’obiettivo di «armonizzarli e aggiornarli» come prevedevano le linee guida 2017 dell’autorità Eba.

Linee da adottare al massimo entro fine 2023: e che ora offrono il destro alla Bce per una stretta sulle riserve bancarie, in un dialogo di vigilanza che riguarda tra le altre Intesa Sanpaolo, Mps, Banco Bpm, Bper, Popolare di Sondrio. Da sola Intesa, maggiore banca italiana, ha dovuto rafforzare il patrimonio per 3,9 miliardi, tramite cessione di attività per 29 miliardi; «un aumento di capitale smart» l’ha chiamato l’ad Carlo Messina. Insieme alle altre banche nostrane, quindi, la richiesta di capitale aggiuntivo supererà i 5 miliardi, con ricadute intuibili sui costi del credito e la sua disponibilità.

I modelli interni sono migliaia e consentono di limitare il capitale di legge (Cet1) da accantonare e che costa oltre il 10% annuo: miliardi. Per costruire un modello le banche individuano portafogli omogenei, applicano le stime di perdita passata e futura, appostano un tot a riserva e poi si fanno validare tutto dalla vigilanza. Quando si parla di indice Cet1 si parla, appunto, di una quota - per le vigilate Bce è in media il 14,74% - degli “attivi di rischio” (Rwa), dopo l’applicazione dei modelli interni.

Ma ora la Bce sta chiedendo di aggiornarli e, talora, di alzarne i parametri. È accaduto a Intesa, a cui sarebbero state chieste coperture in più su crediti immobiliari e strutturati (come le cartolarizzazioni). Un’aggiunta stimata dalla banca in 70 punti base di Cet1, e ottemperata con «azioni di riduzione degli Rwa attuate nel quarto trimestre 2022 – così una nota del 20 gennaio - da mettere in relazione alle modifiche normative Eba».

Intesa ha agito da una parte cedendo sul mercato 28,9 miliardi di attivi (nel dettaglio «6,3 miliardi di impieghi a breve termine scaduti, 6 di bond a basso rendimento e partecipazioni non strategiche, 4,8 di cartolarizzazioni, 3,3 di rischi di mercato»), che con i nuovi modelli non sono più convenienti; dall’altra, segnalano fonti di settore, stringendo i cordoni del credito nel finale del 2022. Anche la cessione, il 14 novembre, del 5% di Nexi, prima definita strategica per il polo italiano dei pagamenti digitali, ha permesso un leggero beneficio di capitale. Così Intesa ha rialzato il Cet1 2022 al 13,5%, e difeso la remunerazione di quasi il 12% per i soci, tra cedole e buyback.

Sui nuovi modelli la rivale Unicredit si portò avanti dal 2018: con uno zelo che permise all’ex ad Jean Pierre Mustier di limitare il credito in Italia, dove il francese vedeva rischi di instabilità politica e finanziaria. Ma quella linea oggi lascia a Unicredit un Cet1 tra i più alti d’Europa (16%), e consente di remunerare bene i soci.

Le inseguitrici Banco Bpm, Bper e Mps, Sondrio, invece, integreranno i modelli nei conti del primo trimestre 2023. Fonti di Banco Bpm e di Bper confermano che il dialogo con la Bce è in atto, e da aprile produrrà «impatti trascurabili» sul Cet1. Mps, invece, ieri ha detto che l’adozione dei nuovi modelli porterà gli attivi di rischio (Rwa) «al di sotto dei 5 miliardi», dai 5,6 miliardi stimati nel piano strategico. Per il Monte l’effetto è già compreso nell’aumento di capitale di 5 mesi fa: comunque produrrà un’erosione di circa l’1,5% del Cet1, che dal 15,6%, planerà al 14,2% a fine 2023. Per quella data gli italiani scopriranno anche eventuali effetti della stretta ai requisiti di vigilanza sui loro crediti. (a. gr.)