Pochi tecnici e bandi difficili, incubo Pnrr per i sindaci. "Rischiamo di perdere i soldi"
di Rosaria Amato , di Rosaria AmatoROMA - "Sto facendo il giro degli uffici tecnici dei Comuni della zona, sperando che qualcuno possa darmi una mano. Altrimenti non potremo portare avanti il progetto Pnrr per sistemare la scuola d’infanzia: lo studio di fattibilità ce lo ha fatto a titolo di cortesia un tecnico che conosciamo, ma adesso avremmo bisogno di un ufficio tecnico. Il nostro è chiuso". Natale Pulici, primo cittadino di Grezzago, un Comune del Milanese, è tra i sindaci vittime dell’eccesso di concorsi pubblici: il suo tecnico ha vinto un concorso, e se n’è andato in un altro Comune. Anche il segretario comunale viene “a scavalco”: "Lo condividiamo con altri quattro Comuni. Senza personale non riesco neanche a rilasciare un permesso di costruzione a un privato. Ho un po’ di vergogna. Queste cose a Roma non le sanno".
ROMA - "Sto facendo il giro degli uffici tecnici dei Comuni della zona, sperando che qualcuno possa darmi una mano. Altrimenti non potremo portare avanti il progetto Pnrr per sistemare la scuola d’infanzia: lo studio di fattibilità ce lo ha fatto a titolo di cortesia un tecnico che conosciamo, ma adesso avremmo bisogno di un ufficio tecnico. Il nostro è chiuso". Natale Pulici, primo cittadino di Grezzago, un Comune del Milanese, è tra i sindaci vittime dell’eccesso di concorsi pubblici: il suo tecnico ha vinto un concorso, e se n’è andato in un altro Comune. Anche il segretario comunale viene “a scavalco”: "Lo condividiamo con altri quattro Comuni. Senza personale non riesco neanche a rilasciare un permesso di costruzione a un privato. Ho un po’ di vergogna. Queste cose a Roma non le sanno".
Il sindaco di Asti: "Costretti a rinunciare a due scuole"
È proprio qui, a livello dei Comuni, che la macchina del Pnrr si sta incagliando. Il governo lo sa: una delle ipotesi per il decreto “sblocca Pnrr”, atteso a giorni, è tagliare i tempi per commissariare gli enti in ritardo sui progetti, da trenta a quindici giorni. Ma vista dai sindaci, che rischiano di perdere risorse senza precedenti, quello di cui ci sarebbe bisogno è altro: una radicale semplificazione delle procedure, e più personale specializzato per gestirle. Le difficoltà legate a progettazione, esecuzione e rendicontazione dei progetti non sono limitate ai centri più piccoli. Dalla città di Asti qualche giorno fa è arrivato il “gran rifiuto” del sindaco Maurizio Rasero, che ha rinunciato a due progetti dal valore di circa 8 milioni di euro: "I bandi arrivano dalla sera alla mattina, eppure come tutte le amministrazioni locali abbiamo cercato di partecipare. Avevamo ottenuto i finanziamenti per ristrutturare due scuole dal punto di vista della sicurezza sismica e del risparmio energetico - racconta -. Ma approfondendo la questione, ci siamo resi conto che non si poteva ristrutturare, avremmo dovuto demolire e ricostruire. A questo punto sarebbe servito un finanziamento maggiore, che ci è stato negato. Ho proposto di rinunciare alla scuola più piccola, concentrando tutti i fondi sulla più grande, e anche questo ci è stato negato. E così siamo stati costretti a rinunciare a tutto".
Il primo cittadino di Castenaso (Bo): "Tempi troppo stretti"
Asti non è l’unico Comune ad aver rispedito i fondi Pnrr al mittente: lo ha fatto anche Castenaso, provincia di Bologna, per un finanziamento di 4 milioni di euro per costruire un palazzetto per il pattinaggio. I tempi erano troppo stringenti", ha spiegato il sindaco Carlo Gubellini. E di tempi troppo stretti parlano anche i tanti sindaci coinvolti nei ritardi per il bando sugli asili nido: "Abbiamo un tecnico part-time perché fa la libera professione e l’altro lavora anche in un altro Comune - spiega Leonardo Zanini, sindaco di Castiglione in Teverina (Vt) -. Per l’asilo nido abbiamo fatto richiesta per l’aumento dei fondi del 10%, a causa del caro materiali, finora senza risposta. Siamo in ritardo con il progetto esecutivo, ma perché la graduatoria è arrivata tardi, l’abbiamo aspettata per due mesi".
La mancanza di flessibilità nei bandi e la sequenza quasi infernale di adempimenti si ritrova in molti racconti: "I miei tecnici sono tutti a rischio infarto - dice Rosanna Mazzia, sindaco di Roseto Capo Spulico (Cs) e presidente dell’Associazione Borghi autentici d’Italia - per via della frequenza asfissiante con cui i bandi sono usciti. Sarebbe stato meglio lasciare spazio alla progettazione dal basso, invece questa corsa ai bandi ci ha messi tutti contro gli altri. L’aiuto dallo Stato ci sarà solo dopo, per la rendicontazione, che a noi non serve, serve allo Stato".
Il nodo della rendicontazione
Ma anche la rendicontazione rappresenta un problema, osserva Isangela Mascia, sindaco di Domusnova (Su), in Sardegna: "Il 31 dicembre è terminato il contratto del precedente tecnico, e io sto annaspando in attesa che arrivi il nuovo, che è in malattia da un mese e 10 giorni. Ho paura che la rendicontazione dei progetti del Pnrr si rivelerà la difficoltà maggiore, perché fin dall’inizio gli enti hanno avuto le idee poco chiare sulle linee guida, cadere in errore è molto facile. Siamo stati costretti a ricorrere a un ingegnere esterno per i progetti, abbiamo speso 30 mila euro, ma se non vinciamo il bando o se non rendicontiamo bene come li ripaghiamo? Il nostro bilancio non ce lo consente".
Eppure il Pnrr è una grande occasione, soprattutto per i Comuni piccoli, osserva Donatella Rosini, sindaco di Carpineto della Nora (Pe): "Io sono fortunata, ho un tecnico bravo che presto anche agli altri Comuni. E finalmente con il Pnrr possiamo realizzare la strada che collega il paese, che è a 560 metri sul livello del mare, al punto più alto, a 1.800 metri". Ma c’è anche chi pensa che sia una occasione perduta: "Il Pnrr ci avrebbe dovuto insegnare a migliorare le procedure e a prestare maggiore attenzione ai temi energetici e ambientali - rileva Angelo Miniello, sindaco di Mirabello Sannitico (Cb) - ma con questi tempi, l’unica preoccupazione è spendere i soldi. E i fondi sono distribuiti male: troppi per la digitalizzazione, pochi per la raccolta differenziata, mentre i 2,2 miliardi a fondo perduto per le comunità energetiche sono ancora fermi".
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