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Il governo sfida la Ue. Concessioni balneari verso la proroga

(ansa)
Esecutivo pronto a rinviare i decreti sulle spiagge per far slittare le gare al 2025. Si rischia lo scontro con Bruxelles e con il Consiglio di Stato
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ROMA - Il governo è pronto ad allungare di un anno, al 31 dicembre 2024, le concessioni balneari. Rinviando le gare, salvando così i ricchi introiti dei gestori per quest'estate e la prossima. E adempiendo ad una promessa elettorale fatta ad una categoria amica. Ma aprendo un doppio conflitto interno ed esterno. Da una parte, il Consiglio di Stato che in una sentenza ha fissato il termine delle concessioni esistenti al 31 dicembre di quest'anno. Dall'altra, l'Europa che ha messo l'Italia in procedura di infrazione per la violazione della legge Bolkestein sulla concorrenza.

Caos in Senato

Il crinale è molto scivoloso. Indurire i rapporti con Bruxelles in un momento in cui Palazzo Chigi ha bisogno di trattare per ottenere maggiore flessibilità sul Pnrr e poi in aprile il via libera al Def, il Documento di economia e finanza, non è una mossa astuta. E questo spiega il caos montato ieri in Senato, dov'è in discussione il …

ROMA - Il governo è pronto ad allungare di un anno, al 31 dicembre 2024, le concessioni balneari. Rinviando le gare, salvando così i ricchi introiti dei gestori per quest'estate e la prossima. E adempiendo ad una promessa elettorale fatta ad una categoria amica. Ma aprendo un doppio conflitto interno ed esterno. Da una parte, il Consiglio di Stato che in una sentenza ha fissato il termine delle concessioni esistenti al 31 dicembre di quest'anno. Dall'altra, l'Europa che ha messo l'Italia in procedura di infrazione per la violazione della legge Bolkestein sulla concorrenza.

Caos in Senato

Il crinale è molto scivoloso. Indurire i rapporti con Bruxelles in un momento in cui Palazzo Chigi ha bisogno di trattare per ottenere maggiore flessibilità sul Pnrr e poi in aprile il via libera al Def, il Documento di economia e finanza, non è una mossa astuta. E questo spiega il caos montato ieri in Senato, dov'è in discussione il Milleproroghe, quando è rimbalzata la notizia - veicolata dal vicepresidente Maurizio Gasparri (Fi) - che una "sintesi politica" era stata trovata in maggioranza, con Fratelli d'Italia e Lega. Ovvero proprio l'intenzione di posporre di un anno l'obbligo di mettere a gara le concessioni demaniali. Per tutto il giorno si sono rincorsi confusi testi di emendamenti, con il tentativo malcelato di tenere assieme tutto: accontentare un bacino elettorale prezioso (dopo i contrasti con i gestori delle pompe di benzina, altra platea vicina) e al contempo non innervosire l'Europa.

La quadra resta ancora da trovare, visto che in serata giravano tre diversi emendamenti: la seduta nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio è stata aggiornata alle 9 di questa mattina. Ma il significato politico è evidente, come pure il tentativo di escogitare una scappatoia giuridica per evitare di aprire il fronte con Bruxelles. L'ideale sarebbe spostare la scadenza dei decreti legislativi - che attuano la legge delega sulle concessioni demaniali approvata dal governo Draghi, la legge 118 del 2022 - da fine febbraio a fine luglio. Allungando de facto i tempi di adozione degli stessi decreti, visto che ci vogliono almeno 75 giorni dopo l'approvazione, per i passaggi in Conferenza unificata, Consiglio di Stato e commissioni parlamentari. Tempi lunghi che inevitabilmente sposterebbero più in là tutta la macchina dei bandi dei Comuni per mettere a gara la gestione degli arenili italiani.

Tre emendamenti

Un cavallo di Troia giuridico che però ieri non ha preso una forma definitiva. I tre emendamenti infatti cozzano l'un con l'altro. Quello dei relatori Alberto Balboni (FdI) e Dario Damiani (FI), concordato con il governo, prevede solo di spostare a fine luglio la mappatura degli arenili e di fermare i bandi dei sindaci fino all'approvazione dei decreti attuativi. L'emendamento del senatore leghista Roberto Marti - firmato anche da Gasparri (Fi) - prevede invece l'istituzione di un tavolo a Palazzo Chigi per definire i "criteri tecnici per la determinazione della sussistenza della scarsità della risorsa naturale disponibile".

Differendo anche al 31 dicembre 2025 la possibilità per i Comuni di posporre le gare "in presenza di ragioni oggettive", la scappatoia per casi limitati inserita dalla legge delega di Draghi. Un terzo emendamento, il più radicale - a firma Ronzulli, Gasparri, Marti, Centinaio - allunga semplicemente le concessioni esistenti al 31 dicembre 2024. Una soluzione che aprirebbe, se fosse adottata così, un contenzioso frontale con Bruxelles.

Ecco perché ieri i lavori al Senato sono stati fermati. Insorgono le opposizioni. "L'ennesima presa in giro del governo che offre ancora una proroga senza alcuna soluzione per il futuro", dice la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone (M5S). "Abbiamo chiesto un unico emendamento al posto dei tre: c'è troppa confusione del governo su un tema così delicato", dice il senatore dem Daniele Manca. "Dobbiamo garantire 30 mila famiglie di balneari", risponde alle obiezioni il vicepremier leghista Matteo Salvini.