Balneari, i due fronti del governo. Scontro con Europa e Comuni
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - L'Europa torna a bocciare l'Italia sulla scelta, confermata dal voto di ieri in Senato al Milleproroghe, di prorogare di un anno al 31 dicembre 2024 le concessioni balneari e quindi anche le gare. "Ribadiamo che occorre assicurare la concorrenza, la parità di trattamento degli operatori e proteggere le risorse pubbliche dal rischio di monopolio", dice un portavoce della Commissione Ue. A Bruxelles si ricorda che "una procedura d'infrazione è ancora aperta nei confronti dell'Italia e ulteriori rinvii non migliorano la situazione".
Doppio scontro
Il governo Meloni si prepara dunque al doppio fronte di scontro. Esterno con Bruxelles che potrebbe sanzionarci come ha fatto il 26 gennaio con il Portogallo. E interno col Consiglio di Stato che aveva fissato (sentenza del 9 novembre 2021) al 31 dicembre 2023 la fine delle concessioni già prorogate tre volte: la prima al 2015, la seconda al 2020, la terza (governo Conte I) fino …
ROMA - L'Europa torna a bocciare l'Italia sulla scelta, confermata dal voto di ieri in Senato al Milleproroghe, di prorogare di un anno al 31 dicembre 2024 le concessioni balneari e quindi anche le gare. "Ribadiamo che occorre assicurare la concorrenza, la parità di trattamento degli operatori e proteggere le risorse pubbliche dal rischio di monopolio", dice un portavoce della Commissione Ue. A Bruxelles si ricorda che "una procedura d'infrazione è ancora aperta nei confronti dell'Italia e ulteriori rinvii non migliorano la situazione".
Doppio scontro
Il governo Meloni si prepara dunque al doppio fronte di scontro. Esterno con Bruxelles che potrebbe sanzionarci come ha fatto il 26 gennaio con il Portogallo. E interno col Consiglio di Stato che aveva fissato (sentenza del 9 novembre 2021) al 31 dicembre 2023 la fine delle concessioni già prorogate tre volte: la prima al 2015, la seconda al 2020, la terza (governo Conte I) fino al 2033.
Ebbene in quella sentenza si legge che al primo gennaio 2024 "tutte le concessioni demaniali in essere dovranno considerarsi prive di effetto". Motivo per cui le gare dovevano essere indette entro quest'anno. Ma poi, scrivono i giudici amministrativi, "si precisa sin da ora che eventuali proroghe legislative del termine così individuato dovranno naturalmente considerarsi in contrasto con il diritto dell'Unione e, pertanto, immediatamente non applicabili ad opera non solo del giudice, ma di qualsiasi organo amministrativo".
Proroghe disapplicate
Questo significa che se la proroga voluta dal governo Meloni diventasse legge - il decreto Milleproroghe deve essere convertito entro il 27 febbraio - tutte le concessioni prorogate oltre il 31 dicembre 2023 sarebbero illegittime: il giudice, dietro ricorso, può disapplicare la proroga, ma anche l'amministratore - quindi i Comuni - possono negare la proroga. Esattamente come accaduto al sindacato di Lecce Carlo Salvemini due anni fa, il cui ricorso al Consiglio di Stato fu all'origine proprio della famosa sentenza.
"I balneari leccesi mi chiesero la proroga al 2033 delle concessioni balneari, come stabilito dal governo Conte I", ricorda Salvemini. "Io la negai, in applicazione del diritto comunitario. Loro fecero ricorso al Tar, ottenendo ragione. E io andai al Consiglio di Stato che diede invece ragione a noi. Rifarei tutto. E mi sembra che con questi emendamenti pasticciati del governo ci sono tutti gli estremi".
Ieri le commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato hanno approvato tre emendamenti che in effetti confliggono: la proroga di 5 mesi della mappatura delle concessioni, l'istituzione di un tavolo a Palazzo Chigi con gli operatori del settore (ma non l'Anci che rappresenta i Comuni, parte in causa visto che devono indire le gare) e un terzo emendamento con la proroga di un anno, al 31 dicembre 2024, delle concessioni e delle gare. Ma nessun emendamento fa slittare il cuore della vicenda: ovvero l'approvazione dei decreti attuativi della delega Draghi di riforma del settore.
Un pasticcio giuridico
Quella era e rimane il 27 febbraio. Una volta varati questi decreti - criteri di gara, indennizzi, rapporto tra spiagge libere e private, lotti da destinare alle micro e piccole imprese - i Comuni potrebbero indire le gare. Ma manca la mappatura. E soprattutto le concessioni sono state tutte prorogate di un anno. Un pasticcio giuridico.
"Il governo si inchina ai balneari", dice Daniele Manca (Pd). "Dà un contentino a ogni forza politica: il tavolo alla Lega, la proroga a Forza Italia, più tempo per le mappature a FdI". Angelo Bonelli (Verdi e Sinistra) ha già preparato "una lettera all'Ue per far ripartire la procedura d'infrazione: su un fatturato di 7 miliardi all'anno del settore, lo Stato incassa poco più di 100 milioni di euro all'anno e con un'evasione stimata al 50%".