Rete unica, Open Fiber chiede ai soci 400 milioni per rispettare i paletti delle banche
di
Sara Bennewitz
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di Sara Bennewitz
La società è in ritardo rispetto al piano fissato a inizio anno con meno case cablate e clienti. Il margine lordo 2022 più alto per il taglio dei costi operativi
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MILANO - Open Fiber chiede ai soci 400 milioni di nuovi capitali per ottemperare agli impegni con le banche e cablare le cosiddette aree grigie (a parziale fallimento di mercato), oggetto dei bandi del Pnrr. I conti del 2022 restano in rosso e sono peraltro inferiori alle attese, anche se la società ha rispettato gli obiettivi di copertura delle aree bianche, dando segno di essere in grado di recuperare i ritardi accumulati nelle passate gestioni e di completare la rete nelle zone a fallimento di mercato entro il 2024.
I conti e la solidità patrimoniale del gruppo guidato da Mario Rossetti tornano sotto i riflettori ora che si ricomincia a parlare di una rete unica, ovvero dell’infrastruttura che nascerebbe tra la fusione tra Open F…
MILANO - Open Fiber chiede ai soci 400 milioni di nuovi capitali per ottemperare agli impegni con le banche e cablare le cosiddette aree grigie (a parziale fallimento di mercato), oggetto dei bandi del Pnrr. I conti del 2022 restano in rosso e sono peraltro inferiori alle attese, anche se la società ha rispettato gli obiettivi di copertura delle aree bianche, dando segno di essere in grado di recuperare i ritardi accumulati nelle passate gestioni e di completare la rete nelle zone a fallimento di mercato entro il 2024.
I conti e la solidità patrimoniale del gruppo guidato da Mario Rossetti tornano sotto i riflettori ora che si ricomincia a parlare di una rete unica, ovvero dell’infrastruttura che nascerebbe tra la fusione tra Open Fiber e Tim, la cui rete è oggetto di un’offerta da parte del fondo Kkr. A fine 2022 Open Fiber aveva collegato 15 milioni di case, di cui circa 3 milioni nelle aree meno popolate, ma i clienti veri sono meno del previsto: 2,2 milioni nelle città (con fino al 50% delle case connesse) e solo 120 mila nei paesini delle aree bianche. Morale, dopo aver chiuso il 2021 con ricavi pari a 379,5 milioni Open fiber dovrebbe terminare il 2022 con un fatturato in aumento, ma inferiore rispetto al budget e al piano finanziario concordato con le banche. Grazie invece al lavoro fatto sui costi operativi, il gruppo avrebbe centrato l’obiettivo di un mol superiore a 185 milioni (erano 151,5 nel 2021 quando la perdita netta è stata di 209 milioni). Nonostante gli sforzi della gestione Rossetti, la scarsità di manodopera da una parte e gli aumenti dei prezzi dall’altra, i risultati sono peggiori delle attese e i debiti contratti per i nuovi scavi hanno fatto lievitare la posizione finanziaria netta sopra 4 miliardi di euro (dai 3,3 miliardi di fine 2021).
A settembre del 2021 il gruppo aveva elaborato un piano industriale che a inizio del 2022 ha permesso alla società di ricevere dalle banche (Bnp Paribas, SocGen, Unicredit come global coordinator, insieme ad altre 12 banche tra cui Imi, Banco Bpm, Crédit Agricole) nuove linee di credito per 7.175 milioni di euro, con cui rifinanziare i vecchi debiti e completare la posa della rete in fibra: tuttavia sia lo sviluppo dell’infrastruttura sia il numero dei clienti a fine 2022 sono inferiori rispetto al piano originale, e potrebbero mettere a rischio i target di medio termine. Nell’ambito dell’operazione, la più grande in Europa per costruire un’infrastruttura di questo tipo, era previsto che la società sarebbe arrivata al pareggio a livello di utile operativo nel 2027 (dieci anni dopo la sua nascita), per quella data la rete sarebbe stata completata e i ricavi e i margini sarebbero stati tali da ripianare gradatamente i debiti contratti.
Tuttavia l’inflazione, l’aumento dei tassi di interesse e la difficoltà di trovare manodopera rendono quella di Rossetti una “mission impossible” e destano non pochi dubbi tra le banche del consorzio. Nell’ambito dell’accordo Open Fiber si era inoltre impegnata a finanziare il 30% delle opere con capitale proprio e il 70% ricorrendo al maxi project financing. A giugno, dopo l’aggiudicazione delle gare del Pnrr, è stato stabilito che 900 milioni, dei 7,1 miliardi del maxi finanziamento, venissero dedicati per l’implementazione delle aree grigie. Pertanto a breve gli azionisti di Open Fiber, e quindi Cdp (al 60%) e Macquarie (40%), dovranno iniettare nuove risorse per circa 390 milioni (ma le banche potrebbero chiedere di più). Prima di allora dovrà essere convocato un cda del gruppo per approvare il bilancio definitivo del 2022.