Economia

Pensionati d'oro ai vertici della Pa, rispunta la norma del governo

La premier Giorgia Meloni
La premier Giorgia Meloni 
Potrebbe entrare nel decreto sul Pnrr, dopo che era stata ritirata dal Milleproroghe. Allo studio anche modifica a Opzione Donna: platea allargata di poco
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Torna in gioco la norma del governo che (ri)apre le porte dei vertici di enti e istituti nazionali ai pensionati d'oro. Accarezzata dall'esecutivo Meloni con un emendamento al decreto Milleproroghe, poi uscita di scena durante la discussione parlamentare sul testo, potrebbe ora rientrare dalla finestra del decreto sul Pnrr, oggi sul tavolo del pre-consiglio e poi giovedì su quello della riunione dei ministri.

Possibile anche una modifica a Opzione Donna

Nello stesso provvedimento potrebbe spuntare una soluzione per Opzione Donna. Non sarà il ritorno alla norma originaria, come chiesto e auspicato dai sindacati e dal Comitato "Opzione Donna Social". Ma un allargamento della platea che potrà accedere all'anticipo pensionistico alle licenziate e alle lavoratrici che si sono dimesse per via di accordi aziendali. Resterebbero dunque i paletti decisi in manovra.

La vicenda dei pensionati ai vertici della Pa

La modifica al Milleproroghe, che aveva anche ricevuto il via libera della Ragioneria, interveniva sul decreto Madia del 2015 che impediva ai pensionati - del pubblico o del privato - di lavorare per la Pa. Quel testo decretava lo stop alle consulenze, o agli incarichi di studio o dirigenziali. Unica eccezione concessa: che fossero, nel caso di incarichi di vertice, gratuiti, validi solo per un anno e senza possibili proroghe.

Era un meccanismo, quello Madia, che voleva accelerare il ricambio generazionale nella Pa ed evitare il flusso di ritorno di anziani papaveri.

L'emendamento del governo Meloni al Milleproroghe mirava però a sospenderlo, fino a tutto il 2026. Mantenendo da una parte lo stop alle consulenze, ma facendo saltare il divieto per "gli incarichi di vertice presso enti, istituti o aziende di carattere nazionale" conferiti da "organi costituzionali, previo parere favorevole delle competenti commissioni parlamentari". In pratica, via libera alle nomine di prestigio da parte del governo, con ratifica del Parlamento.

Una nomina, in particolare, di stretta attualità sarebbe stata così salvata: quella del presidente dell'Istat, ruolo ricoperto da Gian Carlo Blangiardo, nominato dal governo gialloverde il 4 febbraio 2019, scaduto a inizio febbraio e ora in prorogatio per 90 giorni. Un presidente che, da pensionato professore universitario, svolge gratuitamente il suo compito da quando è in quiescienza: l'esecutivo vorrebbe riconfermarlo, ma lui avrebbe comunicato la sua indisponibilità a proseguire per altri quattro anni a stipendio zero.

Tra l'altro, come ricostruiva Repubblica nei giorni scorsi, ci sono già state eccezioni eccellenti alla norma Madia. Il presidente della Consob e il garante per la Privacy. Paolo Savona, classe 1936, ha 86 anni e guida la Consob dall'8 marzo 2019, nominato dal governo Lega-M5S per un incarico settennale, cumulando i 240 mila euro con una pensione da 113 mila euro (risulta dall'ultima dichiarazione dei redditi). Pasquale Stanzione, classe 1945, ha 77 anni ed è stato nominato alla guida della Privacy per un settennio il 29 luglio 2020 dal governo Conte II.

L'emendamento, che a tendere avrebbe potuto incidere anche sulle prossime nomine all'Inps e all'Inail (Tridico e Bettoni in scadenza a maggio), è poi saltato dal Milleproroghe, ritirato dall'esecutivo: non era una proroga, non poteva stare nel testo sull'allungament dei termini. Ma ora, riporta l'Ansa, sarebbe pronto a rientrare nelle ultime ore nella bozza del nuovo decreto Pnrr che verrà vagliata nel preconsiglio, in vista del Cdm che si dovrebbe tenere giovedì.