Donne in pensione anticipata: bonus di quattro mesi per figlio
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - Mandare le donne fino a un anno prima in pensione o con un assegno più ricco, estendendo il "bonus figli" della riforma Dini - quattro mesi per ogni figlio, fino a un massimo di tre figli - anche alle pensionate miste. Non solo cioè a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, come ora. Ma anche a quelle che hanno lavorato a cavallo del 1996 e sommano due metodi di calcolo della pensione, retributivo e contributivo.
Sarebbe questa l'intenzione del governo, nell'ottica di una riforma generale delle pensioni che però si annuncia lunga. "La faremo per passi successivi, siamo un governo di legislatura", ha detto ieri il sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon a Cgil, Cisl, Uil e Ugl durante il tavolo tecnico previsto per parlare delle pensioni di "donne e giovani". Sui giovani poche le proposte emerse: solo l'idea di introdurre anche per loro la pensione minima.
ROMA - Mandare le donne fino a un anno prima in pensione o con un assegno più ricco, estendendo il "bonus figli" della riforma Dini - quattro mesi per ogni figlio, fino a un massimo di tre figli - anche alle pensionate miste. Non solo cioè a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, come ora. Ma anche a quelle che hanno lavorato a cavallo del 1996 e sommano due metodi di calcolo della pensione, retributivo e contributivo.
Sarebbe questa l'intenzione del governo, nell'ottica di una riforma generale delle pensioni che però si annuncia lunga. "La faremo per passi successivi, siamo un governo di legislatura", ha detto ieri il sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon a Cgil, Cisl, Uil e Ugl durante il tavolo tecnico previsto per parlare delle pensioni di "donne e giovani". Sui giovani poche le proposte emerse: solo l'idea di introdurre anche per loro la pensione minima.
Ancora nessuna soluzione per Opzione Donna
Il convitato di pietra però era Opzione Donna, depotenziata dal governo Meloni in manovra e destinata a restare tale, nonostante le promesse di correzione fatte a più riprese dalla ministra del Lavoro Marina Calderone e ribadite ancora ieri da Durigon: "Il Mef sta facendo i calcoli". I sindacati e il Comitato di "Opzione Donna Social" chiedono di tornare alla vecchia formulazione: l'uscita a 58 anni per le dipendenti e a 59 anni per le autonome con 35 di contributi e ricalcolo dell'assegno con il sistema contributivo che comporta un taglio fino a un terzo.
Sarà complicato. Il governo studia la possibilità di applicare le vecchie regole solo a un gruppo di lavoratrici in difficoltà, come le licenziate o dimesse per via di accordi aziendali. Vere e proprie esodate: senza lavoro e senza pensione. Per tutte le altre resterebbero i nuovi paletti: età alzata a 60 anni che si abbassa a 58-59 solo in presenza di figli e di alcuni vincoli (disabili, licenziate, caregiver). Paletti che consentono al governo Meloni di risparmiare, sgonfiando la platea di potenziali interessate a 2.900 dalle 23 mila del 2022.
La delusione dei sindacati
"Confronto deludente: non abbiamo ricevuto alcuna risposta", dice Christian Ferrari, segretario confederale Cgil. "Ripristinare Opzione Donna avrebbe rappresentato un primo timido passo per dare credibilità al confronto complessivo sulla previdenza". Anche il leader Uil Pierpaolo Bombardieri invita il governo a "passare dalle dichiarazioni ai fatti". Meno scettico Ignazio Ganga, segretario confederale Cisl: "È l'inizio di un percorso e la nostra valutazione è positiva perché comunque abbiamo iniziato a ragionare nel dettaglio".
Come funziona il "bonus figli" della riforma Dini
Dettaglio in realtà limitato all'ipotesi di allargare alle pensionate "miste" il "bonus figli" della riforma Dini, oggi riservato alle contributive pure, che consiste in quattro mesi di anticipo sull'età di vecchiaia per ogni figlio fino a tre figli: al massimo uscire a 66 anziché a 67 anni. In alternativa la lavoratrice può scegliere di potenziare il coefficiente di trasformazione, ovvero il moltiplicatore che trasforma lo stipendio in pensione: maggiorato di un anno con uno o due figli oppure di due anni con tre o più figli. Con due figli, la lavoratrice andrà in pensione a 67 anni, ma con il coefficiente relativo a 68 anni: quindi con un assegno più alto.