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Tim, un piano per provare a ripartire. Ma nel 2022 crollano i margini in Italia

(ansa)
Il cda approva la strategia industriale al 2025 presentata dall'ad Pietro Labriola, che dopo sei anni prevede un ritorno della crescita nel nostro Paese. Ma a sostenere i conti dello scorso anno è stato il Brasile, con la redditività domestica scesa invece del 14,3%. Il debito sale a 20 miliardi
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MILANO - Tim chiude il 2022 in calo, ma questo dovrebbe essere in fondo da cui Pietro Labriola conta di ripartire. La promessa del suo piano triennale 23-25 è infatti quella di aumentare i ricavi e i margini a livello domestico per il prossimo triennio invertendo la lunga fase di contrazione che va avanti da anni (salvo il 2017 con la gestione di Flavio Cattaneo). La crescita sarà supportata dagli investimenti, che tra il 2023 e il 2025 sono confermati a quota 4 miliardi l'anno, di cui 3,1 miliardi in Italia.

Ricavi meglio delle attese, ma margini con un calo più accentuato

Intanto Tim Tim chiude il 2022 in calo, ma complessivamente meglio delle attese e prosegue nella sua strategia che punta alla separazione degli asset infrastrutturali di rete fissa (NetCo) dai servizi (ServiceCo con Tim Consumer, Tim Enterprise e Tim Brasil) e alla riduzione dell'indebitamento attraverso la "valorizzazione di alcuni asset". Lo anticipa il cda del gruppo, riu…

MILANO - Tim chiude il 2022 in calo, ma questo dovrebbe essere in fondo da cui Pietro Labriola conta di ripartire. La promessa del suo piano triennale 23-25 è infatti quella di aumentare i ricavi e i margini a livello domestico per il prossimo triennio invertendo la lunga fase di contrazione che va avanti da anni (salvo il 2017 con la gestione di Flavio Cattaneo). La crescita sarà supportata dagli investimenti, che tra il 2023 e il 2025 sono confermati a quota 4 miliardi l'anno, di cui 3,1 miliardi in Italia.

Ricavi meglio delle attese, ma margini con un calo più accentuato

Intanto Tim Tim chiude il 2022 in calo, ma complessivamente meglio delle attese e prosegue nella sua strategia che punta alla separazione degli asset infrastrutturali di rete fissa (NetCo) dai servizi (ServiceCo con Tim Consumer, Tim Enterprise e Tim Brasil) e alla riduzione dell'indebitamento attraverso la "valorizzazione di alcuni asset". Lo anticipa il cda del gruppo, riunito nel pomeriggio di martedì, in attesa che venga approvato anche il nuovo piano industriale.

I ricavi del gruppo guidato da Labriola si fermano a 15,7 miliardi (-0,3%) grazie al balzo del Brasile (+39,5% compresa Oi) che ha compensato il calo del fatturato domestico (-5,7% a 11,8 miliardi). Il margine operativo lordo organico di gruppo è invece sceso del 6,7% a 5,34 miliardi (6 miliardi con Oi), soprattutto per colpa delle attività tricolori, dove lo stesso margine è crollato del 14,2% a 3,5 miliardi, con il Brasile che invece sale del 16,4% a livello organico (e +35% con Oi). Tim Participacoes rappresenta ormai oltre un terzo della redditività del gruppo, e per la precisione il 34,4% del consolidato. I risultati approvati ieri da un lungo consiglio - in cui si è discusso di nuovo per questioni di governance - sono in linea con i target ma meglio delle attese degli analisti, che restano preoccupati per il calo dei clienti fissi (Tim ne ha persi 350 mila in un anno) compensato da un aumento dei prezzi medi, mentre sono stabili a 30,4 milioni quelle mobili.

I ricavi della rete calano, ma sale al 32% la copertura in fibra fino a casa

NetCo in particolare nei dodici mesi registra ricavi totali e da servizi in calo entrambi del 4%. La riduzione, spiega una nota, è dovuta principalmente a transazioni one-off contabilizzate nel primo semestre dell'anno scorso. La società della rete, al 31 dicembre, gestiva circa 16 milioni di accessi fissi (di cui circa 72% con la fibra fino all'armadietto o fino a casa) e pari a una quota di mercato di circa l'80%. Le unità tecniche raggiunte con tecnologia FTTH (fiber to the home, cioè fino a casa) erano 7,7 milioni, pari a una copertura di circa il 32%, in crescita di 7 punti percentuali rispetto a fine 2021.

Sale l'indebitamento

Infine l'indebitamento netto sale a 25,4 miliardi (3,2 miliardi in più rispetto al 2021) e a 20 miliardi after lease (2,4 miliardi in più del 2021), per il pagamento  delle licenze 5G e degli asset di Oi, in parte mitigato dalla vendita della quota in Inwit. Per gli analisti se la rete venisse ceduta al  massimo ipotizzato da Kkr (che in caso di ok della Ue alle nozze con Open Fiber valuta il 100% di Netco fino a 20 miliardi) Tim avrebbe un perimetro ridotto, ma risolverebbe  il problema del debito.