Auto elettrica, dodici anni di corsa a ostacoli
di Diego Longhin , di Diego LonghinNel 2035 stop ai motori diesel e benzina. Mancano colonnine e bonus. Il nodo batterie
Un percorso a tappe forzate e pieno di ostacoli. Fra dodici anni in Europa sarà vietata la vendita di auto alimentate a benzina e diesel. Nel 2035 si aprirà l’era dell’elettrico puro: un traguardo fissato in maniera definitiva dall’europarlamento. Nonostante la decisione sia annunciata da tempo, piovono critiche. Il governo italiano dice «no» e i rappresentanti delle imprese del settore temono effetti pesanti sull’indotto a livello industriale e sociale: aziende della meccanica che scomparirebbero insieme ai posti di lavoro.
Il no del governo Meloni
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, annuncia una controproposta: rivedere la percentuale di abbattimento delle emissioni di CO2, dal 100% al 90%, con lo scopo di non far morire il motore a scoppio e la relativa filiera industriale legata alla meccanica. Cambierebbe solo il tipo di carburante, sintetico o biocombustibile, in nome di quella che già con il governo Draghi l&rsquo…
Un percorso a tappe forzate e pieno di ostacoli. Fra dodici anni in Europa sarà vietata la vendita di auto alimentate a benzina e diesel. Nel 2035 si aprirà l’era dell’elettrico puro: un traguardo fissato in maniera definitiva dall’europarlamento. Nonostante la decisione sia annunciata da tempo, piovono critiche. Il governo italiano dice «no» e i rappresentanti delle imprese del settore temono effetti pesanti sull’indotto a livello industriale e sociale: aziende della meccanica che scomparirebbero insieme ai posti di lavoro.
Il no del governo Meloni
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, annuncia una controproposta: rivedere la percentuale di abbattimento delle emissioni di CO2, dal 100% al 90%, con lo scopo di non far morire il motore a scoppio e la relativa filiera industriale legata alla meccanica. Cambierebbe solo il tipo di carburante, sintetico o biocombustibile, in nome di quella che già con il governo Draghi l’ex ministro Roberto Cingolani definiva la “neutralità tecnologica”: non un’unica strada per perseguire l’obiettivo, quella dell’elettrico, ma più possibilità. Il governo precedente ha però messo sull’auto 8,7 miliardi fino al 2030 per sostenere gli incentivi all’acquisto e gli interventi industriali. La posizione di Tajani, già bocciata dall’Europa, rappresenta la linea contraria dell’esecutivo Meloni. Già il vicepremier Matteo Salvini aveva parlato di «follia».
I ritardi dell’Italia
Un modo per nascondere i ritardi dell’Italia? È lo stesso governo ad ammettere che le lacune ci sono. «L’Italia è in ritardo, dobbiamo accelerare sugli investimenti». Ma aggiunge: «I tempi e i modi che l’Europa ci impone non coincidono con la realtà europea e soprattutto italiana». E poi c’è il timore della «dipendenza tecnologica della Cina».
La paura delle imprese
«Speriamo che si possa recuperare una soluzione di equilibrio», dice il presidente dell’Unione industriali di Torino, Giorgio Marsiaj. «Gli spazi per mediare ci sono, basta volerlo. Non ha senso imporre una soluzione tecnica sapendo che ci mette nelle mani di fornitori cinesi. Bisogna trovare una soluzione europea che non ci metta nelle condizioni di dipendenza in cui ci siamo trovati con il gas dalla Russia». Secondo l’Anfia, la sigla che raggruppa l’indotto, sono 900 le imprese più a rischio, quelle che si occupano di powertrain. Più di 70 mila i posti in bilico. Ancora più cupa la previsione di Confapi. Per il vicepresidente Corrado Alberto «è una scelta che nel breve termine metterà in difficoltà le piccole e medie industrie italiane». A rischio oltre 2.200 aziende del comparto e 195.000 posti di lavoro. L’impatto sociale potrebbe essere forte. Motus-E, l’associazione che rappresenta le imprese che nell’elettrico lavorano, dice no a posizioni di retroguardia. «L’unico modo per salvare l’occupazione è seguire proprio il trend dell’automotive mondiale», spiega il segretario Francesco Naso che da tempo pungola il governo sulla necessità di accelerare sulle colonnine e le infrastrutture di ricarica.
Gli Italiani e le auto elettriche
Gli italiani dicono che vorrebbero avere un’auto elettrica, ma poi non la comprano. Basta guardare i dati di vendita. Il 2022 è stato l’anno del crollo. L’Italia è stata sorpassata anche dalla Spagna. E a gennaio del 2023 la quota di elettrico puro è del 2,6%. Paese fanalino di coda nella Ue.
Il nodo colonnine