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Effetto inflazione, gli italiani risparmiano su tutto ma non su colf e badanti

Quasi la metà delle famiglie sta utilizzando i propri risparmi per far fronte a spese mediche e di assistenza 
L'indagine Assindatcolf-Censis. Con gli aumenti del 9,2% degli stipendi del personale domestico crescono gli oneri per le famiglie. La metà sta già usando i risparmi per affrontare spese familiari e di salute.  Otto su dieci chiedono una prestazione universale in denaro "commisurata all'effettivo fabbisogno assistenziale"
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ROMA - I costi del lavoro domestico sono aumentati del 9,2 per cento per via dell'adeguamento all'inflazione, gli stipendi a carico delle famiglie sono aumentati, calcola Assindatcolf, associazione datoriale, dai 107 fino ai 142 euro per badanti o baby sitter a tempo pieno, ma le buste paga rimangono al palo, e anche gli assegni di invalidità non cambiano. Una corsa dei prezzi che spinge a tagliare su tutto tranne che sul cibo, ma nei casi di non autosufficienza si estende ai costi per badanti o baby sitter. E così la quota di chi ha visto peggiorare il proprio stato economico passa dal 26,4% al 36,9%. E quasi la metà delle famiglie associate, pari al 46,9%, afferma, in un'indagine che Assindatcolf ha condotto insieme  al Censis, di aver già dovuto ricorrere ai risparmi per far fronte alle spese familiari e di salute.

ROMA - I costi del lavoro domestico sono aumentati del 9,2 per cento per via dell'adeguamento all'inflazione, gli stipendi a carico delle famiglie sono aumentati, calcola Assindatcolf, associazione datoriale, dai 107 fino ai 142 euro per badanti o baby sitter a tempo pieno, ma le buste paga rimangono al palo, e anche gli assegni di invalidità non cambiano. Una corsa dei prezzi che spinge a tagliare su tutto tranne che sul cibo, ma nei casi di non autosufficienza si estende ai costi per badanti o baby sitter. E così la quota di chi ha visto peggiorare il proprio stato economico passa dal 26,4% al 36,9%. E quasi la metà delle famiglie associate, pari al 46,9%, afferma, in un'indagine che Assindatcolf ha condotto insieme  al Censis, di aver già dovuto ricorrere ai risparmi per far fronte alle spese familiari e di salute.

Ecco perché, alla domanda su che tipo di supporto si vorrebbe per l'assistenza agli anziani non autosufficienti, in vista dell'entrata in vigore del nuovo disegno di legge delega in favore delle persone anziane, 8 famiglie su 10 (l'82,9%) dichiarano di preferire una prestazione universale in denaro commisurata all'effettivo fabbisogno assistenziale, con la previsione di una maggiorazione in presenza di personale domestico regolarmente assunto, rispetto all'importo dell'attuale indennità di accompagnamento senza vincoli di utilizzo, scelto solo dal 17,1% degli intervistati.

E del resto il personale regolarmente assunto è meno della metà di quello che lavora nelle famiglie: nell'ultima rilevazione è stato accerato un tasso di irregolarità del 52,3%. "Alla soluzione di queste criticità si confida possano, almeno in parte, rispondere alcuni provvedimenti presi di recente come il Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso, il Family act ma, soprattutto, il disegno di legge delega in materia di politiche in favore delle persone anziane, attualmente all'esame del Parlamento", ha detto il presidente di Assindatcolf, Andrea Zini.

Se i costi dell'assistenza non possono essere tagliati, e le famiglie vi fanno fronte come possono, intaccando i risparmi ma anche cercando di risparmiare su contributi e assicurazioni, il costo dell'inflazione negli ultimi mesi ha spinto ad altri tagli rispetto a spese che invece possono essere ridotte con un po' più di facilità. Il 75% dichiara di preferire il risparmio alle spese per svaghi in questo momento, per poter far fronte a eventuali momenti di difficoltà. E quindi il 49,6% ha limitato attività come andare al cinema o al teatro; il 47,8% ha ridotto la frequenza al bar e ai ristoranti; il 47,7% ha viaggiato di meno; il 44,3% e il 42,7% rispettivamente hanno ridotto l’acquisto di elettrodomestici e di capi di abbigliamento, calzature. Resta invariato e stabile solo l’acquisto di beni alimentari (91,4%).