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Bisarche, mancano gli autisti e la filiera dell'auto rischia un nuovo stop

Dopo il rallentamento delle vendite legati alla mancanza dei microchip ora scarseggiano i conducenti dei mezzi per il trasporto dei veicoli. E le case automobilistiche provano a reclutare personale direttamente in azienda
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Ora è uno dei mestieri più richiesti nella filiera auto. E si possono arrivare a guadagnare oltre 4 mila euro al mese se il bisarchista decide di lavorare sulle rotte internazionali. Intorno ai 3 mila se rimane su quelle italiane. Se fino a qualche mese fa era solo l’assenza dei microcircuiti ad allungare i tempi di consegna delle auto, bloccandone la produzione, ora è anche l’assenza dei camionisti specializzati nel trasporto dei veicoli a complicare il quadro. Anzi, è la ragione principale, perché l’emergenza microchip sta lentamente rientrando.


La logistica, invece, è entrata in sofferenza. Una situazione che si è incancrenita …

Ora è uno dei mestieri più richiesti nella filiera auto. E si possono arrivare a guadagnare oltre 4 mila euro al mese se il bisarchista decide di lavorare sulle rotte internazionali. Intorno ai 3 mila se rimane su quelle italiane. Se fino a qualche mese fa era solo l’assenza dei microcircuiti ad allungare i tempi di consegna delle auto, bloccandone la produzione, ora è anche l’assenza dei camionisti specializzati nel trasporto dei veicoli a complicare il quadro. Anzi, è la ragione principale, perché l’emergenza microchip sta lentamente rientrando.


La logistica, invece, è entrata in sofferenza. Una situazione che si è incancrenita negli ultimi sei mesi. La lieve crescita dei volumi di vetture in uscita dalle fabbriche ha fatto venir meno la capacità di trasporto. Una caduta improvvisa. E le auto rimangono per mesi sui piazzali degli stabilimenti o fermi al porto di Livorno, porta di ingresso per l’Italia di tutte le vetture che arrivano da fuori Europa, in attesa di essere spedite verso le concessionarie.

Le cause autombolistiche tentano il reclutamento in azienda

La case costruttrici, ad iniziare da Stellantis, sperimentano soluzioni, dalla ricerca di operai e addetti che abbiano le patenti necessarie per salire sui mezzi in tutta Europa, Italia compresa, in particolare a Melfi. Mansione temporanea che viene anche incentivata, secondo quanto riporta il quotidiano “La Avanguardia” in Spagna, dove il gruppo guidato da Carlos Tavares ha i piazzali dei siti di Saragozza, Madrid e Vigo pieni di vetture. Un extra di 800 euro al mese, oltre agli straordinari. La precedenza a chi ha le patenti adatte a guidare le cicogne, nome in gergo delle bisarche. E anche se non si ha la patente professionale adatta ci si può candidare lo stesso. Basta avere la patente per auto da più di cinque anni e avere più di 21 anni.

Il reclutamento dei bisarchisti tra gli operai delle fabbriche è solo una delle soluzioni. Le grandi aziende di trasporto del settore stanno facendo lo stesso, ma fra gli italiani il mestiere ha poco appeal, mentre interessa ad africani, albanesi, bulgari e rumeni. Ci sono case automobilistiche che incentivano le concessionarie riconoscendo un extra se si organizzano per andarsi a prendere le vetture sui piazzali quando si è raggiunto il limite. Oltre a Stellantis, nei mesi scorsi lo ha fatto anche Renault. Pratica che rischia di far impazzire ancora di più il settore e far schizzare i prezzi ancora più su. “Un viaggio Livorno Milano, che è una delle tratte più richieste, è salito mediamente del 50%, con picchi fino al 150%. Il costo di un viaggio tra Zeebruge, il porto di Bruges, a Livorno, tratta internazionale, è salito del 300%”, racconta Marco Armosino, general manager di AutoTrade & Logistics, società del gruppo Koelliker che gestisce “Il Faldo”, il mega piazzale di stoccaggio delle vetture a nove chilometri dai moli di Livorno. Dopo la pandemia il parcheggio non riusciva a riempirsi e le auto in arrivo andavano via dopo una decina di giorni, massimo quindici. Oggi, a seconda dei costruttori, da Dacia a Kia, da Nissan a Hyundai, si superare abbondantemente il mese.

“Con il Covid tante società hanno iniziato a fermare i mezzi – racconta – molti autisti sono tornati a casi, soprattutto nell’Est Europa”. I primi problemi sono sorti sul fronte Brexit, ma poi a metà 2022 la questione è esplosa anche nel resto dell’Europa e gli effetti ora toccano anche l’Italia. La situazione è peggiorata con il conflitto in Ucraina. Sono molti gli autisti che sono rientrati in patria per combattere, oltre al fatto che molte grandi imprese del settore sono Lituane o Polacche. “Causa il conflitto sono saltate le rotte ferroviarie – spiega Armosino –  aumentando la pressione sul trasporto su gomma”. La metà dei mezzi sono fermi perché non c’è personale. A livello europeo, su tutti i filoni di trasporto, mancano più di 500 mila autisti, mentre in Italia il fabbisogno è di circa 30 mila. “C’è anche un problema di mezzi troppo vecchi e per vedere sulle strade quelli nuovi ci vorranno un po’ di mesi. La colpa di tutto ciò è anche delle case automobilistiche che negli ultimi quindici anni hanno tagliato in maniera eccessiva i prezzi”. E ora i free lance, le imprese anche più piccole, si offrono al miglior offerente. “Tutto questo manda ancora più in crisi il sistema, con bisarche che saltano giri o ritornano vuote – sottolinea Armosino – tutto ciò nella logistica equivale ad una bestemmia”.